EFC | Mercoledi la ripresa. Con il Pescara fatto il nostro dovere
Riprenderà mercoledì il lavoro degli azzurri, quindi arriva un piccolo periodo di sosta dopo i diversi impegni ravvicinati. Come è noto, il prossimo weekend il campionato sarà fermo, si osserverà l’ultima sosta per le nazionali. Cogliamo anche l’occasione per fare l’in bocca al lupo alla nostra Italia, nella speranza che possa ritrovare la qualificazione al Mondiale. Sarà dalla settimana successiva che invece si guarderà al prossimo impegno di campionato, che sarà quello di Pasquetta a Marassi contro la Sampdoria. Ci saranno diversi giorni a disposizione di mister Caserta per poter lavorare con un po’ più di tranquillità e poter iniziare a mettere ulteriori dettami personali all’interno di questo gruppo, al fine compiere l’ultimo sforzo nelle sei gare che restano al termine di questo campionato e uscire definitivamente dalla zona calda in cui ancora siamo. Sicuramente a questa sosta si arriva con un po’ di tranquillità in più, con un sorriso, anche se adesso analizzeremo un po’ tutto quanto, perché comunque l’Empoli è finalmente tornato al successo. Sono passati 71 giorni dall’ultima volta in cui l’Empoli aveva vinto una partita, era successo esattamente il 10 gennaio a Cesena. Parliamo invece di quasi quattro mesi dall’ultima volta in cui gli azzurri avevano trionfato in un match casalingo, riportando la memoria alla fine di novembre, quando battemmo in maniera molto larga il Bari. Anche la vittoria di ieri, per quanto riguarda il punteggio, potrebbe essere da considerarsi larga, visti i quattro gol segnati e i due comunque di scarto messi nei confronti del Pescara. Ed indubbiamente dobbiamo evidenziare e sottolineare come il risultato fosse importante, determinante. Di fatto la cosa che più di tutte contava in quel match. Lo abbiamo scritto e detto a più riprese, lo aveva ribadito anche lo stesso mister Caserta alla vigilia del match; importava poco il come la vittoria sarebbe arrivata, l’importante è che al novantesimo o comunque al triplice fischio dell’arbitro i tre punti fossero nostri. E così è stato e per questo ai ragazzi vanno fatti i complimenti. E’ chiaro però che dobbiamo avere anche una lucidità oggettiva ed analitica nel dire che la gara di ieri è tutt’altro oro che luccica, anzi, è una gara che deve portare delle ulteriori riflessioni per migliorarci proprio in vista del gran finale di questa stagione. L’Empoli ha avuto principalmente due meriti nella gara di ieri contro il Pescara. Quello di approcciare bene, perché indubbiamente l’Empoli è sceso in campo motivato, ha attaccato dal primo minuto ed ha trovato su palla inattiva il gol del vantaggio. E poi l’altro merito che ha avuto è stato quello comunque di non scoraggiarsi nel momento più delicato della partita, ma, proprio come è successo già in occasione delle gare contro il Mantova e contro lo Spezia, l’Empoli allo schiaffo enorme ricevuto non si è afflosciato su se stesso, ma si è rialzato in piedi, sfruttando anche le situazioni favorevoli che nel corso di quella gara ieri ci sono state, ed ha avuto la bravura di riportare il risultato dalla nostra parte. Potremmo aggiungere anche un altro aspetto positivo, ovvero la bravura ed il cinismo nello sfruttare gli episodi, perché comunque, ieri, tre gol su quattro sono arrivati da palla inattiva (non era mai successa una cosa così in campionato) e l’ultimo gol è stata una gentile concessione di un difensore pescarese che di fatto, ha servito il più perfetto degli assist al nostro Fila, che non ha avuto problemi a depositare la palla in porta. E sappiamo quanto gli episodi alla fine facciano la differenza. Detto questo, però, c’è un momento abbastanza importante nel corso di questa partita che non ha assolutamente soddisfatto, anzi, ha creato preoccupazione e ansia, ed in maniera molto onesta ed oggettiva, è stata analizzata anche dallo stesso Caserta nell’intervista post-partita, andandola a rimarcare ed evidenziare senza tanti giri di parole.
