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Da Celik a Ghilardi il tocco di Gian Piero

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Domanda: gasperiniani si nasce? Certo, sarebbe la situazione migliore. Ma, con il lavoro, lo studio, l'applicazione, qualche strigliata, ci si diventa pure. E il discorso non riguarda solo il calciatore acerbo, quello che va estradato, è una magia che può cogliere chiunque. L'essere gasperiniano, quando l'allenatore è Gasperini, diventa uno stato dell'anima. Prendiamo ad esempio Celik : un discreto terzino, che aveva fallito con Mourino e che Claudio Ranieri aveva "salvato" inventandoselo difensore centrale/esterno. La scorsa stagione, Zeki aveva acquisito sicurezza lì, quasi dimenticando il suo trascorso da terzino. Oggi Celik non solo è tornato ad agire nel suo vecchio ruolo, diventando uno dei migliori del campionato: cross (qui forse qualcosa in più si può fare), si propone, lotta, marca, lo trovi dentro l'area avversaria. Una macchina da guerra, un Hateboer o Zappacosta, cioè quegli esterni lì, appunto gasperiniani. (...) Rensch ha la tattica nelle vene, essendo olandese; ha lo sguardo verso l'orizzonte e mai indietro, appunto, essendo olandese. Nel suo soggiorno romano è spesso andato a intermittenza, Gasp ci lavora ma per quanto lo impiega, si capisce che non sia molto soddisfatto. Sono pochi i calciatori della Roma che Gasp non sia riuscito a portare a sé, a dipingerli a sua immagine. Dovbyk, uno di questi: gli smarcamenti di Malen, a lui non sono entrati in testa. Qualche dubbio invece lo teniamo su Ferguson , che sale e poi si ferma, non si capisce dove possa arrivare. Pisilli ci ha messo un po' ma sta arrivando, così come El Aynaoui. Chi sembra diventato il suo nuovo Toloi è Ghilardi . Un giovane cresciuto «in maniera esponenziale», per dirla alla Gasp, che ha invertito il modo di fare e pensare il calcio, ovvero che i giocatori si migliorano facendoli allenare e non (solo) dando loro spazio per le partite. Queste per vincerle o per non perdere - si affrontano con calciatori affidabili, gli altri possono aspettare, anche facendo le ragnatele in panca. Ghilardi è uno che, aspettando, ha imparato; ora marca in avanti, corre, aggredisce, tallona l'attaccante o sale per mordere il centrocampista. (...)

(Il Messaggero)

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