Chiedi chi era Beccalossi, La Russa rende omaggio al numero 10 dell’Inter: “Un poeta del calcio”
“Chiedi chi erano i Beatles”, cantavano gli Stadio. “Chiedi chi era Beccalossi”, verrebbe da dire alle giovani generazioni che non hanno conosciuto il funambolico mancino dell’Inter, che tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 ha fatto sognare intere generazioni di tifosi, non solo nerazzurrri.
La Russa: “Non ha avuto fortuna di essere premiato in Nazionale”
«Era un poeta del calcio, rimane un simbolo dell’Inter»: con poche commosse parole rilasciate al Secolo d’Italia, il presidente del Senato, Ignazio La Russa ricorda il numero 10 dell’Inter campione d’Italia nella stagione 1979-80. Il presidente del Senato alle ore 16.30, sarà alla camera ardente di Beccalossi, allestita presso la Fondazione Poliambulanza a Brescia per rendere omaggio a un calciatore che ha segnato un’epoca, al di là del valore sportivo.
Beccalossi vestì la maglia dell’Inter dal 1978 al 1984, entrando anche nel mitico “immaginario collettivo”, con tanto di citazioni in film, spettacoli teatrali, libri e canzoni.
Oggi Beccalossi sarebbe titolare inamovibile in azzurro
La Russa, da appassionato tifoso interista, ricorda la singolare contraddizione di un campione vero, che ha infiammato la fantasia dei tifosi con le sue serpentine e i suoi goal realizzati con un sinistro di chirurgica ed esaltante bellezza. Un calcio d’altri tempi e di altri livelli, come ricorda il presidente del Senato sottolineando l’ingiusta sorte sportiva di Beccalossi. «Uno di quei grandi calciatori che non hanno avuto la fortuna di essere premiato in Nazionale», sottolinea ancora La Russa al Secolo.
Oggi, neanche a dirlo, sarebbe titolare azzurro inamovibile. Eppure, all’epoca, l’Italia di Bearzot, che nel 1982 avrebbe vinto il Mundial, non gli riservava spazio in rosa, preferendogli il fiorentino Antognoni, il romanista Bruno Conti e il veterano Causio.
La frase di Beppe Viola: “Scusa se insisto, sono Evaristo”
“Chiedi chi era Beccalossi”: basterebbe andarsi a rivedere i servizi della Domenica Sportiva realizzati da Beppe Viola, che aveva coniato la frase cult “Scusa se insisto, sono Evaristo”. Frase dedicata appunto al ct Bearzot, che da buon friulano ostinato, aveva escluso dalla rosa azzurra il numero 10 interista, convinto che la sua nazionale potesse farne a meno. Ma Beccalossi è stato anche oggetto di pezzi di teatro esilaranti e passati alla storia, come quello che gli aveva dedicato il comico Paolo Rossi, citando la partita in cui il numero 10 nerazzurro aveva sbagliato due calci di rigore di seguito.
“Chiedi chi era Beccalossi”, perché in fondo Evaristo era come i Beatles: la sua arte metteva d’accordo tutti. Perché il numero 10 dell’Inter apparteneva a quel calcio senza nomi sulla maglia, senza Var, senza sponsor. Un calcio che oggi non c’è più. E in fondo, piangendo lui, piangiamo anche un mondo che non può tornare.
L'articolo Chiedi chi era Beccalossi, La Russa rende omaggio al numero 10 dell’Inter: “Un poeta del calcio” sembra essere il primo su Secolo d'Italia.

