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Federico Coppa, quando il rugby diventa anche scienza

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Conoscere i rimbalzi della palla ovale, predeterminarli. Sembra impossibile perché, per definizione, il pallone da rugby rifugge dalle previsioni più banali; eppure al Rugby Feltre sembrano aver compreso molto bene quello che in molti faticano a capire, che figurativamente può essere ricondotto alla capacità di intuire in anticipo dove cada la palla ovale e da quale parte rimbalzi, ma più concretamente a come lavorare per costruire un gruppo solido e vincente.

Sotto il profilo sportivo, il 2022 è stato un anno come pochi se ne ricordano in quel di Feltre, con la cavalcata trionfale della scorsa primavera e la prima metà del campionato di serie B da ricordare per lungo tempo, frutto di otto vittorie e una sconfitta, di un punto, a tempo scaduto. La classifica racconta che i granata comandano il girone 3, con quattro punti di margine sul Mogliano secondo e otto su Villorba e Franciacorta, le terze.

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Il merito va ascritto senza dubbio a un gruppo di ragazzi indomabile, alla preparazione atletica, condotta da Andrea Sartor, e allo staff tecnico, che sta lavorando come meglio non potrebbe; un gruppo di tecnici, che prima di tutto è un gruppo di amici, condotto da Federico Coppa, il quale è coadiuvato da Simone Canton, Andrea Zannin e Stefano Zatta, senza dimenticare i preziosi allenamenti per la mischia condotti da Filippo Filippetto.

In sede di consuntivo del 2021, caratterizzato dai mesi della ripresa post covid, Federico Coppa aveva convintamente affermato che la B sarebbe dovuta essere il contesto naturale per il Rugby Feltre, e così è stato. Dopo aver vinto la C, in una finale di andata e ritorno indimenticabile con il San Marco e aver avviato un percorso quasi perfetto nella categoria superiore.

«La B è la nostra dimensione», ribadisce Federico Coppa, «lo è per la società, che tanto ha lavorato in questi anni, e lo è per la squadra. Abbiamo conquistato la promozione più rapidamente di quanto ci aspettassimo, e tutto sommato è capitato quello che avevamo preventivato, ossia che giocare a rugby a un livello superiore, in un modo più ordinato, avrebbe esaltato le qualità dei nostri ragazzi».

Quali sono i segreti per una prima parte di campionato così sorprendente?

«C’è un insieme di fattori: senz’altro l’entusiasmo per la promozione, la qualità della squadra, un buon calendario, bisogna esserne consapevoli; e poi il fatto che tra le avversarie non c’è l’ammazza campionato».

C’è stato un momento di svolta nel corso di questa lunga cavalcata? Viene in mente la vittoria casalinga per 10-9 con il Trento, che conduceva 9-0...

«Nel 2021, all’inizio del campionato, ci eravamo dati degli obiettivi, che erano quelli di ricominciare, di ricreare un gruppo, di ricreare un ambiente; nel 2022 abbiamo puntato di più sull’aspetto tecnico e c’è stata una crescita rapida; le qualità tecniche dei ragazzi c’erano e si trattava solamente di metterle assieme. Rispetto alla partita con il Trento, siamo sicuramente un’altra squadra, con maggior qualità, maggior equilibrio. Il 2022, dal punto di vista sportivo, è stato un anno eccezionale. Non c’è stato un solo momento di svolta, però c’è stata una crescita continua e una presa di coscienza delle nostre capacità, che è stata progressiva, dall’inizio fino ad adesso. L’evoluzione del nostro gioco e del nostro contesto di lavoro rugbistico è cresciuta».

Il segreto di questo sviluppo è legato all’ambiente che rappresenta il Rugby Feltre, dentro e fuori il campo?

«L’ambiente del Rugby Feltre», evidenzia Coppa, «è sempre stato un ottimo ambiente, non è che sia cambiato adesso. Abbiamo solamente fatto rivivere, dopo annate un po’ storte e dopo il covid, la voglia di far parte di questo ambiente. Le vittorie e i risultati aiutano anche in questo, la squadra si è compattata sempre di più, la società, i genitori e il pubblico hanno costruito un contorno eccezionale e tutto l’insieme ci sta portando dove siamo in questo momento».

Adesso viene il momento più entusiasmante per un allenatore o il più difficile? Perché dopo otto vittorie in nove partite, diventa quasi impossibile nascondersi...

«Non è tanto l’obiettivo che sta al centro dei miei pensieri, ma è cosa proporre ora di diverso, rispetto a quello che abbiamo proposto fin qui, per stimolare ancora i ragazzi, perché non ci si può fermare. Io e lo staff, per il nostro modo di vedere le cose, non siamo appagati per quello che abbiamo fatto, non ci accontentiamo mai e vogliamo sempre progredire, bisogna vedere come risponderanno i ragazzi a un aumento inevitabile della pressione, che crescerà ancora man mano che andrà avanti il campionato e sappiamo che questo è un aspetto sul quale la squadra ancora non si è testata. È vero che ritenevamo di essere una squadra capace di fare belle prestazioni solamente muovendo la palla, solamente esprimendo un certo tipo di gioco; invece, dalle ultime partite, ma per meglio dire dalle ultime situazioni che ci si sono presentate di fronte, per noi pericolose, ne siamo usciti bene, come a Brescia, come con il San Donà, come a Mirano. Un segnale che stiamo acquisendo, piano piano, anche una certa maturità».

Può rappresentare la partita di Brescia una svolta ulteriore nel percorso del Rugby Feltre?

