US Open, troppi errori e poche risposte: Paolini si arrende a Vondrousova
[7] J. Paolini b. M. Vondrousova 7-6(4) 6-1
Certe partite non si perdono solo per i colpi vincenti dell’avversaria, ma per l’incapacità di cogliere i momenti decisivi. È un po’ quello che è accaduto a Jasmine Paolini contro Marketa Vondrousova sul cemento di New York: un match che, guardato da vicino, racconta più del 7-6, 6-1 finale. Racconta di una Vondrousova solida, chirurgica, con sei ace in saccoccia e un servizio che le ha fatto da paracadute nei momenti delicati. E racconta, purtroppo, di una Paolini che si è smarrita nel momento in cui avrebbe dovuto alzare il livello, tradita dai suoi stessi errori. Ventisei gratuiti in tutto il match: troppi per sperare di mettere alle corde una campionessa di Wimbledon.
Il primo set è stata la chiave di volta: equilibrato, combattuto, vissuto col filo del rasoio fino al tie-break. Lì Jasmine aveva avuto la sua occasione: due palle break costruite con coraggio, le uniche in tutto l’incontro, ma non trasformate. E contro chi serve bene come la ceca, quelle chance pesano doppio. Perso il tie-break, l’inerzia si è inclinata senza che l’azzurra riuscisse più a ritrovare la bussola.
Il secondo set, infatti, è stato a senso unico. Tranne il sesto game, una battaglia di undici minuti con sei palle break e fiammate che hanno illuso il pubblico, il resto è scivolato via veloce, con Paolini sempre più nervosa e in balia degli errori. “Sto commettendo solo errori, una quantità di errori…”, ha confessato lei stessa al suo angolo. E in effetti era la fotografia esatta del match: quando non ti reggi sulle tue certezze, l’avversaria ti scappa.
Il punteggio finale non ammette appelli. La sconfitta è giusta, ma fa male, perché resta la sensazione che con qualche errore in meno, soprattutto nel primo set, soprattutto in quel tie-break, la partita avrebbe potuto raccontare un’altra storia. Vanno però dati i meriti a Vondrousova: venticinque anni, tre in meno di Jasmine, un titolo di Wimbledon già in bacheca e una forza esplosiva che non lascia scampo. Non proprio una comparsa. Paolini ci ha provato, sostenuta da un pubblico americano innamorato di lei, ma stavolta non è bastato.
Primo set: Paolini bene al servizio, ma Voundrosova ribalta tutto al tie break
Marketa Vondrousova vince il sorteggio e sceglie di ricevere. È subito Jasmine Paolini, però, a rompere gli indugi: servizio solido, un paio di vincenti puliti, 1-0. Al primo cambio episodio curioso figlio del clima atlantico: il sole illumina l’Arthur Ashe, ma una nuvola scura decide di passare proprio sopra le due protagoniste. Pochi istanti, qualche goccia, una pioggia col sole che sa di Atlantico: nulla che fermi la ripresa del gioco. E infatti la ceca, dopo un game lottato fino ai vantaggi, rimette subito in equilibrio il punteggio.
Le sensazioni iniziali, però, parlano in azzurro. Paolini spinge con naturalezza, dritto e rovescio scorrono via fluidi, il servizio non trema: 2-1. E nel game successivo arriva persino la prima palla break, costruita con un rovescio lungolinea che lascia di stucco la campionessa di Wimbledon 2023. Ma Marketa non ci sta: due ace consecutivi cancellano la minaccia e, anzi, la riportano a galla. Si va sul 2-2. Jasmine non cambia spartito: tennis solido, concreto, vincente a zero per il 3-2. Poi ancora Vondrousova a tenersi in vita con la battuta, altri due ace che la rimettono in carreggiata. È 3-3, la partita corre via veloce, come sospinta da un filo invisibile.
