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L’EDITORIALE | Catania, sensazione di fragilità e confusione. La scossa deve partire dalla panchina

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La serata dello Stadio Angelo Massimino doveva essere quella della risposta. Una risposta emotiva, prima ancora che tecnica, da parte del Catania. E invece il risultato finale contro la Casertana ha restituito l’immagine opposta: una squadra che non solo non reagisce, ma che sembra essersi smarrita proprio nel momento in cui servivano carattere e identità.

Lo 0-0, di per sé, potrebbe anche essere archiviato come una serata storta. Il calcio è pieno di partite bloccate, di palloni che non vogliono entrare e di portieri avversari in versione saracinesca. Ma il punto è un altro. Il punto è la sensazione di fragilità che il Catania continua a trasmettere. Una squadra che resta sì solida dietro, con la porta difesa da Dini ancora una volta inviolata, ma che davanti sembra aver perso completamente la bussola.

Le occasioni ci sono state, è vero. La traversa di Miceli, qualche mischia, un paio di interventi decisivi di De Lucia. Ma sono episodi, lampi isolati dentro una manovra che fatica a svilupparsi con continuità. Il Catania arriva negli ultimi trenta metri e poi si inceppa, come un ingranaggio che gira a vuoto. Manca fluidità, manca imprevedibilità, e soprattutto manca quella cattiveria agonistica che spesso fa la differenza nelle partite sporche di Serie C.

Ed è qui che inevitabilmente il discorso porta a Domenico Toscano. Perché quando una squadra smette di funzionare, quando i meccanismi si inceppano e la reazione emotiva non arriva, l’allenatore finisce inevitabilmente sotto i riflettori. Toscano è arrivato a Catania con il profilo del condottiero esperto, dell’uomo abituato a gestire pressioni e piazze esigenti. Oggi però la sua squadra appare confusa, nervosa, spesso priva di quella identità chiara che dovrebbe essere il marchio di fabbrica di un gruppo allenato da lui.

La sensazione, ieri sera, è stata quella di una squadra contratta. Non rabbiosa, non feroce, ma bloccata. E questo è forse il segnale più preoccupante. Perché quando il peso della partita diventa un macigno sulle gambe e sulla testa, significa che qualcosa nel rapporto tra squadra, campo e panchina si è incrinato.

A complicare ulteriormente il quadro c’è poi una rosa che continua a perdere pezzi. Tra infortuni, acciacchi e rotazioni forzate, Toscano si ritrova spesso a dover rimettere mano agli equilibri della squadra. Ma anche questo, ormai, non può più bastare come spiegazione totale. In questa fase della stagione tutte le squadre fanno i conti con problemi simili. Quello che fa la differenza è la capacità di trovare soluzioni.

La classifica, nel frattempo, non aspetta. E racconta una realtà meno ambiziosa di quella che si immaginava qualche mese fa. In alto il Benevento continua a correre e appare ormai proiettato verso la Serie B, mentre il Catania è costretto a fare un esercizio ben diverso: guardarsi alle spalle.

Non è ancora il momento dei processi definitivi, ma è sicuramente il momento delle domande. Perché la sensazione è che la stagione rossazzurra sia arrivata a un bivio. Da una parte c’è il rischio di trascinarsi in un finale anonimo, fatto di rimpianti e occasioni sprecate. Dall’altra c’è la necessità di ritrovare immediatamente energia, idee e soprattutto una scossa emotiva.

E quella scossa, inevitabilmente, deve partire dalla panchina. Perché nelle piazze come Catania, quando la squadra perde smalto e convinzione, il primo a finire sulla graticola è sempre l’allenatore. Oggi tocca a Toscano dimostrare di avere ancora in mano il timone di questa squadra. Altrimenti il rischio è che questo pareggio non resti soltanto una serata deludente, ma diventi il simbolo di una stagione che si sta lentamente sfilacciando.

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