Unione, basket e pallamano: in affanno le società sportive di Trieste. Quali sono i problemi e come risolverli
TRIESTE Sembra un paradosso: Trieste è tra le città più sportive d’Italia, da anni non scende dal podio ma di soddisfazioni da parte delle realtà di vertice ne raccoglie poche. Quest’anno è andata grama.
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Nel calcio la Triestina centra la salvezza nei minuti di recupero dei play-out a Seregno contro il Sangiuliano City. Nel basket le due formazioni principali sono unite dalla retrocessione: la Pallacanestro Trieste lascia l’elite dei canestri nostrani e scende in A2 (ma si può sempre confidare nel ricorso allo studio da parte della proprietà) mentre in campo femminile Futurosa dopo un solo anno ritorna nella serie cadetta.
Nella pallamano è iniziato un complesso processo di ricostruzione dopo un anno che aveva lasciato macerie e la A2. Nelle finali non è stata ottenuta la promozione che avrebbe restituito Trieste al palcoscenico che l’aveva vista collezionare scudetti con il “prof” Lo Duca prima in panchina e poi dietro la scrivania. Si conferma una piacevole eccezione la pallanuoto, in questa stagione in particolare grazie alle orchette. La squadra maschile raggiunge la semifinale dell’Eurocup ma peggiora il piazzamento in campionato mentre le ragazze si qualificano per la semifinale scudetto. Nella pallavolo aria di promozione in B per il Cus Trieste ma i campionati di vertice sono ancora lontani.
In un’annata così c’è un altro paradosso. Lo sport triestino ciclicamente si trova ad affrontare il più terribile degli ostacoli per un club: l’incertezza societaria. Non bisogna andare troppo in là con i ricordi per riesumare stagioni alabardate o cestistiche condotte tra punti interrogativi, crisi societarie e mercati forzatamente in austerità. Stavolta, invece, nelle realtà di vertice proprietà e programmi ci sarebbero. La gestione Stardust subentrata alla guida della Triestina dopo la morte di Mario Biasin di milioni ne ha investiti parecchi, sia nell’allestimento della squadra la scorsa estate sia nel mercato di riparazione. Al timone della Pallacanestro Trieste è sbarcata una proprietà statunitense, la Csgi (Cotogna Sports Group Italia) dichiarando: «Vogliamo l’Eurolega in cinque anni». Ma intanto la rincorsa all’Europa il prossimo anno partirà da un gradino sotto, in A2.
Una stagione così, discontinua nei risultati, ha visto di conseguenza anche una discontinua risposta da parte del pubblico. Grande entusiasmo all’inizio da parte dei tifosi della Triestina grazie alla campagna prezzi favorevole varata dalla nuova proprietà, poi una disaffezione dovuta a un rendimento che ha visto precipitare la squadra all’ultimo posto, poi di nuovo un riavvicinamento per spingere gli alabardati alla rincorsa della salvezza e infine l’esodo a Seregno per trascinare la squadra al successo che vale la permanenza in C.
Per il basket invece un avvio tiepido, con la riconferma della fiducia da parte degli abbonati storici, anche a causa dell’incertezza sul futuro del club e di un roster che non faceva sognare. Poi, con il passare delle giornate, il sereno portato dalla nuova proprietà e promozioni indovinate, l’Allianz Dome è tornato a riempirsi fino agli oltre 6 mila dell’ultima sfida con Verona. La morale? Sia nel calcio che nel basket c’è uno zoccolo duro di tifo che non abbandona mai la nave ma c’è anche una larga fetta di sportivi che si avvicina quando viene riconquistata con i risultati o con le iniziative promozionali. Non c’è nulla di scontato. Come, in fondo, ovunque.
Di sicuro la Trieste sportiva ha voglia di rialzare la testa, di ritrovare una Triestina lontana dalle secche del fondo classifica nella terza serie e di riabbracciare il basket nell’elite. Ha voglia di esserci e di contare. Come riuscirci? Quali sono i problemi da affrontare? Quali sono le difficoltà nel fare sport a Trieste?
Dietro alle realtà di vertice c’è poi un altro mondo, più lontano dalle luci della ribalta, fatto di piccole società che devono confrontarsi con il nodo degli impianti, delle tasse gara, della frustrazione di chi manda avanti club sportivi solamente reggendosi sul volontariato. Sono la “base” che fa di Trieste una delle città più sportive d’Italia. Ma dietro ai galloni attribuiti dalle statistiche i problemi non mancano. Il dibattito è aperto.

