Nazionale di calcio, la fuga degli sponsor dopo l’addio ai Mondiali: Telepass molla, Adidas applica il malus
La mancata qualificazione ai Mondiali 2026, la terza consecutiva, presenta il conto anche fuori dal campo. Non solo risultati sportivi: la crisi della Nazionale italiana si riflette direttamente sui rapporti commerciali della Figc, con un impatto stimato vicino ai 20 milioni di euro tra mancati introiti e riduzione dei contratti.
Il caso più evidente riguarda Adidas. L’accordo con il fornitore tecnico, da circa 30 milioni complessivi, prevede un malus in caso di assenza dal Mondiale. Tradotto: quasi 9 milioni in meno per la Federazione nell’anno del torneo. A questo si aggiungono circa 10 milioni tra minori vendite di merchandising e un calo delle attività commerciali legate alla squadra.
Questo è solo l’impatto immediato: il futuro potrebbe essere anche peggio. Parallelamente, infatti, si registra l’addio di Telepass. L’azienda ha comunicato la chiusura della sponsorizzazione al termine del quadriennio avviato nel 2023. “Così come previsto dall’accordo di partnership quadriennale siglato nel 2023, si è conclusa la sponsorizzazione delle Nazionali Italiane di Calcio, non essendosi verificata la qualificazione della squadra maschile ai campionati mondiali”, ha scritto l’azienda in una nota. La decisione segna un passo indietro netto: resta solo un’apertura generica a eventuali collaborazioni future, senza impegni concreti.
Diverso il discorso per Esselunga. Secondo quanto rivela il Corriere della Sera, il gruppo dei supermercati, entrato come premium partner nel 2023 e molto attivo durante gli Europei 2024, non ha annunciato una rottura. Tuttavia, al momento non emergono segnali sulla volontà di proseguire nel lungo periodo. La posizione, quindi, resta in osservazione.
Il quadro complessivo evidenzia una perdita di attrattività del prodotto Nazionale. L’assenza dal Mondiale riduce visibilità, partite di alto livello e ritorno commerciale per i partner. Di conseguenza, le sponsorizzazioni diventano meno appetibili e più difficili da giustificare nei bilanci aziendali. Anche perché oggi il calcio italiano è legato alla parola fallimento. Per la Figc il problema non è solo economico ma strutturale: meno sponsor significa meno ricavi e minore capacità di investimento. E il rischio, nel breve periodo, è che il disimpegno non si fermi ai casi già emersi.
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