Il leitmotiv è chiaro: Jasmine prova a comandare con lo scambio, Marketa si affida al servizio per uscire dai momenti difficili. Paolini trova di nuovo il 4-3 con i suoi colpi filanti, ma la ceca resta lì, agganciata con il classico schema servizio-dritto mancina che scava sul rovescio dell’azzurra. Il match resta bilanciato: 4-4. Quando Jasmine riesce a mettere il piede avanti nello scambio, l’inerzia pende dalla sua parte, ma se è Vondrousova a dettare il ritmo, l’italiana deve rincorrere senza trovare ancora la chiave. Rimane però granitica al servizio: un nastro fortunato e un paio di colpi vincenti la spingono al 5-4.
Il momento chiave del set arriva poco dopo: sul 5-4 e 40 pari, Jasmine ha una palla a metà campo, di quelle che pesano. Colpisce, ma Marketa risponde, ribalta lo scambio e, con un dritto incrociato da mancina, punge il rovescio della toscana. È 5-5. L’inerzia gira impercettibilmente: Vondrousova tiene a zero il servizio, Paolini non trema e porta la sfida al tie-break.
Qui la ceca parte meglio: 2-0. Jasmine rientra subito, sfruttando un pallonetto largo dell’avversaria, ma l’illusione dura poco. Con lucidità tattica e profondità, Vondrousova strappa altri due mini-break e vola 4-1. La reazione azzurra arriva con una risposta imprendibile, 4-2, ma il servizio di Jasmine non la sostiene come dovrebbe: “Non ho messo una prima”, si lascia scappare verso l’angolo, consapevole di una percentuale di prime che si aggira appena intorno al 60%. Troppo poco contro una come Marketa.
Il punteggio corre veloce: 6-2, quattro set point per la ceca. Paolini ne annulla due con coraggio, ma la mancina di Sokolovice continua a martellare il rovescio dell’azzurra. L’errore finale arriva inevitabile. Tie-break 7-4, set 7-6 per Vondrousova in 52 minuti di grande intensità. Qualche rammarico c’è, soprattutto per le due palle break non sfruttate dall’azzurra, complessivamente le uniche del match finora a testimonianza che al servizio Paolini è stata quasi perfetta, ma non è bastato.
Secondo set: Paolini non trova le contromisure
Il secondo set si apre sulla falsariga del primo: entrambe solide al servizio, con Paolini che però, se vuole pensare alla rimonta, deve rischiare qualcosa in più in risposta. Il pubblico è chiaramente con lei: tra un “Jasmine, I love you” e incoraggiamenti a non mollare, l’azzurra si sente protetta e spinta. Ma l’effetto non arriva. Sul 2-1 Vondrousova si costruisce tre palle break: basta la seconda, chiusa da un rovescio lungo di Jasmine. Da lì il 3-1 si trasforma presto in 4-1, con la ceca sempre più padrona del campo e Paolini sempre più nervosa, alle prese con errori che diventano una costante. “Sto commettendo solo errori, una quantità di errori…”, si sfoga con il suo angolo. E non mente: sono già nove i gratuiti, segnale di un equilibrio che si sta incrinando.
Nel game, il sesto, si consuma il vero braccio di ferro della partita. Due palle break annullate, la prima con uno schiaffo al volo da applausi, la seconda inducendo all’errore la ceca. Paolini si rimette in carreggiata e spreca a sua volta due chance per chiudere il game, una delle quali con un doppio fallo sanguinoso. Vondrousova torna a palla break, ma Jasmine la cancella con un dritto vincente. Poi ancora un doppio fallo — il secondo nello stesso game — e ancora occasione per la ceca. E ancora annullata. È un tira e molla durissimo, un game che dura più di undici minuti e che sembra poter segnare una svolta. Alla quinta palla break la scena si ripete: dritto vincente Paolini, il pubblico esplode; ma al sesto tentativo Vondrousova affonda il colpo definitivo, spingendo l’azzurra all’errore di rovescio. È 5-1, il sipario si abbassa. L’ultimo game è pura accademia per la mancina di Sokolov: dopo un’ora e venticinque minuti il recupero di Paolini finisce lungo e con lui anche ogni residua speranza di rimonta. Jasmine saluta tra applausi sinceri, avvolta dall’affetto del pubblico americano che l’ha sostenuta punto dopo punto. Una sconfitta giusta, una sconfitta amara.