EFC | Oggi la ripresa. Con il Mantova buona la reazione ma serve vincere
Riprenderà già oggi il lavoro degli azzurri dell’Empoli all’indomani della gara pareggiata in casa contro il Mantova. Non c’è infatti tempo per fermarsi, perché già dopodomani si tornerà in campo e l’Empoli sarà ospite dello Spezia in un’altra sfida pienamente inserita nell’attuale lotta salvezza. Nessuna sosta quindi, ma giornate utili per il nuovo tecnico Fabio Caserta per continuare a lavorare sulla squadra, cercando di trovare la giusta quadra e traghettare nel modo più sicuro possibile gli azzurri verso la fine di questa stagione, centrando almeno l’obiettivo della permanenza in Serie B, che al momento resta tutt’altro che scontato. Nel corso della settimana eravamo stati molto chiari su quale dovesse essere l’unico obiettivo della partita contro il Mantova: vincere, senza soffermarsi troppo sul come. È evidente che spesso la prestazione è propedeutica al risultato, ma ieri (come sarà anche nelle prossime) contava soltanto arrivare al novantesimo con quel segno 1. Così purtroppo non è stato. Il racconto parla di un pareggio che allunga ulteriormente la striscia senza vittorie: il successo manca complessivamente dal 10 gennaio, quindi da oltre due mesi, mentre in casa l’ultima vittoria risale addirittura alla fine di novembre. Numeri che spiegano bene il momento complicato che sta attraversando la squadra. La partita di ieri non può essere raccontata con toni di soddisfazione. Non può esserci esaltazione nemmeno considerando che gli azzurri sono riusciti a rimettere in piedi una gara che al quarantacinquesimo minuto sembrava seriamente compromessa. Lo stadio lo ha fatto capire chiaramente, con i fischi di una parte consistente del pubblico che hanno accompagnato la squadra negli spogliatoi al termine del primo tempo. La ripresa ha raccontato una storia diversa, ma non è bastata per arrivare all’unico obiettivo che contava davvero, ovvero la vittoria. Per questo il profilo deve restare basso e non può mancare anche una certa dose di preoccupazione, che in questo momento appare assolutamente legittima. Detto questo, provando a ragionare ormai soltanto in ottica salvezza, è chiaro che quel secondo tempo e quella reazione — forse mai vista davvero in questa stagione — devono in qualche modo rappresentare un segnale positivo per il futuro. In altri momenti del campionato una situazione come quella maturata all’intervallo difficilmente avrebbe portato anche soltanto al pareggio. All’interno di un primo tempo decisamente negativo, non soltanto per il doppio svantaggio ma anche per una prestazione complessiva al di sotto della sufficienza, sono emerse anche alcune scelte iniziali non perfettamente riuscite da parte di Caserta. Scelte che però sono state corrette con grande rapidità e lungimiranza durante l’intervallo. Nei secondi quarantacinque minuti si è visto non solo un atteggiamento mentale diverso, ma anche una squadra più equilibrata, meglio distribuita in campo sia nella copertura degli spazi sia nello sviluppo della manovra. Una delle indicazioni che sembra emergere con una certa chiarezza è che questa squadra difficilmente può prescindere dalle due punte. Shpendi, che può essere considerato a tutti gli effetti il principale riferimento offensivo dell’Empoli, fatica inevitabilmente quando viene lasciato troppo isolato. Allo stesso tempo, se si decide di giocare con la difesa a quattro — scelta fatta ieri da Caserta rompendo la continuità con il sistema a tre utilizzato dai predecessori — diventa fondamentale che i terzini siano perfettamente funzionali all’equilibrio della squadra.
Da questo punto di vista, sulla sinistra Obaretin ha disputato una gara quasi anarchica, senza mai dare la sensazione di avere pienamente chiaro quale dovesse essere il suo posizionamento, staccandosi spesso dalla linea anche senza un reale motivo. Anche Candela, schierato sull’altra fascia, ha incontrato diverse difficoltà. Sono aspetti che potrebbero portare a nuove riflessioni nelle prossime partite, nel caso in cui si decidesse di proseguire con questo assetto tattico. Sul tecnico calabrese, arrivato da meno di una settimana, si può naturalmente dire ancora poco. Se da una parte l’approccio iniziale alla gara non è stato dei migliori, dall’altra va riconosciuta la prontezza nel capire cosa non stesse funzionando e intervenire con gli aggiustamenti necessari, un po’ come farebbe un buon meccanico quando un’auto arriva ai box con qualche problema e bisogna stringere le viti giuste. Quella di ieri resta quindi una partita divisa nettamente in due tronconi. Un primo tempo da dimenticare, purtroppo sulla scia di quanto visto anche nelle ultime settimane, e un secondo tempo che ha mostrato un Empoli con una caratterialità diversa. Il vero punto interrogativo resta la continuità. Per quello che si è visto nelle prime trenta giornate, non è certo una caratteristica che appartiene al DNA di questa squadra. Ma se quell’atteggiamento visto nella ripresa dovesse trovare spazio anche nelle prossime partite, allora con otto gare ancora da giocare l’obiettivo della salvezza — ovvero quel minimo sindacale necessario per salvare almeno la stagione — potrebbe essere nettamente alla portata. È chiaro che, ragionando sempre ed esclusivamente in ottica salvezza, il tempo a disposizione c’è ancora. Ma i risultati restano imprescindibili ed è su quelli che ormai bisogna concentrarsi. Tutto il resto, alla fine