A Tokyo tenterà l’impresa: dopo l’oro olimpico nella categoria 66 kg, il judoka Fabio Basile andrà in Giappone con l’obiettivo di conquistare il primo posto del podio anche nella categoria superiore: 73 kg. «È qualcosa che nella storia del judo nessuno ha mai fatto, voglio diventare leggenda. È molto difficile, ne sono consapevole. Quando cambi categoria a questi livelli è come passare dalla serie C alla serie A nel calcio, cambia praticamente tutto: la fisicità, l’allenamento, gli avversari».
Un’impresa è stata anche solo scalare il ranking mondiale in una categoria diversa da quella di partenza. Impresa portata a termine rientrando nei primi 18 al mondo e portando a casa la medaglia d’oro al Grand Slam di Antalya, in Turchia, con un incontro spettacolare. Non per niente L’impossibile non esiste è il titolo del suo libro, uscito il 9 giugno. Un volume motivazionale pensato per dare spinta e coraggio in un momento storico delicato. «Un combattimento di judo è molto simile alla vita di per sé: quando sei a terra e stai per perdere devi trovare la forza di rialzarti e combattere, anche se mancano solo venti secondi alla fine dell’incontro».
Lezioni di vita che Fabio Basile ha imparato sul tatami, insieme ai valori più profondi, dello sport in generale e del judo in particolare. «Nel judo, prima di qualunque altra cosa, si impara il rispetto, sia per il tatami che per l’avversario. Là sopra facciamo letteralmente a botte, ci scanniamo, poi la sera usciamo insieme a bere: siamo legati da un rapporto che va oltre la gara».
In alto, Fabio Basile ritratto dall'artista giapponese Dai Tamura
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