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Napoli, il mercato dell’attesa: Conte fa miracoli, ma Manna e De Laurentiis devono svegliarsi

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di Vincenzo Letizia

Gennaio a Napoli è una stagione dell’anima. Non meteorologica, ma esistenziale. È il mese delle promesse, delle “valutazioni in corso”, delle frasi fatte che galleggiano come boe in un mare agitato. Anche quest’anno il copione non cambia: Chiesa “vicino” finché non lo è più, Goretzka “a un passo” ma con l’ingaggio che diventa una muraglia, Mainoo possibile ieri e impraticabile oggi, risucchiato dai limiti di un mercato che sembra sempre più un recinto che una strategia.
Nel frattempo, Antonio Conte lavora. E lavora sul serio. Non è Padre Pio e non moltiplica pani e pesci, ma uomini stanchi sì: li rigenera, li spreme, li rende competitivi contro la logica e spesso contro l’aritmetica. Solo che i miracoli, per definizione, non sono replicabili all’infinito. Miracula non sunt consuetudo. E il Napoli, con una lista infortuni che si allunga e una stagione che chiede continuità, aveva — e ha — un’urgenza chiara: integrare la rosa.
Giovanni Manna predica vigilanza. Ma vigilare non significa restare immobili, come il custode di un museo chiuso. Vigilare è agire, anticipare, scegliere. Qui invece si tergiversa, si rimanda, si aspetta che il mercato si risolva da solo, come se fosse una partita a scacchi in cui l’avversario muove per primo e tu rispondi sempre in ritardo. Il risultato è la solita tarantella: nomi altisonanti che evaporano, trattative che si complicano, limiti che spuntano all’improvviso come clausole scritte in corpo otto.
Aurelio De Laurentiis conosce il calcio e i suoi tempi, ma gennaio non perdona. È un mercato sporco, nervoso, caro: o lo accetti o ne resti vittima. E il Napoli, che oggi vive di equilibrio precario, non può permettersi l’attendismo. Conte chiede certezze, non titoli di giornale; chiede alternative, non alibi. Perché il campo, quello sì, non aspetta.
Cui bono? A chi giova questo immobilismo? Non alla squadra, non all’allenatore, non a una piazza che ha già dato credito e pazienza. Il Napoli ha ancora margine, ha ancora tempo — poco — per cambiare la narrazione di questo gennaio. Ma deve farlo ora. Senza querelle, senza mezze frasi, senza l’illusione che basti la parola “vigili” per esserlo davvero.
Conte sta facendo miracoli. Ma anche i miracoli, se lasciati soli, finiscono per chiedere rinforzi.

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