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Raducanu sempre più “paperona”: è il nuovo brand ambassador di HSBC. Ma quanto durerà senza vittorie?-

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Non era stato difficile prevedere che dopo la strabiliante vittoria allo US Open 2021 partendo dalle qualificazioni sarebbe stato necessario un periodo di aggiustamento al nuovo status per la stella nascente Emma Raducanu, che nel giro di poche settimane era stata catapultata dagli esami di maturità nella sua scuola in Inghilterra alla passerella del Met Gala.

Tuttavia si poteva sperare in un ruolino di marcia meno avaro di vittorie per la giovane Emma che da quelle magiche tre settimane a Flushing Meadows ha racimolato solamente 10 vittorie contro 14 sconfitte (8-11 dall’inizio dell’anno) e ora si presenta a Wimbledon, nello Slam di casa, con solamente sette games di pratica agonistica sull’erba, dato il suo ritiro al primo turno sul 4-3 del primo set contro Golubic nel torneo di Nottingham.

Dove però le cose vanno a gonfie vele, e probabilmente non potrebbero andare meglio, è sul lato delle sponsorizzazioni extra-tennistiche. Forte del supporto di una vecchia volpe come Max Eisenbud, ex manager di Maria Sharapova e ora responsabile di monetizzare una delle atlete più monetizzabili nel firmamento dello sport mondiale, Raducanu ha inanellato uno dopo l’altro contratti di partnership con aziende di altissimo profilo. Si è partiti subito dopo lo US Open con lo storico marchio del lusso Tiffany’s, seguito poco dopo dalla casa di moda Dior. Prima della fine del 2021 sono arrivati poi i contratti con la celebre acqua minerale Evian e quello con la compagnia aerea di bandiera britannica British Airways.

Anche il 2022 è iniziato sotto i migliori auspici con due nuove collaborazioni come “brand ambassador” con l’azienda automobilistica Porsche e con il gigante delle telecomunicazioni Vodafone. Ora, alla vigilia di Wimbledon, l’annuncio di un nuovo contratto di quattro anni con il gruppo bancario HSBC, che è anche da lungo tempo partner dell’All England Club, per collaborare a un progetto che vuole educare i giovani al mondo della finanza. “Mi è sembrata una partnership estremamente naturale – ha commentato Raducanu all’annuncio dell’accordo – dal momento che se non fossi stata una tennista mi sarebbe piaciuto lavorare nel mondo della finanza”.

Questi contratti di sponsorizzazione si vanno poi a unire agli sponsor tecnici di Emma, che già prima dello US Open era legata alla Nike per l’abbigliamento e le scarpe e alla Wilson per le racchette.

Ovviamente le cifre in ballo in tutti questi accordi sono riservate, ma si vocifera che i contratti con Dior e Tiffany’s portino a Raducanu una cifra intorno ai 2 milioni di sterline all’anno (circa 2,3 milioni di euro) e quello con Vodafone addirittura 3 milioni di sterline l’anno.

E non siamo che all’inizio: la 19enne britannica sarà probabilmente in testa alla classifica dei “most marketable athletes” stilata ogni anno dalla rivista specializzata Sports Pro Media, che nella sua edizione 2021 uscita nel mese di agosto non l’aveva nemmeno sul proprio radar dato che l’exploit allo US Open è arrivato poche settimane dopo. D’altra parte Emma ha molte caratteristiche che la rendono testimonial ideale per molti marchi di punta: giovane, vincente (almeno per il momento), sicuramente di bell’aspetto, molto seguita sui social (il suo profilo Instagram ha 2,4 milioni di followers), il suo passaporto britannico la rende uno dei personaggi di riferimento di un mercato estremamente florido, viene da una famiglia multiculturale (il padre è rumeno, la madre è cinese ed è nata in Canada) e in più parla piuttosto bene il mandarino, rendendola “spendibile” anche sull’immenso mercato cinese (anche se ora molto meno accessibile a causa delle restrizioni legate al COVID).

Sembra che il tennis abbia trovato un’altra Eugenie Bouchard, la tennista canadese che dopo il 2014 da urlo con due semifinali e una finale Slam sembrava destinata a una carriera piena di allori e dollari e che invece da allora, tra numerosi infortuni e altrettante distrazioni, non è riuscita più a ripetere le stesse performance, scendendo molto rapidamente sia nel ranking WTA sia in quello di gradimento degli sponsor che nel suo anno di grazia l’avevano considerata l’atleta più “markettabile” dell’anno.

I meccanismi che portano a un florido conto in banca sono diversi da quelli che portano ai trionfi sul campo, ma senza questi ultimi non è possibile rimanere nell’élite dei contribuenti-tennisti molto a lungo. La prossima estate sarà un durissimo banco di prova per Raducanu, con il primo Wimbledon da disputare in casa come superstar e la difesa del titolo allo US Open e dei 2040 punti in classifica ad esso collegati. Senza quei punti Emma scivolerebbe intorno al n. 70 del ranking dall’attuale 11° posizione: vedremo come la tennista britannica saprà affrontare uno dei passaggi più difficili della sua finora folgorante carriera.

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