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ATP Finals: il duo Matusa rischia grosso con il duo Primavera. Azzardo il mio favorito e…

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Alla fine sono arrivati alle semifinali di questo Masters di fine anno (che si temeva non si potesse neppure giocare) tutti i primi quattro tennisti del mondo. Normale? Beh, mica tanto. Non era più successo dal 2004. Allora i 4 furono Federer, Roddick, Hewitt e Safin. Direi che, vista la facilità con cui Federer aveva preso a sbarazzarsi di Roddick e Hewitt, ma anche di Safin, questo quartetto di semifinalisti 2020 si presenta certamente come molto ma molto più equilibrato.

Possono davvero vincere tutti. Non come nel 2004 quando Federer era il netto favorito e, salvo che per la mina vagante Safin, nessuno avrebbe scommesso un euro su Hewitt e Roddick. Federer – vi ricordo – ha avuto a fine carriera un bilancio di 21 a 3 con Roddick, di 10 a 2 con Safin, di 18 a 9 con Hewitt, con il quale perse tante delle prime volte… ma già a partire dal 2004 prese a batterlo quasi tutte le volte, 4 su 4.

È anche per questi risultati a senso unico che qualcuno – certo fra i non simpatizzanti di Roger – ha parlato non del tutto a sproposito al di là degli schieramenti ideologici diweak era” agli albori dell’avvento del campione svizzero. Lo so che c’è stato anche un 16-14 con Roddick nella finale di Wimbledon 2009, ma delle ultime 18 partite contro Andy (dal 2004 in poi) Federer ne ha vinte 16.

Nel quartetto di quest’anno, previsto per tre quarti dai bookmaker alla vigilia del torneo dal momento che pagavano il sesto trionfo di Djokovic a 2,5, il primo di Nadal a 5, il primo di Medvedev a 6 mentre il primo di Thiem era a 8,5, preceduto dal secondo di Zverev a 7, il primo di Rublev a 11, il secondo di Tsitsipas a 12, il primo di Schwartzman a 26, un superfavorito onestamente non c’è. E ho sentito i pronostici di tanti ragazzi.

Le quote del torneo nel momento in cui scrivo ancora non le conosco, ma potrebbero essere cambiate sensibilmente, perché Medvedev è sembrato il tennista più in forma e non solo perché ha vinto tre partite su tre, ma per come le ha vinte. Con una maggiore attenzione avrebbe potuto vincerne tre anche Thiem, ma a semifinale raggiunte ha perso un match con Rublev che magari in una situazione psicologica diversa avrebbe forse vinto.

Thiem ha battuto Nadal nel round robin, Medvedev ha fatto altrettanto con Djokovic. Nel doppio conflitto generazionale di queste due semifinali – sì il duo Matusa contro il duo Primavera, proprio come si chiamava su Tele+ il duo Clerici-Tommasi e il duo Lombardi-Scanagatta – si dovrebbero considerare favoriti i due “vecchietti” perché più esperti, o i due “giovanotti” perché migliori nel round robin, più freschi e apparentemente più in forma continua?

Non è una scelta facile. Fossimo stati alla fine di una stagione super intensa avrei pensato che i “vecchietti” potessero essere più logori, però questo non è il caso per il 2020. I successi dei vari Dimitrov, Zverev e Tsitsipas, sono stati forse determinati proprio dalla loro maggior freschezza. In fondo anche Murray rovesciò la leadership di Djokovic nel 2016 perché dopo quattro Slam di fila vinti da Djokovic fra il 2015 e il 2016, il serbo entrò in crisi e lo scozzese invece infilò una striscia pazzesca fino a detronizzarlo proprio sul traguardo finale. Ma, al di fuori dei Masters ordinari, la storia dei FAB (3 o 4 che fossero) dice che sono state tantissime le volte in cui loro sono stati capaci di produrre, giorno dopo giorno lungo il corso di un torneo, un tennis sempre migliore.

Di sicuro in prospettiva Thiem e Medvedev sembrano oggi i più probabili successori al trono dei Fab 4. L’austriaco ha già vinto uno Slam a New York ed è stato finalista al Roland Garros e in Australia. Medvedev trascinò Nadal al quinto set a New York un anno fa e sembra molto più sicuro di sé di quanto lo fosse un anno fa qui a Londra, sebbene nel 2019 avesse disputato sei finali in un’estate travolgente.

