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Roma, pari e graffi: "Quarto posto? Serviva Gesù"

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C'è una sola partita tra la gloria e il fallimento, tra una stagione trionfale e un fiasco. Il 2-2 con doppia rimonta sulla Salernitana certifica quello che avevano capito ormai tutti: che la finale d'Europa League è un Giano bifronte che da una parte distrae la Roma, dall'altra la tiene in vita. La seconda coppa in due anni proietterebbe Mourinho nell'empireo della storia del club, e forse del calcio italiano. Ma di contro, perdere la Coppa vorrebbe dire restare senza nulla : il pari con la Salernitana cancella la residua speranza di un posto in Champions , anche se per Mourin-ho no, quello non era un obiettivo: «Fare la Champions con 7 milioni di euro spesi sul mercato non è un miracolo, ma è Gesù Cristo che è arrivato a Roma ed è andato a fare una passeggiata in Vaticano». E per certificare il concetto, José ha messo all'angolo il dg Tiago Pinto, portoghese come lui : «Se ha detto che l'obiettivo era la Champions è un problema suo, non mio. Siamo amici, tanto amici, possiamo avere opinioni diverse ed è così, non mi piace vendere fumo. Noi siamo capaci di fare la storia, l'abbiamo già fatta e vogliamo continuare a farla, ma in finale non mi gioco la stagione, in finale mi gioco la finale». (La Repubblica)
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