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CORRIERE DELLO SPORT – Chiamateli Fab Four a metà

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Gilmour e Anguissa si rivedono: da capire se sarà possibile un impiego parziale

Ve li ricordate i Fab Four? Non i Beatles, ma più modestamente i quattro centrocampisti con cui il Napoli aveva acceso la propria stagione. Sembra passato un secolo, in realtà era fine ottobre. Poi sono arrivati gli infortuni, le assenze, gli equilibri da reinventare ogni settimana. A Verona, però, qualcosa si riavvicina a quell’idea iniziale. Non ancora la versione completa, ma almeno un accenno di ritorno alla normalità per Antonio Conte, che in questa stagione ha dovuto più adattarsi che scegliere. Le certezze, per adesso, restano Lobotka ed Elmas, che hanno tirato la carretta nell’ultimo mese. Ma con una settimana in più di allenamenti e non essendo sceso in campo a Bergamo, l’allenatore può anche puntare su Gilmour, nel caso in cui ne avesse bisogno.

FAB FRANK. Domani, tra l’altro, uno dei tasselli fondamentali, Anguissa, sarà a disposizione e quindi convocabile. Ha messo nelle gambe 45 minuti nell’allenamento congiunto di mercoledì contro il Giugliano, segnali concreti dopo settimane complicate. Non ha ancora i novanta minuti, ma bisogna valutare se potrà rappresentare una risorsa a gara in corso, soprattutto in quello che, da qui alla fine, assomiglia sempre più a un mini campionato con in palio la qualificazione Champions. Le certezze, nel frattempo, restano quelle che hanno sorretto la squadra nel momento più delicato: continuità, sacrificio e una mediana che ha stretto i denti senza risparmiarsi. Conte ritrova rotazioni, possibilità di scelta, persino l’opportunità di cambiare spartito a partita in corso. Un lusso che negli ultimi mesi gli era mancato, quando l’emergenza imponeva soluzioni obbligate e uomini adattati.

OBIETTIVO TORO. Gli altri due componenti della “band” restano ancora in attesa. McTominay non partirà per Verona: lavoro personalizzato, prudenza massima e nessuna forzatura. L’obiettivo è riaverlo per la prossima gara casalinga contro il Torino. Stesso discorso per De Bruyne, che prosegue il suo percorso di recupero con cautela. In città ha incrociato tifosi e ristoratori, tra centro e litorale flegreo e lui non s’è negato a foto e autografi. Anche il belga guarda al rientro nel weekend del 7-8 marzo, data cerchiata idealmente in rosso, almeno per la panchina.

E allora, più che un ritorno immediato, si intravede una progressiva ricomposizione. Una reunion annunciata, ma da gestire senza fretta, perché il finale di stagione richiede energie lucide prima ancora che entusiasmo. All’inizio Conte aveva costruito la squadra attorno alle caratteristiche dei suoi centrocampisti, disegnando quel 4-1-4-1 fluido che dava al Napoli controllo del pallone e qualità nelle connessioni. Poi la realtà ha imposto altro: difesa a quattro diventata a tre, linea che si abbassa a cinque, sistemi ibridi, continui aggiustamenti. Il Napoli ha cambiato pelle senza mai smarrire l’obiettivo. Ora, con i Fab Four che tornano lentamente a riaccordarsi, Conte può ritrovare qualche nota familiare proprio nel momento in cui serve l’ultimo sforzo. Non per tornare indietro, ma per chiudere il cerchio.

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