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Come Bodø

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Jens Petter Hauge. Parto da qui, la mia grande passionaccia nata ai tempi dell’eliteserien trasmessa da DAZN. Non sapete, o forse sì perché sicuramente ne avrò scritto qui su Milan Night, quanto ero felice per il suo arrivo, un ragazzo con doti per me indiscutibili che per qualche oscuro motivo non è mai riuscito a sbocciare fuori da casa sua. Il talento è cristallino perché se fosse frutto della serata magica non potrebbe ripetere certe prestazioni con costanza. E’ come quei fiori delicati, stupendi, che se li provi a ripiantare da altre parti non sbocceranno mai, ma Hauge per me rimane una gioia da vedere.
Sono felicissimo per Jens perché si meritava una doppia serata del genere e poi diciamocelo è milanista dentro, come lo è suo padre Jan Ingvald: molto più milanista di tanti che a parole si professano tali. Così il Bodø Glimt ha battuto per due volte con un sonoro 5-2 totale gli ingiocabili: una volta con freddo, sintetico e un piccolo stadio, un’altra con temperature gradevoli, erba e un grande stadio. Come Bodø! Sono sicuro scriverebbe oggi Chiara e molti di noi agli amici interisti come direbbe il buon Max.
Questa uscita rovinosa celebrata anche da ESPN (non pizza e fichi) come una delle più grandi eliminazioni nella storia della champions league descrive in maniera perfetta lo stato del nostro calcio: una squadra che domina in Italia e piglia scoppoloni in europa. Nonostante non vogliano sentirselo dire, assomigliano molto a quella juve che tanto disprezzavano, con un divario tra campionato e coppe difficilmente giustificabile se non col pensiero di molti. Tre finali europee: 2 gol fatti e 9 subìti, in champions addirittura un tennistico 0-6. In questa champions se si esclude il Dortmund sono arrivate solo vittorie contro squadre modestissime che rendono meno drammatici i loro numeri perché togliendo le prime quattro sfide (Ajax, Slavia, Union Saint Gilloise, Kairat) la statistica recita impietosamente 1 vittoria e 5 sconfitte con 6 gol fatti e 11 subìti (una media di quasi due reti a partita). I numeri non mentono direbbe qualcuno e quando in campionato sei abituato a scenette mentre in europa quasi si mettono a ridere (vedere ieri barella o il cucciolo da salvare bastoni) poi succede di non ritrovarsi più.

Come Bodø! Già, vedendo ieri la giusta esultanza dei norvegesi mi è venuto subito in mente il nostro Milan, alla dimensione portata da elliott prima e cardinale poi grazie anche all’incessante disastroso lavoro di furlani, moncada e scaroni. Ibra nemmeno lo considero, al massimo è lo zanetti dell’inter.

Oggi il Milan con una visione strategica di alto livello può andare a competere il prossimo anno con le più grandi. Se invece si scegliesse una visione di mantenimento, senza investimenti, senza un’idea da Milan rimarremmo nel limbo tra le migliori sei o sette squadre in Italia per tentare di rivincere lo scudetto e qualificarci per la champions. Per questo è il momento che la proprietà, Elliott o quella che potrebbe arrivare, chiuda il triennio e capisca che strategia vuole per il futuro. Con due o tre acquisti importanti e il consolidamento dei giocatori che abbiamo possiamo competere per qualcosa di più grande in champions.

Così parlava Paolo Maldini a maggio 2022 alla gazzetta dello sport, quasi quattro anni fa oramai e direi che il discorso non solo non fa una grinza ed è attuale, ma si è drammaticamente avverato. I più puntigliosi si attaccheranno al “gli investimenti ci sono stati però” ma è uno specchietto per le allodole perché la realtà è che l’investimento per questa gente è il Milan usato come “prodotto finanziario” per produrre valore con le plusvalenze ad esempio. Red Bird, proprietario del Milan, non ha finanziato il Milan attingendo da altri “prodotti”, non ha investito per come immagina ogni tifoso per farla breve, semplicemente lo gestisce come meglio crede ossia vivendo in un limbo chiamato quarto posto, cedendo e acquistando come un’udinese qualsiasi solo con lo stadio più bello e un brand che ancora attira nel mondo, ma fino a quando senza trofei? Perchè poi si fa in fretta a trasformarsi nell’ajax.
Torniamo quindi al punto di partenza: come Bodø. Perchè questo siamo diventati, una squadra che continuando in questo limbo riterrà epico vincere uno spareggio che ti porta agli ottavi di finale di champions. Come il Bodø appunto.

Seal

Sicuramente non mi leggerà, ma ancora tanti complimenti Jens Petter Hauge: ti meriti serate del genere.

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