Rugby, il Benetton sconfitto a Edinburgo: nove mete subite dai leoni
Dobbiamo farcene una ragione? C’è un Benetton ruspante e de casada, che punta a far tornare Monigo la fortezza inespugnabile, the fortress, e uno da trasferta che ne è la pallidissima e sbiadita controfigura?
Ai Leoni, dalla società allo staff ai giocatori, il compito di chiarirci le idee. Se con il morale a mille e il vento in poppa, il turnover produce una performance come quella di ieri a Edimburgo, dopo due anni e mezzo di digiuno fuori dai confini nazionali, allora stiamo freschi, meglio mettersela via.
Sì, la nazionale chiede di non spremere gli azzurri, che rientreranno contro i Bulls prima di salutare la truppa; sì, la tabella di marcia di dirigenza, Bortolami and Co. prevede di vincere innanzitutto le 9 partite casalinghe; sì, Edinburgh era agguerrito e tutto quello che volete; sì, Bortolami ne ha cambiati “soltanto” 12, e in ultima è rimasto in borghese Hydalgo-Clyne, quindi 13. E si sia, i meccanismi.
Però, però... il XV di partenza schierava 8 nazionali (e tre ex azzurri). E non è accettabile vedere la squadra reggere mezz’ora, sacrificarsi in difesa per compensare un’inattesa fallosità, ma di cedere di schianto, sfinita mentalmente prima che nelle gambe al rientro in campo. La testa non è il focus su cui Bortolami sta lavorando di più? Ben 12 punti fatali a cavallo del riposo. Non erano limiti archiviati?
Questo è il Benetton che deve, o dovrebbe, assicurare continuità di rendimento a novembre e durante il Sei Nazioni, con poche variazioni. Se il buongiorno si vede dal mattino, non ci siamo. Si vuol vincere in casa? Questo non esonera dal provarci fuori, al netto di maglia e onore da difendere. Oppure è passata la strisciante idea che le trasferte valgano meno? In due viaggi, “solo” 95 punti sul groppone.
E un dato: il migliore in campo, ieri, è stato Albanese, titolare in extremis. Illusoria la tenuta del pack fisico, durata in pratica la prima mischia, che ha portato Albornoz in piazzola per il vantaggio.
Poi è stato monologo scozzese, inizialmente con tanta presunzione, senza piazzare e cercando penaltouche. Il fortino biancoverde ha tenuto, ha sbrogliato mille situazioni. E anzi, un contrattacco di Albornoz, Padovani e Ratuva veniva vanificato da un in avanti di Bellini in sostegno interno. Sembravano le premesse per un match a viso aperto, ma nel finale gli ulteriori errori mettevano alla corde i Leoni senza più palloni.
E i trequarti scozzesi avevano praterie dove involarsi. Una touche non trovata da Albornoz costava un velenosissimo incrocio Kinghorn-Graham, che squassava la diga ospite, il pack e Mata assaltavano sotto pali, poi il regista poteva servire in palombella Skinner, solo dall’altro lato del campo.
Placcaggi coraggiosi facevano respirare la squadra in apnea. Poi uno schema Halafihi-Ratuva era fermata miracolosamente, e si perdeva palla: sarebbe stata l’ultima vera fiammata del Benetton. Treviso non risaliva più, miracolo di Albanese su Graham, ma al 39’ arrivava la devastante maul suggellata da Crosbie. 12-3. Al rientro, Edinburgh subito nei 22, Bennett imprendibile e terze scatenate in una burrosa e squadernata difesa biancoverde. Schoeman sfondava: 24-3, sipario.
E pallottoliere scozzese: 5 mete in 25’, Leoni comparse. Con l’ultima beffarda meta di Graham su contrattacco malgestito da Drago, dopo che Halafihi aveva marcato per salvare la faccia. Anche la jella... A.P.

