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COME LUPI AFFAMATI

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Il girone di ritorno della Roma comincia come meglio non si poteva: vittoria, clean sheet e risposta di carattere, nonostante un’infermeria che sembra una lista d’attesa dell’ASL. Il 2-0 al Sassuolo è figlio di una partita spaccata in due, quasi schizofrenica, ma proprio per questo tremendamente indicativa di chi è, e di cosa può diventare, questa squadra.

Il primo tempo è stato piuttosto deludente: la Roma palleggia senza mordere, il Sassuolo difende con ordine, riparte con pericolosità e dà l’impressione di essere più insidioso dei padroni di casa. L’infortunio di Ferguson, ennesimo stop di una stagione maledetta sul piano fisico, sembra complicare ulteriormente una serata già sufficientemente complessa.

Poi però arriva la ripresa, e cambia tutto. Non tanto negli uomini (anche se l’ingresso di Wesley si rivelerà nuovamente decisivo), quanto nella testa. La Roma alza il ritmo, accetta l’uno contro uno, aumenta la precisione delle giocate e schiaccia il Sassuolo nella propria metà campo. La squadra di Grosso si rintana, non riesce più a uscire, e lì si capisce che il gol – se arriva – non sarà un episodio, ma una conseguenza.

L’Olimpico spinge, la Roma risponde. Prima Tsimikas si divora il vantaggio, poi però il tappo salta: cross di Soulé, testa di Koné, palla in rete. È il gol che libera tutto. Lo stadio esplode, la squadra si scrolla di dosso l’ansia e, come spesso succede, una volta tolto il peso arriva anche la bellezza. Il raddoppio è calcio vero, quello che Gasperini ha in testa: inserimento di Ghilardi, velo geniale di El Shaarawy, sinistro secco di Soulé. Azione pulita, rapida, verticale. Partita chiusa, Sassuolo annichilito, e Roma addirittura vicina al tris.

Questa vittoria pesa più dei tre punti. Pesa perché arriva senza mezza squadra, pesa perché arriva dopo un primo tempo brutto, pesa perché dimostra che la Roma sa soffrire e sa reagire. E soprattutto ha fame di vittorie. Non è poco, anzi. È un segnale chiaro di solidità mentale, prima ancora che tattica.

Eppure, sarebbe disonesto fermarsi solo all’euforia. Perché se è vero che i risultati stanno dando ragione a Gasperini, è altrettanto vero che l’attacco resta un problema strutturale. Ieri ha risolto Koné e ha chiuso Soulé, ma quando l’asticella si alza tutto questo non basta. Serve più qualità, serve maggior peso specifico là davanti. Dal mercato serve un aiuto vero, pesante, non cosmetico: perché a questi ritmi e con questa emergenza nessuno può pensare di arrivare lontano solo stringendo i denti.

Ma intanto va detto con chiarezza: Gasperini e questo gruppo stanno dando tutto. Lo fanno nonostante le tante incognite, i prestiti con il futuro appeso a una clausola, i contratti in scadenza, le voci, le distrazioni inevitabili. Eppure in campo non si vede una squadra distratta o rassegnata, ma un gruppo che lotta, che cresce, che si prende responsabilità. Questa Roma, oggi, sta tenendo la barra dritta anche senza troppe certezze. E di questo gli va dato pieno merito.

Giallorossi.net – Andrea Fiorini

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