Meglio di così questo torneo non poteva finire. Avremo oggi due rivincite di finali Slam, oggi alle 15 quella dell’Australian Open 2020, Djokovic-Thiem vinta dal serbo 6-4 al quinto, stasera alle 21 quella dell’US Open 2009, Nadal-Medvedev, vinta anche quella – idem con patatine – 6-4 al quinto dal maiorchino.

Rafa Nadal e Daniil Medvedev – US Open 2019 (photo by Darren Carroll/USTA)

All’epoca delle due finali Slam non è sembrato affatto un caso che i due campioni più titolati ed esperti vincessero il torneo come era in fondo pronosticato dai più. Diversi mesi dopo, 15 e 10, le gerarchie non paiono più così definite. I più giovani hanno fatto sicuri progressi, i meno giovani forse no. È vero però che quando hai perso tre volte su tre con il tuo avversario Nadal – che Daniil ha detto essere stato un suo idolo quando era ragazzino – non è semplicissimo dimenticarselo.

Una settimana fa – ma l’ho già scritto ieri elencando sei punti a… sfavore delle chance di Rafa di imporsi in questo torneo – Nadal sembrava competitivo all’80/90 per cento. Però dopo averlo visto contro Tsitsipas (e anche con Thiem dal quale ha perso di stretta misura) le prospettive sembrano cambiate. Nessuno oggi si meraviglierebbe più se Rafa scrivesse un’altra pagina di storia che potrebbe cominciare battendo stasera Medvedev per proseguire domani contro il vincente fra Thiem e Djokovic. Se Nadal battesse Medvedev io credo proprio che in finale Rafa preferirebbe rigiocare con Thiem piuttosto che con Djokovic con il quale, al di fuori della terra rossa ha troppi brutti ricordi. E per ragioni certamente anche tecniche.

Penso che Rafa tema di più il miglior Djokovic. E se Djokovic avesse battuto anche Thiem dopo Zverev  potrebbe uscir fuori il miglior Djokovic anche se non tutti se lo aspettano più. Vorrebbe dire che la sua orribile partita contro Medvedev era stata un caso e in buona parte legata a tutto quanto successo nei corridoi della politica.

Il fatto che Djokovic abbia vinto 23 degli ultimi 25 tie-break la dice lunga sulla sua capacità di alzare l’asticella (una delle frasi predilette da Paolo Bertolucci…) quando arriva il momento giusto di giocare i punti che contano di più.

Contro Zverev per la verità Djokovic, tie-break a parte, non è che mi sia piaciuto troppo: l’ho trovato troppo passivo… ma potrebbe essere che dopo essere stato accusato d’essere stato troppo impaziente, di essersi lanciato troppo allo sbaraglio contro Medvedev, Nole abbia stavolta esagerato in senso opposto. Pochissimi vincenti, partita di pura attesa per gran parte dei game.

È proprio vero che ogni partita fa storia a sé. Ed è anche vero che è di solito difficile battere due volte lo stesso avversario nello stesso torneo, come capita soltanto in un torneo dalla formula round robin. E qui sono tutti grandi avversari. Quindi per Thiem non sarebbe facile battere Nadal due volte di fila. Sia Rafa sia Dominic lo sanno.

Fra Thiem e Djokovic ci sono 11 precedenti, 7 vinti da DjokerNole e 4 da Dominator. Le più facili da ricordare sono quella vinta 7-6 al terzo un anno fa da Thiem nelle semifinali dell’ATP Finals all’02 Arena e – l’ho appena citata – quella rivincita che Djokovic si è preso Djokovic all’Open d’Australia al termine di una partita ugualmente incerta.

Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Tutti hanno buonissime ragioni per cercare di vincere, al di là dell’innata competitività senza la quale non sarebbero mai diventati quei grandi campioni che sono. A parte il fatto che nessuno sa di sicuro quando si potrà rigiocare a tennis – in Australia quasi certamente sì, ma quando? – i due vecchietti sono inesauribilmente sempre affamati di nuovi record.

