Rispettateci. Rispettiamoci.
IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) - Superare la Juventus significa sempre eccellenza . Quando l’abbiamo fatto nella storia abbiamo vinto il secondo e il terzo Scudetto (nel ‘42, invece, il Torino). Arrivare a un livello simile non significa solo vincere in campo, ma strutturarsi per farlo, avere amor proprio. Dove non si vince tantissimo, significa fare una rivoluzione culturale , persino cambiare il linguaggio e quella Roma di Viola , col violese, di Liedholm , coi suoi paradossi, di Falcao , e la sua lingua invisibile in campo, lo fece. Si fece rispettare, cominciò Viola dicendo di non chiamare Rometta la Roma , perché la Roma è la Roma. È così che quella Roma prima di ribellarsi al gol di Turone si è ribellata al suo destino , poi ha controbattuto e battuto la Juventus malgrado i centimetri di Boniperti e il (non) fuorigioco di Bergamo . S’è posizionata lì – in gioco - e per questo a turno il Potere ci si è dovuto impegnare per cercare di ricacciarla indietro: lo “scippo” di Boniek , poi quelli di Ferrara e Paulo Sousa , il colpo di testa del guardalinee Manfredini sulla rimessa di Aldair , il rigore su Gautieri di Deschamps , la partita di Racalbuto scolpita sulla pietra di Calciopoli, la “tripletta” di Rocchi , la nuova regola dello svantaggio , per cui se segni ma prima c’è rigore non vale, con Orsato … Pillole.
Quando noi andiamo in campo contro la Juve ci portiamo dietro tutta questa storia e per cambiarla bisogna fare come ogni volta che abbiamo vinto: avere amor proprio e crederci. Non chiamarci Rometta , ma Roma . Ieri in città è comparso l’ennesimo murale, stavolta raffigurante Turone con la scritta: “ Er gol de Turone era bono!! ”. Così, con due esclamativi.
Ora, oltre al fatto che se bisogna fare questa citazione originalissima la si faccia bene, quindi “ go ” e non “ gol ”, qualcuno deve ricordare che quell’odiosa espressione se la sono inventata gli “altri”. I laziali in tempi più recenti, gli juventini al momento del fattaccio e ce lo hanno ripetuto per anni (così come la presa in giro de “ Il cuppolone è daa Roma ”, “ er Colosseo è daa Roma ” eccetera). Ora, non è possibile che ci prendiamo per il culo da soli , non è possibile non aver cura della nostra storia, se vogliamo cominciare a scriverla nuovamente. ll gol di Turone era regolare veramente ma se sono riusciti a far entrare nel nostro linguaggio il loro sberleffo, allora Deschamps, Manfredini, Rocchi, Racalbuto ... saranno destinati non solo a ripetersi, ma a compiersi. Tutto questo per dire Roma mia, che oggi dipende da te, guarda a quello che sei stata quando sei stata grande, a quello che stai diventando, non pensare al Galatasaray , alla stanchezza loro, a presunte finali Champions . Al gol di Turone sì. Ma senza dire quello che era, oppure chiamandolo come quello che è stato: la rapina di un sogno. Senza manco un esclamativo.

