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L’italiana Alessia ora può sognare le olimpiadi

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L’italiana Alessia ora può sognare le olimpiadi

REGGIO EMILIA. «Per la prima volta da quando la conosco ho visto Alessia visibilmente emozionata».

Daniele Frascari, allenatore dell’ASD Taekwondo Tricolore, parla della ragazza poco più che ventenne di origine russa (il cognome è Korotkova) che ieri mattina in municipio ha ricevuto dalle mani del sindaco l’agognata cittadinanza italiana.

E lei conferma tutto: «Sì, lo confesso, questa volta mi sono messa a piangere. Troppo bello. È un sogno che inseguivo da anni».

A frenarla una burocrazia asfissiante ma ora finalmente proseguirà la sua vita di atleta partecipando alle gare internazionali, dove peraltro ha già collezionato strepitosi successi nelle categorie giovanili.

«Per competere con le senior – spiega Frascari - specie con i gruppi militari, doveva avere la nazionalità italiana».

Alessia, che è arrivata in Italia quando aveva solo tre anni (abita in periferia verso Coviolo) ha frequentato le scuole reggiane e parla perfettamente la nostra lingua.

È nata in un remoto angolo della Siberia il 18 agosto di 21 anni fa e fino a quando è stata minorenne non ha avuto avversari in grado di superarla. Alla vigilia del 18° compleanno ha quindi iniziato l’iter lungo e tribolato per diventare italiana alternandosi fra la palestra e qualche indispensabile lavoro necessario a mantenersi insieme a mamma scesa con lei in Italia. Vale la pena di rammentare che nel suo palmares figurano già almeno cinque titoli nazionali sommando Campionati italiani Junior e Coppe Italia.

«È un fenomeno - dice il suo coach - perfetta tatticamente: fisico, testa, giusta grinta, e una glaciale freddezza. Doti che la rendono insuperabile. Stava per arrendersi solo all’attesa di questa nazionalità che ha accolto, come dicevo, con le lacrime agli occhi».

Anche perché il sindaco Luca Vecchi, che l’ha salutata insieme ad altre persone convocate per la stessa ragione, le ha dedicato un momento di particolare attenzione. Ha precisato di averla conosciuta quando guidava la Federazione dell’atletica e le ha strappato la promessa di sentirla cantare l’inno nazionale italiano in occasione della prima vittoria.

Lei lo ha giurato insieme all’impegno a rispettare la nostra Costituzione e ha appunto lasciato affiorare il tumulto di emozioni che stava vivendo.

Ora purtroppo le palestre sono chiuse e potrà curare la preparazione solo all’aperto sperando nel bel tempo, ma per una “siberiana” non dovrebbe essere un freno insuperabile.

Ieri mattina sua mamma non ha potuto purtroppo assistere al significativo rito nel palazzo del Municipio vincolata al ristretto numero di persone ammesse alla cerimonia per le limitazioni imposte dalla pandemia. Naturalmente l’ha affettuosamente abbracciare all’uscita.

Il tribolato iter burocratico durato oltre tre anni ha costretto Alessia anche ad un ritorno nella gelida terra natale dove ha consegnato i vecchi documenti posseduti ed ha ricevuto il pass europeo con tanto di certificato penale che documenta come, nei suoi primi tre anni di vita in Siberia, non abbia commesso illeciti. Ci sarebbe da ridere. Ma il tutto è stato condito di tensioni, disagi, rinunce a qualsiasi distrazione, una pazienza infinita. Ecco perché, alla fine, Alessia si è lasciata andare.

«Ma si è subito ripresa - assicura Frascari - e non vedo l’ora di vederla impegnata a collezionare un trionfo italiano». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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