L’EDITORIALE – Conte ha ragione. Ma ora risponda anche lui
di Vincenzo Letizia
Antonio Conte ha ragione. Ha ragione quando denuncia un mercato di gennaio inconsistente, ha ragione quando chiede rinforzi per una squadra che corre, lotta e pretende. E ha ragione anche quando ricorda che non si può competere ad alti livelli vivendo di rattoppi.
Lo abbiamo sempre detto, lo abbiamo sempre scritto, lo abbiamo sempre sostenuto.
Ma il calcio, come la credibilità, è un gioco a due porte. E allora, proprio perché il rispetto non è mai stato messo in discussione, ora è legittimo – anzi doveroso – girare lo sguardo dall’altra parte del campo e porre alcune domande. Metaforiche, certo. Ma non per questo meno urgenti.
IL MERCATO ESTIVO: DAVVERO TUTTO INEVITABILE?
Conte oggi punta il dito su gennaio. Ma l’estate?
Perché avallare – o comunque non opporsi – a un mercato che ha portato a Napoli giocatori come Lucca, Marianucci, Beukema, Lang, Gutiérrez: nomi che, al netto delle attenuanti, finora non solo non hanno spostato gli equilibri, ma in diversi casi sono stati un peso specifico negativo?
Non si chiede il senno di poi, che è sempre il più comodo degli allenatori. Si chiede il senno di prima.
Conte è un tecnico che storicamente pretende garanzie, che detta linee, che non accetta compromessi al ribasso. Possibile che tutto questo sia stato ritenuto adeguato a un progetto ambizioso? Possibile che nessun campanello d’allarme abbia suonato mentre si costruiva una rosa che oggi mostra limiti strutturali evidenti?
Se il mercato di gennaio è al momento deludente, quello estivo rischia di essere stato fuorviante.
IL NAPOLI CHE SI FERMA DOPO IL VANTAGGIO
C’è poi un tema tattico, mentale, quasi filosofico: l’interpretazione delle partite.
Questo Napoli, una volta in vantaggio, non sbrana l’avversario. Non affonda il colpo. Non chiude.
Si ritrae, amministra, controlla. In teoria. Perché in pratica, troppo spesso, viene raggiunto o punito.
Va bene il cinismo, va bene l’utilitarismo, va bene anche vincere giocando “sporco”. Conte lo ha fatto mille volte, con successo. Ma qui il problema è un altro: così non è cinismo, è autolesionismo.
Può andare bene una volta. Forse due. Ma prima o poi il conto arriva. E il conto, nel calcio, lo presentano sempre gli episodi, le disattenzioni, la stanchezza.
Una squadra che rinuncia sistematicamente a chiudere le partite si espone. E una squadra che si espone senza avere killer instinct è destinata a soffrire più del necessario.
INFORTUNI: TROPPE COINCIDENZE PER ESSERE SOLO SFORTUNA
Infine, il capitolo più delicato. Gli infortuni muscolari.
Settimana dopo settimana, il Napoli perde pezzi. Li perde spesso, li perde a lungo, li recupera lentamente. Troppo lentamente.
Non siamo medici, e nessuno pretende diagnosi da bar sport. Ma le voci esistono, circolano, si rincorrono: allenamenti durissimi, carichi elevati, intensità costante.
Se così fosse, la domanda è semplice: perché non modulare? Perché non correggere? Perché insistere?
Non è normale che una squadra di Serie A viva in emergenza permanente. Non è normale che ogni rientro sembri un evento e ogni stop una condanna. Qui non si cerca un colpevole, ma una spiegazione. Perché senza spiegazioni, le coincidenze diventano indizi.
CONCLUSIONE
Conte ha ragione a lamentarsi. Su questo non si discute.
Ma proprio perché è Conte – e non un allenatore qualsiasi – ora è giusto che risponda. Non in conferenza stampa, non con polemiche, ma con i fatti, le scelte, le correzioni.
Il rispetto è intatto. La stima anche.
Ma il calcio, come la coerenza, non vive di una sola versione.
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