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L’EDITORIALE – L’Italia del “Passo e Resto”: il fallimento come titolo d’acquisto

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di Vincenzo Letizia

C’è una parola che nel vocabolario della lingua italiana suona ormai come un arcaismo, una di quelle voci che i linguisti segnano con una croce pudica: “dimissioni”. È un concetto esotico, quasi barbaro, che appartiene a latitudini dove il senso della responsabilità pesa più della poltrona. Da noi, invece, il fallimento è diventato un titolo di merito, una medaglia al valore da appuntarsi sul petto per giustificare la permanenza.

Prendete il calcio, specchio fedele e deformante delle nostre miserie. La sconfitta contro la Bosnia – uno “scoglio” che in altri tempi avremmo aggirato con le riserve e un occhio al cronometro – non è più l’occasione per un onesto esame di coscienza, ma il trampolino per l’auto-assoluzione. Rino Gattuso, cuore e ringhio, si ritrova prigioniero di una narrazione che trasforma l’insuccesso in un “favore” fatto al Paese. Ci viene detto che restare è un atto di coraggio, quando invece, spesso, è solo la pigrizia di non saper immaginare un altrove.

Ma il capolavoro architettonico del potere immobile risiede più in alto, nei palazzi dove Gabriele Gravina siede con la perizia di un guardiano del faro durante una nebbia perenne. I fallimenti si accumulano, le riforme restano scritte sulla sabbia e i mondiali diventano ricordi in bianco e nero, eppure il timone non si muove. È la logica del “chi rompe, resta”, una strana variante del diritto di proprietà applicata alle cariche pubbliche e sportive.

Non è diverso il panorama politico. Giorgia Meloni, nonostante i rovesci elettorali post-referendari che avrebbero suggerito a chiunque un periodo di riflessione in convento o in giardino, rimane inchiodata al suo posto. Il dogma è chiaro: scusarsi è da deboli, andarsene è da sconfitti. E siccome in Italia nessuno vuole essere sconfitto, si preferisce trascinare la sconfitta fino a farla diventare sistema.

Finché la responsabilità resterà un concetto astratto e la riforma un fastidio da rimandare, continueremo a collezionare quelle che poeticamente chiamiamo “figure di merda”. Perché il problema non è cadere – succede ai migliori – ma fingere che il suolo sia, in realtà, il nuovo orizzonte da conquistare.

L’Italia è quel Paese dove, se fallisci, non ti chiedono il conto: ti offrono il bis.

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