della stagione, viene portato via dal vento. Non si parlerà più di prestazioni, sensazioni o momenti della partita: si racconterà soltanto come questo campionato si sarà chiuso, in quale posizione e cosa quella posizione avrà permesso all’Empoli di fare nella stagione successiva. Serve quindi qualcosa in più, soprattutto in termini di continuità. È una parola che ripetiamo spesso, ma non è casuale: è probabilmente la qualità che manca di più a questa squadra. Manca nel lungo periodo, guardando ai risultati settimana dopo settimana, ma manca anche all’interno della stessa partita. Troppe volte l’Empoli ci ha abituato a vedere più gare dentro gli stessi novanta minuti e anche ieri la storia è stata più o meno la stessa: un primo tempo di un certo tipo e un secondo tempo completamente diverso. Per essere oggettivi bisogna però ricordare anche chi era l’avversario. Ieri al Castellani non è arrivato il Monza o il Venezia, di fronte c’era il Mantova, squadra che prima della partita era e resta tuttora un punto sotto gli azzurri. Un avversario che, se si trova in quella posizione di classifica, qualche problema lo ha evidentemente mostrato nel corso della stagione. Parliamo anche di una realtà con un monte stipendi nettamente inferiore rispetto a quello dell’Empoli. Non interessa troppo analizzare la gestione della partita da parte del tecnico dei virgiliani, ma è anche giusto dire che qualche errore lo ha commesso. Nella gestione dei cambi, ad esempio, è sembrato togliere qualcosa alla propria squadra più che continuare ad alimentarne la spinta, forse anche per un certo timore. D’altra parte parliamo di una squadra che, esattamente come l’Empoli, si sta giocando il mantenimento della categoria e quindi un certo grado di fragilità psicologica può esserci anche dall’altra parte. È possibile che contro un avversario di altro spessore quel secondo tempo dell’Empoli non lo avremmo visto. Per questo è giusto mantenere una certa cautela nell’analisi di ciò che è successo ieri, restando più sul versante negativo che su quello positivo. Perché ancora una volta bisogna ribadirlo: il risultato contava e contro il Mantova, in casa, la vittoria era obbligatoria. E l’Empoli non l’ha ottenuta.
Sono due punti che adesso mancano all’appello rispetto a quei 13-14, al massimo 15, che la squadra dovrà cercare di conquistare da qui alla fine del campionato di Serie B per mettere al sicuro la stagione. La prossima sfida non sarà semplice. Gli azzurri andranno a giocare sul campo dello Spezia Calcio, in uno stadio che conosciamo bene e che sa spingere molto la propria squadra. Anche per i liguri sarà una partita pesante, perché pure loro si giocano una fetta importante della stagione. Chissà però che proprio in trasferta, dove spesso l’Empoli ha fatto vedere qualcosa di meglio rispetto alle gare casalinghe, la squadra non riesca a giocare con una testa un po’ più libera. Ma questo lo racconteremo a tempo debito. Guardando alle prove dei singoli, ancora una volta c’è un giocatore che si è distinto sopra gli altri: Salvatore Elia. Un calciatore che per qualità e passo sembra appartenere alla categoria superiore. Ha un ritmo diverso, una visione diversa e ieri è entrato praticamente in tutte le azioni offensive dell’Empoli, mettendo anche in mezzo palloni davvero notevoli. Impossibile non ricordare che sono partiti dai suoi piedi i due perfetti cross che hanno permesso a Shpendi e Saporiti di segnare. Abbastanza positive anche le prestazioni dei due centrali difensivi. Matteo Lovato ha probabilmente disputato una gara più solida, mentre Guarino ha mostrato qualche incertezza in più ma senza commettere errori particolarmente gravi. A centrocampo si è visto chiaramente il cambio di passo tra il primo e il secondo tempo, così come anche Shpendi ha beneficiato molto della diversa struttura della squadra nella ripresa. Dietro la lavagna finiscono invece, senza troppi giri di parole, i due giocatori sostituiti all’intervallo da Fabio Caserta: Obaretin e soprattutto Rareș Ilie. Quest’ultimo continua a portarsi dietro una lunga sequenza di prestazioni insufficienti. È difficile comprendere come le qualità che ci erano state raccontate e che in estate si erano intraviste non siano praticamente mai emerse. Per quanto riguarda Caserta, il giudizio resta inevitabilmente sospeso. La squadra porta ancora addosso tutto ciò che è accaduto nelle ventinove giornate precedenti e il tecnico ha avuto soltanto una settimana per lavorare. Non è semplice entrare in una realtà con problemi così evidenti. La gestione iniziale della partita non è stata positiva, e lo si è visto chiaramente. Lo ha ammesso anche lo stesso allenatore. Va però riconosciuta la prontezza nel correggere ciò che non funzionava e forse anche la capacità di toccare le corde giuste dal punto di vista motivazionale durante l’intervallo. Perché al di là degli accorgimenti tattici, nel secondo tempo si è vista proprio una squadra con una cattiveria mentale diversa. Il tempo per giudizi definitivi è ancora lontano. Le prossime due partite, quella contro lo Spezia e poi quella contro il Pescara, potranno dirci qualcosa di più su quello che Caserta potrà realmente portare a questa squadra e su come l’Empoli potrà affrontare l’ultima parte di stagione. Perché è difficile non pensare che proprio queste due gare possano iniziare a scrivere una parte importante del nostro futuro più prossimo.
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