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RINFORZI SUBITO

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C’è un dato che più di ogni altro racconta questa prima Roma targata Gasperini: quando l’asticella si alza, la Roma si abbassa. Non sempre nelle prestazioni, ma troppo spesso nel risultato finale. E la sconfitta di Bergamo è la fotografia più nitida di un girone d’andata che dice una cosa chiara, anche se fa male ammetterlo: contro le grandi, la Roma perde; contro le piccole, quasi sempre vince. In mezzo, il vuoto. Il pareggio non esiste, come se fosse un concetto astratto: mai un segno X in campionato. Curioso, quasi affascinante sulla carta. Molto meno utile nella realtà, perché proprio quel punto strappato nei momenti difficili oggi farebbe comodo come l’aria.

Il ko per 1-0 al Gewiss Stadium è il classico schiaffo che lascia rabbia e frustrazione. Non tanto per il risultato in sé, quanto per come matura. Un primo tempo semplicemente inaccettabile, in cui la Roma non entra mai davvero in partita e viene tenuta a galla solo dal VAR, che annulla il raddoppio di Scamacca. Prima però il gol di Scalvini, contestatissimo: Gasperini e Svilar protestano per una carica sul portiere, episodio che resta lì, sospeso, come spesso accade. Ma sarebbe troppo comodo fermarsi all’arbitraggio. La verità è che la Roma quel primo tempo lo merita di perderlo.

La ripresa è diversa, più viva, più rabbiosa. Le occasioni arrivano: Ferguson viene stoppato da Carnesecchi, Rensch spreca malamente, Dybala trova Djimsiti sul suo tocco in porta. Ma il copione non cambia. Una volta andata sotto, questa Roma non sa come rimettere in piedi la partita. Ci prova, spinge, ma senza vera lucidità. Senza cattiveria. Senza quell’uomo capace di inventarsi qualcosa quando il piano A salta.

Ed è qui che il discorso si fa serio, perché il problema non è episodico, è strutturale. L’attacco non incide. Soulé, quando non gira, spegne tutto il reparto. Ferguson continua a essere un oggetto misterioso: corre, lotta, ma non decide. Dybala ed El Shaarawy sembrano la copia sbiadita di se stessi, più ricordi che certezze. Dovbyk, a parte qualche sportellata con Hien, resta innocuo. Troppo poco per una squadra che vuole stare stabilmente tra le prime quattro.

I numeri non mentono: sette sconfitte nel girone d’andata sono tante, troppe per una squadra che ambisce alla Champions. È vero, la Roma è ancora lì, agganciata al quarto posto, in compagnia della Juventus. Ma il segnale è chiaro: il calo delle ultime settimane è evidente. La vetta, occupata fino a poco tempo fa, si è allontanata in fretta. E il quarto posto, oggi, non è blindato per niente.

Ora si entra nella fase decisiva. Il mercato non può più essere un contorno. Servono rinforzi veri, subito: due attaccanti e un difensore sono una priorità assoluta, non un capriccio. E se arriva anche un centrocampista esperto, nessuno a Trigoria si lamenterà. Gasperini guarda a Massara con fiducia, ma la realtà è sempre la stessa: i paletti del Fair Play Finanziario non spariscono per magia.

La sensazione, netta, è che questa Roma abbia una base solida, un’identità chiara, ma non ancora la qualità e la profondità per reggere gli scontri più duri. Finché contro le big continuerà a uscire dal campo con zero punti, il salto di livello resterà incompiuto.

Giallorossi.net – Andrea Fiorini

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