La Francia non gioca più. Lezione (e sgambetto) al nostro calcio nel caos
Il calcio chiude anche in Francia e mette l'Uefa, e gli altri quattro campionati dell'Europa che conta, davanti a responsabilità consistenti. Il primo ministro francese ha annunciato che per football, rugby e sport professionistici, non se ne parlerà fino a settembre. Detta così dovrebbero saltare anche gli impegni di Champions per Paris Saint Germain (primo in Ligue 1 con 12 punti sul Marsiglia) e Lione. Ma l'Uefa sta valutando se spostare il finale di stagione a settembre: idea di un made in Italy. Scriveva un filosofo austriaco che c'è un tempo per arare e un tempo per mietere. I francesi hanno smesso di arare e pensano al mietere. Come Argentina, Olanda e Scozia. In Italia, invece, continuiamo ad arare regalando una pessima immagine: si parla di salute, si intende quella dei bilanci e dei danari televisivi. Più equilibrati tedeschi e inglesi, pronti al ritorno. I tedeschi attendono per giovedì l'ultima parola del governo. Chissà se la Merkel farà l'equilibrista con rete o senza rete? Gli spagnoli hanno deciso le date: dal 4 maggio preparazione individuale per i giocatori, dal 18 allenamento a piccoli gruppi, dal 1 giugno tutti in gruppo. E gli italiani litigano. Calcio nostro del tutti contro tutti. Eppure se fosse il Governo a decidere, il silenzio tornerebbe sovrano e i fastidi sarebbero scaricati. Gli sventolatori del "calcio che deve continuare" reggono il gioco, la federazione attende: nessuno vuole contenziosi.
Intanto il presidente Figc Gravina smentisce i nemici del ministro Spadafora, accusato di accordi preventivi sul campionato. "Nessun accordo e nessuna indicazione di date". E aggiunge: "Se ci fossero condizioni oggettive per fermare il calcio alzerei le mani, ma non ci sono". A sua volta il ministro per sport dello sport restituisce schiaffoni: "Ringrazio per la smentita di certe notizie, solito vizietto di qualche presidente di A che pensa di mettere in giro menzogne e falsità per fare pressioni". Ma diventa definitivo nel mettere sull'avviso, l'ultimo avviso: "La nostra prudenza non è incapacità di decidere: è l'unico appiglio per cercare di riprendere il torneo. Altrimenti direi come la Francia: ci fermiamo qui". Guarda caso, gli è giunto un ramoscello di pace dalla serie A.
Poi ognuno dice la sua. Lotito, pensando alla sua Lazio, bolla come "illogico il decreto" e minaccia "troveremo Immobile e Dzeko ad allenarsi a Villa Borghese..."; e Renzo Ulivieri, per conto degli allenatori, attacca la petulante lega: "Spadafora non ha mai indicato una data precisa, ho partecipato all'incontro: non vuol far passare l'idea che il governo voglia bloccare il campionato. Ha sempre utilizzato il termine: presumibilmente". Si lamentano i giocatori per bocca del laziale Acerbi, che vorrebbe allenamenti aperti ai singoli nei centri dei club, più sicuri e riservati. "Che sicurezza c'è a correre nei parchi?". E qui l'obiezione ha un valore. Arriva da Walter Zenga la proposta condivisibile di giocare in agosto: conosce le insidie dei climi torridi. "Bisogna cambiare preparazione". Inter e Juve si concedono silenzi assordanti. E Massimo Moratti allunga un parere che forse rispecchia il pensiero dei silenziosi: "Pericoloso, una perdita di tempo rincorrere il campionato. Meglio pensare al prossimo". Elementare Lotito! direbbe Agnelli.
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