Italia ripescata ai Mondiali, riecco il tormentone: la situazione dell’Iran e il regolamento Fifa
Dopo ogni esclusione, la stessa storia si ripete. L’Italia resta fuori dai Mondiali e, puntuale, riemerge il dibattito sul possibile ripescaggio. Era accaduto già prima di Qatar 2022, sta succedendo di nuovo dopo il fallimento nei playoff contro la Bosnia. Questa volta, a riaccendere le speranze – più teoriche che reali – è la situazione dell’Iran e l’ambiguità del regolamento FIFA.
Il quadro normativo, infatti, lascia spazio a interpretazioni. L’articolo 6.7 del regolamento della Coppa del Mondo 2026 stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione di una nazionale qualificata, sarà la FIFA a decidere “a propria esclusiva discrezione” come intervenire, incluso l’eventuale inserimento di un’altra squadra. Nessun criterio, nessuna graduatoria ufficiale: decide tutto l’organo guidato da Gianni Infantino.
Proprio questa vaghezza alimenta il tormentone. L’ipotesi nasce da uno scenario geopolitico complesso, con la possibile rinuncia dell’Iran legata alla guerra e ai problemi per l’ottenimento dei visti negli Stati Uniti. La federazione iraniana dovrà sciogliere ogni riserva entro il 12 maggio, pena sanzioni economiche significative: almeno 250mila franchi svizzeri se il ritiro avviene entro 30 giorni dall’inizio del torneo, cifra che può salire a 500mila in caso di decisione più tardiva. Il Mondiale comincia l’11 giugno, quindi tra un mese il quadro sarà più chiaro.
La FIGC monitora la situazione da tempo, ben prima dell’eliminazione sul campo. Ma il punto resta uno: anche in caso di clamorosa defezione dell’Iran, l’Italia avrebbe pochissime possibilità di essere ripescata. Il motivo è principalmente politico e geografico. La FIFA, in assenza di criteri ufficiali, tende a mantenere l’equilibrio tra le confederazioni. Per questo motivo, l’ipotesi più concreta sarebbe la promozione di un’altra nazionale asiatica. In prima fila ci sarebbero gli Emirati Arabi Uniti, sconfitti dall’Iraq nella finale dei playoff della loro area. Una soluzione che garantirebbe continuità sportiva e rappresentanza continentale.
Solo in seconda battuta si aprirebbe uno scenario diverso, ovvero il ripescaggio della miglior squadra tra quelle eliminate agli spareggi. Ed è qui che entra in gioco l’Italia. Ma si tratta di una possibilità residuale, più teorica che concreta. C’è poi un altro elemento decisivo: la reale probabilità che l’Iran rinunci. Nonostante le tensioni politiche e le dichiarazioni contrastanti arrivate nei mesi scorsi, la FIFA ha già confermato la partecipazione della nazionale asiatica e il calendario resta invariato. Una volta risolta la questione dei visti, appare difficile immaginare un passo indietro da parte di una squadra già qualificata.
Il risultato è che il dibattito sul ripescaggio resta, ancora una volta, un esercizio di fantasia più che una prospettiva reale. Un copione già visto, che si ripete ciclicamente ogni volta che l’Italia manca l’appuntamento con il Mondiale. Fino al 12 maggio, data limite fissata dalla FIFA, lo scenario resterà aperto almeno sulla carta. Ma per gli azzurri non c’è molto da attendere: il regolamento concede uno spiraglio, la realtà lo restringe quasi fino a chiuderlo. Ancora una volta, il destino dell’Italia non passa da decisioni di palazzo, ma dai fallimenti sul campo.
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