L’Empoli ha giocato praticamente 80 minuti in superiorità numerica. Una superiorità che inizialmente è stata sfruttata, si è visto bene in campo questo, ma trovato il gol del 2 a 0, quello che avrebbe di fatto dovuto mettere totalmente in discesa la partita, si è rispenta la luce. Il Pescara è salito in cattedra, ha trovato tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo due gol che hanno clamorosamente rimesso in parità la partita ed hanno spostato l’inerzia; perché in quella fase lì il Pescara aveva nettamente il pallino del gioco in mano. Hanno colpito un legno, Fulignati si è dovuto impegnare in almeno un paio di parate importanti e la sensazione generale era che il contraccolpo potesse arrivare da un momento all’altro, facendo diventare una sorta di incubo quello che si stava vivendo, con poi un commento finale che sarebbe stato duro e difficile da poter giustificare. Per fortuna, come detto, l’Empoli non si è scomposto e questa e una caratteristica che questi ragazzi stanno mostrando. Sono state ritrovate determinate energie e poi, per bravura e magari anche con quel pizzico di fortuna che nel calcio, lo sappiamo, non guasta mai, siamo stati capaci di rimettere la gara con quei due gol di scarto che c’erano fin quando non si è spenta appunto la luce. Come detto però c’è da riflettere. Ieri abbiamo affrontato squadra che veniva da un trend di risultati positivi e poteva essere in fiducia, ma abbiamo giocato, come detto, 80 minuti con l’uomo in più, contro l’ultima squadra in classifica, contro l’ultimo monte ingaggi di questa serie B. E quindi questo deve indubbiamente far equilibrare quello che è l’aspetto giusto di soddisfazione per questi tre punti ritrovati, ma circoscrivendoli alla specifica partita che ieri abbiamo vissuto, l’avversario e le condizioni in cui questa poi si è giocata. Quello che speriamo che la vittoria possa aver portato, come abbiamo già avuto modo di dire, è quel click mentale, quello necessario per ritrovare energie, consapevolezza nei propri mezzi e magari anche quel filo di leggerezza che, pur con una classifica ancora tutt’altro che tranquilla, possa aiutarci a fare bene nelle ultime sei gare che restano. Non siamo assolutamente fuori dalla lotta salvezza. I tre punti arrivati ieri rappresentano sicuramente una boccata d’ossigeno e ci permettono di metterci alle spalle qualche squadra, ma la situazione resta molto corta: il margine sulla zona play-out è ancora di soli due punti. E sappiamo bene che da qui alla fine ci saranno diversi scontri diretti che peseranno tantissimo, a partire da quello che avremo alla ripresa, nel giorno di Pasquetta, a Marassi contro la Sampdoria, che a sua volta è tornata alla vittoria. Poi ci sarà la trasferta di Padova e la sfida con l’Entella, una squadra che sembra ogni volta sul punto di mollare ma che poi, puntualmente, resta aggrappata. Per questo, adesso più che mai, serve consapevolezza. E speriamo che questa sosta, che permetterà alla squadra di lavorare con un po’ più di tranquillità e a mister Caserta di entrare ancora più a fondo dentro il gruppo, possa aiutare a trovare le chiavi giuste. Allo stesso tempo, però, è giusto ribadire un concetto: la vittoria di ieri, per quanto importante e determinante – perché non ci sarebbe stato altro metro di giudizio se non il risultato – non ha ancora risolto nulla. Sarebbe un errore pensare che da qui in avanti tutto possa diventare più semplice. Anche perché non ci ricapiterà di giocare in casa contro il Pescara e, soprattutto, con una superiorità numerica per quasi tutta la gara. E, volendo essere anche un po’ “cattivi”, la certezza che undici contro undici per novanta minuti avremmo vinto quella partita, onestamente, non ce l’abbiamo.
Dal punto di vista dei singoli, sicuramente si è distinto Shpendi. E non soltanto per i due gol segnati, che già basterebbero per esaltare la prestazione di un attaccante, ma per tutto il lavoro fatto durante la partita, anche in fase di ripiegamento e di aiuto alla squadra. Un giocatore che ha davvero cuore e polmoni infiniti, che magari a volte commette qualche errore per eccesso di generosità, ma al quale si può dire davvero poco. Ieri, tra l’altro, ha aggiunto anche qualità e cinismo. Molto positivo anche il ritorno di Ghion. Non solo perché è sempre bello rivedere in campo un giocatore che è stato fermo a lungo, ma perché il suo ingresso ha dato ordine e ritmo al centrocampo. È un giocatore che può essere davvero importante per l’equilibrio della squadra in questo finale di stagione. Anche Edoardo Saporiti, pur senza disputare una partita eclatante come nelle ultime uscite – anche perché stavolta è partito dall’inizio – ha comunque messo qualità al servizio della squadra. Per il resto, le valutazioni restano altalenanti, tra cose buone e errori da sottolineare. In particolare, pesano quelli commessi da Lovato in occasione del primo gol e da Magnino sul secondo gol subito. Nel complesso, la partita conferma quanto già detto: bene, ma non benissimo. Continua a mancare quella continuità nell’arco dei novanta minuti che rappresenta il vero limite di questa squadra dall’inizio della stagione. Anche ieri, nonostante il risultato e gli episodi favorevoli, non si è vista una prestazione lineare dall’inizio alla fine. Ed è proprio su questo che mister Caserta dovrà lavorare maggiormente. Il tecnico è arrivato portando un segnale di discontinuità, passando alla difesa a quattro. Nelle sue prime tre partite non è arrivata nessuna sconfitta: due pareggi e una vittoria. È vero che il calendario, da questo punto di vista, ha aiutato, perché sono state affrontate squadre che in quel momento erano sotto di noi. Probabilmente, se al posto di Mantova, Spezia e Pescara ci fossero state squadre come Monza, Venezia o magari la stessa Sampdoria in trasferta, oggi il racconto potrebbe essere diverso. Ma è altrettanto vero che qualcosa il tecnico è riuscito a dare. Adesso, però, arriva la fase decisiva. Caserta dovrà essere bravo a trovare le ultime risorse mentali e tecniche da parte del gruppo, facendo sì che la squadra riesca non solo ad approcciare bene le partite, ma anche a mantenerne il controllo per tutta la loro durata. Servono punti, servono risultati, serve continuità. Perché l’obiettivo è chiaro: portare questa barca, che purtroppo ha imbarcato acqua, fino al porto della salvezza. Che resta, come continuiamo a dire, non un traguardo da festeggiare, ma il minimo sindacale da raggiungere.
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