Djokovic ha addirittura due obiettivi. Eguagliare i sei trionfi a Londra di Roger Federer, superare le 39 vittorie di Ivan Lendl nei Masters ATP di fine anno. Battendo Zverev ha raggiunto quota 38. Lendl era stato finalista per nove finali di fila dall’80 all’88.

Nadal potrebbe finalmente vincere, 15 anni dopo il suo ultimo trionfo indoor (Coppa Davis esclusa), il suo primo Masters alla decima partecipazione londinese dopo due finali perdute (2010 e 2013).

Thiem e Medvedev hanno l’ambizione di succedere nell’albo d’oro delle finali ATP a un tris di giovani campioni che non erano pronosticati Maestri alla vigilia di quei tornei e che poco fa ricordato: Dimitrov nel 2017 (dopo Djokovic 2015 e Murray 2016), Zverev nel 2018, Tsitsipas nel 2019. Hanno quell’ambizione anche se i tre ultimi Maestri hanno vissuto annate tutt’altro che memorabili dopo il loro trionfo all’02 Arena. Vorrà dire che il vincitore… toccherà legno.

Mentre fra Nadal e Medvedev credo che le relazioni siano superbuone, seppur non troppo ravvicinate, fra Djokovic e Thiem forse non sono così buone. Quando si è chiesto a Thiem se avesse avuto mai intenzione di aderire alla PTPA lui ha dato una risposta sincera che a Djokovic non avrà fatto certamente piacere: “Non vedo la ragione di essere scontenti dell’ATP che ha fatto un ottimo lavoro… ma ciascuno è libero di pensarla come vuole”. Sic.

A suo tempo Thiem si era anche lasciato andare a dichiarazioni poco apprezzate dai giocatori meno forti: “Non vedo perché dovrei rinunciare a dei soldi per darli a giocatori che non sono troppo seri professionisti, che non lavorano sempre abbastanza duramente”. L’austriaco è tipo che dice pane al pane e vino al vino. Magari chi è più politically correct da alcuni viene più apprezzato. A me, anche quando non lo condivido, piace così.

Djokovic, più generoso – se non altro del suo tempo e dell’ impegno messo nell’occuparsi di problemi che sembrano stare meno a cuore dei top-players come Federer e Nadal –  ha perso certamente un po’ di credibilità per quanto accaduto durante l’Adria Tour (una sfortuna un po’ cercata), allo US open (una sfortuna meno cercata), e anche nella scarsa diplomazia nel condurre una battaglia altrimenti sacrosanta in favore dei giocatori economicamente meno autosufficienti. Di certo questi giocatori non hanno ricevuto grande aiuto da parte degli organizzatori dei tornei che in seno all’ATP dividono il potere politico-economico con i tennisti.

Djokovic ha ricordato che Thiem era nato come tennista più forte sulla terra rossa: “Ma è uno che ha sempre lavorato più duro di tanti e ha migliorato ovunque, tanto che il suo primo Slam lo ha vinto sul cemento e l’anno scorso mi ha battuto qui. Speriamo di dar vita a un altro grande match – ha concluso – ma con un risultato diverso…”.

Voglio concludere anch’io questo lungo articolo… esponendomi al pubblico ludibrio e sbagliando il mio pronostico per le semifinali e anche per l’eventuale finale. Lo faccio secondo il noto detto ‘tommasiano’ che dice che i pronostici li sbaglia solo chi li azzarda; vi rivelo una mia malignità, secondo me Rino lo coniò perché il suo “compagno di merende” Gianni Clerici tendeva spesso a sottrarvisi rifugiandosi in battute originali e acute quanto geniali perifrasi.

Pronti a rinfacciarmi la cattiva profezia vita natural durante: penso che Nadal batterà Medvedev e in finale anche Thiem, nel caso che l’austriaco batta Djokovic come io penso che farà avendo visto Novak palleggiare così piano e corto con Zverev (o anche così fallosamente quando ha cercato di giocare più brillante contro Medvedev). Però, attenzione, penso anche se invece io mi sbagliassi e Djokovic battesse Thiem allora in finale Nole batterebbe anche Rafa.

Preparatevi a sbeffeggiarmi, però già che ci siete chi legga questo articolo fino in fondo (lo so, è dura) esprima fra i post le proprie previsioni. Poiché sbaglieranno in tanti, almeno non sarò solo.

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