Clamoroso al VAR: il gol era regolare, Mazzocchi in fuorigioco solo col braccio
di Vincenzo Letizia
C’è una linea sottile, sottilissima, che separa la giustizia sportiva dall’errore tecnico. A volte è una questione di millimetri, altre di interpretazione. In questo caso, di regolamento ignorato. La moviola ricostruisce l’episodio del gol annullato a Mazzocchi e il verdetto è netto: il gol non andava annullato.
La linea del fuorigioco, tracciata sul tacco di Keita, arriva all’inizio del braccio di Mazzocchi. Non alla spalla, non al busto, non a una parte del corpo utile ai fini del fuorigioco. Al braccio. E il braccio, lo dice il regolamento FIFA, non conta. Altro che “spicchio di spalla”: è una lettura forzata, sbagliata, che ha tratto in inganno VAR e arbitro.
Tradotto in modo brutale: non era fuorigioco. E dunque, non era un gol da annullare.
La Regola 11 parla chiaro. Mani e braccia sono escluse dal calcolo della posizione irregolare per tutti i giocatori, portieri inclusi. Le parti del corpo rilevanti sono testa, busto e piedi. Il limite superiore del braccio, ai fini del fuorigioco, è fissato alla parte inferiore dell’ascella. Punto. Tutto ciò che sta sotto non è materia da VAR, né da interpretazioni creative.
E invece si è scelto di interpretare. Male.
Una questione di millimetri, sì, ma soprattutto di metodo. Perché quando il VAR entra in scena dovrebbe togliere il dubbio, non crearne di nuovi. Qui, al contrario, ha certificato un errore che pesa come un macigno sul risultato e sulla classifica.
Non è un episodio isolato. Nelle due gare interne del Napoli contro Verona e Parma e in quella esterna contro l’Inter, le decisioni arbitrali hanno inciso in modo pesante sull’andamento e sull’esito delle partite. Troppo, per essere liquidate come semplici coincidenze.
Capita a tutte di vincere soffrendo contro le cosiddette “piccole”. Capita anche di pareggiare, di inciampare, di sbagliare prestazioni. Ma perché agli uomini di Conte sembra venga richiesto qualcosa in più? Essere più forti anche degli errori arbitrali?
Il calcio italiano continua a raccontarsi come un sistema modernizzato dal VAR, ma poi inciampa sempre nello stesso punto: l’interpretazione. E quando l’interpretazione tradisce il regolamento, non è più calcio. È confusione istituzionalizzata.
E a questo punto una domanda diventa inevitabile: quando De Laurentiis deciderà di farsi sentire con forza? Perché il silenzio, in certi casi, pesa quanto un fischio sbagliato.
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