Il gol annullato a Hojlund è la morte del calcio: non ha sbagliato il Var, è sbagliato il regolamento
Premessa. Il Napoli stecca contro il Verona e per la prima volta si allontana dalla vetta, proprio alla vigilia della sfida scudetto contro l’Inter. Antonio Conte e città come sempre piagnucolano per un paio di fischi arbitrali sfavorevoli, qualcuno addirittura torna a blaterare di “vento del Nord” (cit.) e macchinazioni simili, ma qui non c’è nessun complotto: per una volta non ha sbagliato il Var, è proprio il regolamento – che è stato applicato in maniera ineccepibile, soprattutto in occasione del gol annullato a Hojlund – ad essere sbagliato.
Più del contestato arbitro Marchetti, probabilmente, ha pesato l’atavica incapacità di Conte a gestire turnover e doppio impegno: la squadra, apparsa ingiocabile nelle ultime uscite, è puntualmente inciampata non appena non ha avuto una settimana piena per preparare la gara. Dopodiché ci sono stati anche gli episodi: due falli di mano chiaramente involontari, sanzionati entrambi dopo revisione al Var, che hanno portato al rigore dello 0-2 e all’annullamento del momentaneo 2-2, che se convalidato avrebbe dato più tempo agli azzurri per completare la rimonta (eravamo ancora al 72’). Sul primo non saremo mai tutti d’accordo: il braccio di Buongiorno è in posizione innaturale ma anche condizionato dal contrasto con l’avversario, qualsiasi scelta avrebbe suscitato polemiche. Sul secondo invece nessun dubbio: Hojlund sfiora la palla col polso prima di controllarla e scaraventarla in porta. Quel gol, regolamento alla mano, era da annullare. Ma farlo significa la morte del calcio.
Le norme oggi sono chiare. In caso di tocco di mano involontario (se c’è volontarietà ovviamente è sempre fallo), “è infrazione se la segnatura avviene immediatamente dopo il contatto accidentale”. Hojlund segna subito dopo il controllo, dunque la rete è irregolare. Il punto, però, qual è: che il polso è attaccato al petto, forse nemmeno condiziona l’azione e, ammesso che lo faccia, il movimento è congruo. Se si fosse trovato nell’altra area, non sarebbe mai stato sanzionato con un rigore, giustamente. E allora perché lo stesso identico tocco deve essere considerato regolare o irregolare a seconda della zona di campo in cui avviene?
Siamo alle solite: alle prese con regolamenti cervellotici, che troppo spesso sembrano dimenticarsi lo spirito del gioco. In questo caso l’origine era anche encomiabile: la regola nasce nel tentativo di uniformare la casistica sui falli di mano in area. Ma ancora non ci siamo. Il concetto di immediatezza è troppo soggettivo, vedi il pasticcio giusto una decina di giorni fa in occasione del pareggio a tempo scaduto di Davis dell’Udinese contro la Lazio, con l’azione dell’attaccante partita da un controllo col braccio, e hai voglia a discutere su quanti tocchi e secondi debbano trascorrere prima del tiro per configurare o meno l’immediatezza. Per di più, è eccessivamente penalizzante, perché l’annullamento di un gol può essere decisivo tanto quanto un rigore, entrambi le decisioni non possono scaturire da un tocco involontario e magari in alcuni casi anche ininfluente. Probabilmente il compromesso giusto sarebbe arrivare a considerare irregolari soltanto i gol segnati “direttamente” con la mano (perché poi parliamo sempre di calcio: sarebbe una stortura anche convalidare una rete il cui ultimo tocco arriva con una parte non contemplata dal gioco). Bisogna trovare regole chiare, la cui applicazione sia più meccanica e oggettiva possibile, che sgombrino il campo dalle polemiche. Altrimenti ci ritroveremo di nuovo qui alla prossima occasione, a ventilare complotti e parlare di campionato falsato.
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