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IL PERSONAGGIO DELLA SETTIMANA – Alisson Santos, il raggio di sole che squarcia il grigiore

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Questa rubrica nasce per individuare, raccontare e mettere in evidenza il protagonista assoluto degli ultimi sette giorni in casa Napoli: che sia per una dichiarazione destinata a far rumore, per un gesto tecnico decisivo, per una doppietta, un salvataggio, un passaggio illuminante o un’uscita polemica. Nel bene o nel male, ogni settimana c’è qualcuno che muove l’onda azzurra più degli altri.

La gente non fischia per partito preso. La gente fischia quando si annoia.
E il calcio, quando diventa un esercizio di retropassaggi nella propria area, quando si appiattisce in un fraseggio senza coraggio, quando il dribbling è considerato un peccato veniale e il filtrante un azzardo da evitare, smette di essere passione e diventa compitino.
Il Napoli delle ultime uscite aveva dato questa sensazione: ordine, sì; equilibrio, forse; ma fantasia ridotta al minimo sindacale. Un calcio educato, ma senza sfrontatezza. E il popolo azzurro, si sa, perdona l’errore ma non la paura.
Poi, all’improvviso, l’irruzione.
Alisson Santos entra in scena come un raggio di sole in un cielo pieno di nubi scure. Non chiede permesso. Non gioca per non sbagliare: gioca per creare. Ha gamba, ha forza, ha personalità. Ma soprattutto ha quell’istinto primordiale che nel calcio moderno sta diventando merce rara: punta l’uomo.

E quando lo punta, lo salta.
C’è stato un momento — un’accelerazione, una finta di corpo, un tiro cercato senza tremori — in cui il tempo ha fatto un piccolo salto all’indietro. Per un attimo, sugli spalti e davanti ai televisori, è riaffiorata la memoria del miglior Ezequiel Lavezzi: stesso strappo, stessa elettricità, stessa sensazione che qualcosa possa accadere da un secondo all’altro.
Non è un paragone leggero. Il “Pocho” accendeva il San Paolo con una corsa. Alisson non è ancora quel fuoco continuo, ma la scintilla sì, quella si è vista. E nel calcio la scintilla è il principio di tutto.
In un’epoca in cui si costruisce dal basso anche quando il basso è un vicolo cieco, la sua verticalità è stata un atto quasi rivoluzionario. Ha rischiato il dribbling. Ha cercato il tiro. Ha messo in campo personalità, non prudenza. È giovane, sì, ma non timido. E questa è già una notizia.

Ora la palla passa a Antonio Conte. Il tecnico salentino ama l’ordine, la disciplina, la struttura. Ma nella sua storia non ha mai rinunciato a chi sa spaccare le partite. La domanda non è se Alisson abbia talento — quello sembra evidente — ma quanto spazio gli verrà concesso per sbagliare, crescere, osare.
Perché i giocatori così hanno bisogno di campo, non di catene. Hanno bisogno di fiducia, non di paura dell’errore.
Il Napoli ha bisogno di sole. Ha bisogno di qualcuno che trasformi il possesso in pericolo, la manovra in emozione. Se Alisson Santos continuerà su questa strada, potrà diventare molto più di una piacevole sorpresa: potrà essere una necessità tecnica e psicologica.
Continua così, freccia brasiliana.
Sfreccia, sbaglia, riprova. E costringi tutti a rimettersi in piedi.

Perché il calcio, prima di essere schema, è coraggio. E questa settimana, il coraggio ha avuto il tuo nome.

di Vincenzo Letizia

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