«Sì, la partita di Brescia ha presentato due aspetti che sono per me importanti: il primo è che l’abbiamo giocata in una situazione per noi sfavorevole, causata dalla lunga trasferta, dal giocare in casa di un avversario lanciato, dalla perdita di alcuni giocatori, tutti elementi che potevano portarci a una partita diversa; invece l’abbiamo portata a casa, soffrendo, ma giocandola sulla difesa, sul cuore, sulla voglia di non mollare mai; il secondo aspetto è costituito dal fatto che è stata una partita punto a punto, come già lo era stata quella con la Castellana e poi lo è stata quella con il San Donà, che per una squadra giovane sono le sfide più difficili, perché alla fine devi vincerle con la testa e con altre qualità, che sono venute fuori e che non sono normalmente quelle nostre».

Nel rugby emerge il gruppo e non i singoli, ma ci sono un paio di nomi che indicheresti come quelli che più sono cresciuti o che più hanno lasciato il segno?

«Sono troppi quelli che stanno crescendo e tutti si stanno impegnando tanto. Chi era un po’ più indietro tecnicamente e fisicamente sta spingendo per guadagnarsi il posto e questa cosa va bene per tutti, perché allunga la rosa e amplia la nostra possibilità di avere dei sostituti, anche tattici. Noi adesso possiamo gestire la partita anche in modo tattico, con i cambi, a seconda delle caratteristiche dei giocatori. Se dovessi proprio indicare chi ci sta trascinando, è senz’altro vero che i giovani si stanno comportando molto bene, ma faccio i nomi dei miei senatori, Sommariva, Perotto, Sartor e Funario; questi sono quelli che erano più scettici all’inizio sul progetto, ma che adesso lo stanno vivendo con più entusiasmo e si mettono in gioco, con la novità di questo gruppo di giovani, che devono essere formati, spronati e aiutati. Ognuno dei quattro ha delle caratteristiche diverse, che porta in allenamento, in partita, nel gruppo».

Nel corso di questa prima parte di stagione il Feltre ha schierato trentadue giocatori, sedici dei quali sono anche andati in meta, segno che il gruppo con il quale Coppa e il suo staff stanno lavorando è un gruppo dalle notevoli risorse. Quindi, ci sono i senatori da un lato, ma alle loro spalle ci sono pure le nuove leve, che già spingono. Il futuro è roseo?

«Questo è l’altro aspetto che ci fa vivere questo momento in maniera positiva. È il fatto che, dal punto di vista societario, non abbiamo avuto fretta, abbiamo continuato a lavorare con un progetto partito tanto tempo fa e che vedevamo, anno dopo anno, che ci avrebbe portato a dei risultati. In un anno e mezzo hanno esordito in prima squadra quindici giocatori, tutti dal 2001 in giù. Questo vuol dire programmare, vuol dire avere qualcosa sotto e quello che vediamo in prospettiva ci fa stare tranquilli per il futuro; anzi, penso che, forse, a un certo punto, quando avremo raggiunto un ulteriore livello di maturità di squadra e societaria, forse la serie B potrebbe cominciare a diventarci stretta».

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Il 2022 è stato purtroppo segnato dalla perdita di Salvatore Stefani, un dramma che ha colpito indistintamente tutta la famiglia del rugby feltrino, ma che per i ragazzi della prima squadra, molti dei quali cresciuti con Totò, ha rappresentato un trauma gigantesco...

«Sì, è stato uno shock, che poteva metterci anche in ginocchio. In realtà, però, non avevo dubbi su come avrebbe reagito la squadra, perché è veramente un gruppo e al di là della retorica, tutti hanno voluto superare la disgrazia stando insieme e questo è il segnale migliore che potevano dare. Noi tutti li abbiamo seguiti in questa necessità, perché ne sentivano proprio il bisogno; e questo ha permesso loro di uscirne, distrutti dal punto di vista del ricordo, però più forti e più uniti. Ancora una volta, ancora di più, Totò ci ha uniti» .

Più in generale, il Rugby Feltre, dopo la pandemia, che ha scosso fortemente gran parte del mondo dell’associazionismo sportivo, come sta?

«È necessario chiederci, di tanto in tanto, chi siamo. La società ha ben capito quali sono le proprie capacità. Noi non possiamo ampliare in modo infinito il numero di praticanti a Feltre, perché il bacino di utenza questo è. Se andiamo a guardare le altre squadre che giocano con noi il campionato di serie B, quella che ne ha meno probabilmente è San Donà, che ha un bacino da cui pescare di cinquantamila persone, in un luogo dove hanno sempre giocato a rugby. A Mirano, durante il terzo tempo, ho parlato con alcuni dirigenti di quella storica società e mi raccontavano che loro pescano su un bacino che è di circa centomila persone, perché sono tra Padova e Mestre; per non dire, che ne so, di Brescia, della quale Feltre può essere considerata un quartiere. Però abbiamo una storia che ci permette di essere sempre presenti nel tessuto sociale della città e di attrarre giocatori; perché, poi, il gioco è bello, divertente e dà soddisfazioni, perché siamo solidi, siamo seri, perché siamo sempre stati seri. Il fatto che, ogni tanto, per completare la squadra e per permetterle di fare il salto di qualità, abbiamo bisogno di qualche giocatore da fuori, è fisiologico. I risultati che stiamo facendo adesso sono già straordinari per quello che è Feltre, come città, come bacino d’utenza, come ambientazione climatica. Il fatto che la società sia in grado di individuare le mancanze e di completarle, è importante, perché il rugby è uno sport così particolare che, se ti manca il pilone destro, tutti gli altri quattordici possono anche essere dei fenomeni, ma non giocano lo stesso...».

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