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Post Match - Il duello Ndicka-Hojlund

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LR24 ( MIRKO BUSSI ) - A leggere il futuro di Napoli-Roma alla finestra, ricalcando i duelli che si sarebbero agganciati frequentemente in campo, non servivano particolari competenze per cerchiare in rosso quello tra Ndicka ed Hojlund . Da una parte, quella di casa, la tendenza lukakiana delle squadre di Conte ad accedere a zone di rifinitura utilizzando il lavoro da pivot del proprio vertice offensivo, dall'altra, quella romanista, di marcati riferimenti individuali nei propri comportamenti difensivi. Questo il conteggio finale: saranno 25 i duelli con protagonisti Ndicka ed Hojlund , nettamente il più frequentato della sfida, visto che al secondo posto c'è quello tra Malen e Rrahmani arrivato, appena, a 7 eventi.

#NapoliRoma / #PostMatch 2/4 Fin da subito è chiaro uno dei motivi ricorrenti della partita: giocata sulla figura per Hojlund, uno dei trequarti (qui Politano) si smarca "sotto" mentre l'altro (Vergara) attacca la linea. Meccanismo che tornerà in scena anche nello sviluppo del 2-2. pic.twitter.com/vlM2bJ0vy5

— Mirko Bussi (@MirkoBussi) February 17, 2026

Già dal principio è chiaro come Conte voglia manomettere gli ingranaggi difensivi di Gasperini : iniziale inganno di costruzione per attirare più romanisti possibili e allargare quanto possibile il campo di gioco tra il proprio attaccante e il difensore romanista. Saranno ripetute le verticalizzazioni per Hojlund: direttamente dai piedi di Milinkovic, con giocate a saltare una linea dei propri centrali oppure le classiche "girate" a piede invertito da ricezioni in ampiezza. Più spesso Spinazzola da sinistra e Politano da destra. Una di queste, al 6', anticiperà quanto accadrà, definitivamente, nel 2-2.

La "frisata" , come aveva teorizzato Giampaolo ormai quasi vent'anni fa quella giocata di prima, codificata, da piede invertito verso l'interno del campo, farà scattare il primo di una serie di rovesci in campo che porterà Vergara a ridosso dell'area romanista, prima di un contropiede della Roma, di un nuovo attacco del Napoli e quindi della ripartenza che terminerà nello 0-1 di Malen. La ricerca è chiara: giocata sulla figura per Hojlund , rigorosamente accorciato da Ndicka, scarico per il movimento del trequartista più vicino, qui Politano , che premierà l'attacco alla linea del terzo più lontano, nel caso sequenziato sopra Vergara.

#NapoliRoma / #PostMatch 4/4 Nonostante il tasso di duelli vinti (75%) da Ndicka su Hojlund, il "problema" è nell'eccessivo accesso a quel duello (25 volte), anche per un PPDA ben sopra la media (12,8 contro i 9,7 soliti) che denota un'efficacia del pressing più bassa. Qui il 2-2. pic.twitter.com/Iz3kh1jIBJ

— Mirko Bussi (@MirkoBussi) February 17, 2026

Eppure a leggere il bollettino finale della sfida tra Ndicka e Hojlund, il sentimento in diretta viene certificato dai dati: l'ivoriano ha pressoché prosciugato le opportunità dell'avversario. 20 i palloni recuperati da Ndicka , dato più alto della partita e ben al di sopra della sua media recente (15 a partita), gli unici due tentativi di tiro da parte di Hojlund respinti proprio dal centrale romanista, che mangerà il 75% di quei 25 duelli andati in scena . Lo ha fatto utilizzando tutta la strumentazione difensiva possibile, compreso l'utilizzo dell'anticipo , arnese difensivo necessario soprattutto in marcature con riferimenti ossessivi sull'uomo. Due esempi diversi sono visibili sopra: il primo su un passaggio di Spinazzola, l'altro su rinvio dal fondo di Milinkovic. Nel primo caso, vista la distanza dalla porta, Ndicka è in marcatura stretta e, passando esternamente come da riferimenti in letteratura calcistica, scivola davanti la figura dell'attaccante. Nell'altro, invece, Ndicka è abile a tenersi a distanza senza dare informazioni così al suo avversario, per poi passargli davanti quando il calcolo della traiettoria è stato ottimizzato e può respingere il pallone dopo avergli guadagnato lo spazio davanti.

Il "problema", semmai, è stato proprio nel frequente accesso che il Napoli è riuscito a ottenere verso quel duello , per l'antico adagio secondo cui all'attaccante, in fondo, basterà vincere appena un duello per sistemarsi dalla parte del giusto. E su 25 occasioni, quella buona per il Napoli è arrivata all'82', quando su un'altra verticalizzazione Hojlund adempie al proprio compito aprendo la zona di rifinitura ad un compagno che può accendere l'elettricità portata da Alisson Santos . La marcatura di Mancini si allenta a protezione della porta, di conseguenza lo spazio per preparare il tiro si dilata fino alla realizzazione del 2-2.

Quella frequenza di accessi ad Hojlund è riconducibile all'abilità del Napoli nell'apparecchiare, con costruzioni ad hoc , il canale per il proprio vertice offensivo, riducendo come raramente era accaduto quest'anno l'efficacia del pressing romanista. Sarà di 12,8 , infatti, il dato finale di PPDA (passaggi concessi all'avversario prima di un'azione difensiva) registrato dalla Roma domenica sera, tra i più alti in stagione e ben sopra la propria media di 9,7 . Sintetizzando, forse anche troppo, la Roma ha concesso 3 passaggi in più del solito prima di riconquistare o sporcare la costruzione altrui. Quei 3 passaggi che bastavano al Napoli per bussare ripetutamente da Hojlund. A cui, alla fine, è bastato poco per passare dalla parte della ragione.

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