Sessanta giorni per salvare il Pordenone calcio, spunta una nuova cordata
PORDENONE. Fumata grigia, tendente al bianco: il tribunale collegiale fallimentare domani accoglierà – salvo sorprese – la richiesta del termine di sessanta giorni presentata martedì 20 giugno dal Pordenone calcio per depositare un credibile piano di soluzione della crisi societaria.
Un concordato preventivo in continuità “corredato” da circa due milioni di euro, tanto per cominciare.
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12869295]]
Ora, dunque, si tratta di pedalare forte lungo due strade parallele, per raggiungere altrettanti traguardi: il più importante è quello della liquidazione giudiziale da scongiurare. Il secondo la ripartenza sportiva, dai dilettanti, per rimettersi in movimento verso il ritorno nel calcio che conta, perduto in un finale di stagione da incubo, funestato dall’istanza di fallimento della Procura e dall’addio, nei play-off, al sogno della riconquista della serie B, che con i suoi milionari diritti tv avrebbe contribuito a fornire argomenti “pesanti” da presentare a giudice e creditori.
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12869277]]
Uno o due mesi
La decisione sarà come detto comunicata domani, dopo la camera di consiglio cui parteciperà il giudice delegato Roberta Bolzoni, che ieri ha accolto Mauro Lovisa – applaudito da un gruppetto di tifosi al palazzo di giustizia – e il suo pool di avvocati (Bruno e Antonio Malattia, e Roberto Casucci) oltre al procuratore Raffaele Tito e al sostituto Monica Carraturo, che non si sono opposti all’istanza del club, congelando dunque, di fatto, le pretese dei creditori, in primis l’Erario.
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12862980]]
I magistrati potrebbero anche rigettare la richiesta e decretare il fallimento, oppure concedere un solo mese anziché due. Ma quella dei sessanta giorni è l’ipotesi più probabile, almeno a guardare i sorrisi esibiti dai professionisti ieri all’uscita dall’udienza.
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12869278]]
Corsa contro il tempo
Inizierà dunque una nuova corsa contro il tempo. Perché al termine del periodo concesso, bisognerà portare documenti e soprattutto avere già stanziato quattrini.
Due milioni di euro circa, che serviranno intanto a pagare i tutti i dipendenti entro il 15 luglio e a rendere credibile il piano di concordato preventivo in continuità che possa consentire al club di non chiudere i battenti, o in alternativa un accordo di ristrutturazione del debito che convinca i creditori stessi.
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12860779]]
In questi due mesi il tribunale nominerà un commissario giudiziale che vigili temporaneamente sulla gestione, mentre il presidente e i i professionisti cercheranno la soluzione ottimale allo stato di insolvenza da loro stessi riconosciuto. C’è anche un’esposizione con Civibank, con le quote societarie in pegno, da onorare per sbloccare la situazione.
La fiducia dei combattenti
«Lovisa è un combattente – ha rimarcato Bruno Malattia –, ci sono la fiducia e la volontà di risolvere la situazione, vedremo se le condizioni obiettive lo consentiranno. Il progetto sarà molto probabilmente un concordato preventivo in continuità. Bisognerà lavorare in questi due mesi per trovare il denaro necessario a soddisfare i creditori».
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12866311]]
«Il piano che dobbiamo ancora completare – sono le parole dell’avvocato Casucci – va depositato entro sessanta giorni dalla data in cui mi auguro ci venga comunicato l’assenso del tribunale al termine da noi richiesto. Non c’è sospensione dei termini perché si tratta di una pratica concorsuale e non c’è possibilità di proroga stante l’istanza di liquidazione giudiziale della procura. Sono fiducioso, come sempre, altrimenti non lavorerei nel fallimentare. Però bisogna sbrigarsi, sarà un duro lavoro per tutti. Ho detto al presidente Lovisa di godersi qualche ultima ora di riposo questo pomeriggio...».
Il colpo di scena
Intanto all’orizzonte si profila la possibile entrata in scena di una nuova cordata. E si tratterebbe, secondo indiscrezioni, di un gruppo di imprenditori pordenonesi, perlopiù mobilieri. I quali sarebbero disposti a rilevare il club per tentare di iscriverlo alla serie D, a patto che sia libero dai debiti e che ci sia la possibilità di rifondarlo da zero, a partire dalla compagine sociale. —

