L’EDITORIALE – Requiem per undici naufraghi: l’Italia del pallone è un cimitero a cielo aperto
di Vincenzo Letizia
C’eravamo tanto amati, o forse avevamo solo imparato a mentire meglio degli altri. Il risveglio, però, ha il sapore metallico del sangue e il gelo dei fiordi. Non è più crisi: è un’autopsia a cielo aperto, con il paziente che, ostinato, si ostina a darsi del “voi” davanti allo specchio mentre la realtà lo prende a schiaffi in mondovisione.
Prendete l’Inter. Non è uscita dalla Champions; è uscita dal senso logico. Farsi mettere alla porta dal Bødo/Glimt, con quella sufficienza tipica di chi pensa che il blasone pesi più dei polmoni, è il manifesto di un’impotenza che non ha scuse, solo complici. I norvegesi correvano, noi passeggiavamo tra i ricordi di una grandezza che fu.
E il Napoli? Il “vergognoso” non è un aggettivo, è un referto medico. Una squadra smarrita nei propri tic, incapace di produrre un’idea che non fosse un rinvio della disperazione. Se la Champions è il ballo delle debuttanti, noi ci siamo presentati con le scarpe slacciate e il fiatone al primo valzer.
Infine, l’Atalanta. La Dea è diventata ancella, trattata dal Bayern come l’Anaune in un giovedì di ritiro estivo. Non c’è stata partita, c’è stata una lezione di anatomia. I tedeschi non giocavano, spiegavano. Spiegavano che il calcio moderno è un’altra cosa: è ritmo, è ferocia, è una geometria che noi abbiamo scordato per dedicarci all’antiquariato del catenaccio 2.0.
Siamo finiti in un coma profondo, dove i sogni sono incubi e la sveglia non suona mai. Il calcio italiano è oggi un condominio di lusso con le tubature rotte e i mobili pignorati. Ci resta la nostalgia, pessima consigliera, e quella boria tutta nostra di sentirci ancora maestri in un mondo che ci ha declassati a scolaretti svogliati. Il fondo lo abbiamo toccato, ma qualcuno, di sicuro, sta già scavando.
Il problema non è più perdere, ma il “come”. Quando lo scarto tecnico diventa un abisso culturale, non bastano i correttivi: serve un esorcismo. O, più prosaicamente, basterebbe ricominciare a correre.
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