L’arte del non vincere
Non ho dubbi a riguardo, a mio modo di vedere Cardinale è il peggior proprietario che ci potesse capitare perché l’italo-americano è la materializzazione in carne ed ossa dei nostri peggiori incubi: un uomo d’affari a cui non interessa del Milan come club calcistico. Non è una frase buttata lì, una considerazione tanto per, è l’evidenza delle sue azioni, delle sue interviste e dei suoi silenzi: lui è tutto ciò che ogni tifoso dovrebbe temere. E’ l’uomo nero venuto per rovinare i miei sogni, anzi distruggerli nel suo significato più innocente.
Facendo mente locale cosa ricordiamo di lui? Un pollicione in piazza Duomo per lo scudetto vinto da altri, l’intervista in cui non sapeva quante coppe campioni avessimo vinto, “berlusconi 2.0”, costruire stadi per la serie A, dollaro incrementale, “i tifosi vogliono vincere sempre, ma se vinci ogni anno è meno interessante” e potrei continuare. Nessuna e dico nessuna vera dichiarazione da proprietario di un club sportivo che come primo obiettivo dovrebbe avere per l’appunto la competizione sportiva. Non è una questione di ruffianeria, se quella cosa non ce l’hai dentro non la ripeterai come un mantra ogni volta che ne hai occasione per ricordare a tutti nella società ciò a cui bisogna ambire.
Dal mio punto di vista è il peggio che ci potesse capitare, una sorta di Cairo in salsa rossonera da cui differisce solo per il bacino a cui fa riferimento. Per come la vedo io a lui interessa semplicemente piazzarsi nei primi quattro per i soldi che può portare a casa e avendo già di base uno dei primissimi fatturati in Italia tra le squadre di calcio è una sorta di atto dovuto. Un po’ come il Toro che per fatturato dovrebbe sempre stare nel limbo di chi non partecipa alle coppe e di chi non retrocede e così è nei fatti. Nessun vero obiettivo sportivo per noi, semplice galleggiamento per strategia economica.
A Cardinale interessa talmente tanto il Milan che in generale non rilascia interviste in Italia. E’ di pochi giorni fa la sua venuta nel Bel Paese con passaggio a Milanello per, presumo, salutare squadra e staff. Essendo già di suo quasi un evento epocale mi sarei aspettato che i giornalisti sempre appollaiati a Milanello per qualsiasi cosa potessero rivolgergli qualche domanda e invece manco per idea. Poi ovviamente viene fuori un’intervista o quello che è al financial times in cui tra le varie cose afferma come sia difficile costruire uno stadio in Italia, insomma la solita solfa: business.
Con tutta probabilità non ha voluto parlare ai giornalisti perché di calcio non sa nulla, perché i risultati sono nulli e perché qualcuno gli avrebbe chiesto cosa si sarebbero dovuti aspettare i tifosi. Qualcuno potrebbe obiettare che queste risposte le dovrebbe dare l’a.d. ma direi che dopo le “ambizioni fortificate” e gli scarsi risultati pure lui ha scelto di alzare una sorta di cortina fumogena, spuntando ogni tanto qua e là non con interviste ma con “spifferi” arrivati a questo o quel giornalista. La verità inscalfibile è che nei club in cui si punta a vincere ogni anno i proprietari, gli a.d. o i presidenti quel focus lo ribadiscono con costanza e appena le cose non vanno come devono tuonano e agiscono, anche sbagliando, per modificare ciò che ostacola le loro possibilità di vittoria. Il nostro terzetto è quanto di più lontano da tutto ciò e sfido chiunque a trovare dichiarazioni non buttate lì sull’argomento vittoria.
Per come la vedo io, se fosse nata per davvero la superlega con il nostro posticino assicurato di diritto avremmo una squadra ancor meno competitiva perché a quel punto non sarebbe nemmeno necessario sforzarsi un minimo per arrivare quarti. La proprietà Cardinale partendo da presupposti non sportivi non potrà che essere una bella lapide con su scritto “vivacchiare” perché di questo parliamo e lo abbiamo ben visto in più occasioni. Pensare che la costruzione dello stadio possa mutare questo status è per me un’utopia. Ad oggi abbiamo già un distacco economico con i nostri rivali europei imbarazzante (figlio di gestioni pessime e risultati sportivi assai scadenti) e già questo ci dovrebbe far riflettere, ma ancor più il fatto che anche prendendo per buona quella che io ritengo al massimo una frase buttata lì a più riprese per tener buono il popolino, fino al 2031 che si fa? Si traccheggia immagino, perché è bastato un anno andato storto per veder vendere tutto il parco giocatori che si potesse vendere indipendentemente dall’importanza nella squadra. Ecco perché per me questa rimane la peggior proprietà che ci potesse capitare perché mai parlerà realmente di calcio, perché il focus non sarà mai il mio di tifoso e perché in fondo hanno già dimostrato che vincere o perdere non fa differenza e l’unica cosa che muta il loro atteggiamento è entrare o meno in champions league perché in quel caso li si tocca sul vivo: i soldi.
Seal

