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Nakata, una vita blindata e l’odio per i paparazzi

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Dici Roma , dici Giappone e pensi al volo a Hidetoshi Nakata . E, fluidi e incancellabili, scorrono i ricordi dei suoi mesi romani. Mesi singolari, unici, e non solo per lo scudetto vinto nel 2001. Basti pensare che in quel periodo per vedere gli allenamenti (ancora si poteva fare...), ogni mattina a Trigoria arrivavano da Perugia (dove Nakata aveva cominciato l’avventura in Italia) quattro, cinque giornalisti nippo-italiani per seguire le corsette e le flessioni di Hide. E un fotografo incaricato di immortalare tutto. (...) La cosa divertente è che Nakata odiava tutti, cronisti e fotografo. Perché una volta uno di loro mandò al giornale a Tokyo (roba di milioni di copie al giorno) l’indirizzo, la cartina e la foto della casa di Hide a Perugia. Che da quel momento divenne meta di un caotico pellegrinaggio di turisti giapponesi. (...) Un calciatore-industria cosa che, venti e più anni fa, non rappresentava la norma bensì l’eccezione. Aveva la vita organizzata ora per ora, in campo e fuori, si concedeva poco o niente. (...) Appena arrivato a Roma, Totti e Candela lo portarono a cena in Centro. Dopo pochi minuti, eccoti arrivare il più bravo dei paparazzi. E Hide, che aveva tolto la maschera del perfetto samurai, fu beccato che stava sorridendo, che stava divertendosi. Apriti cielo... Nakata disperato: se queste foto escono in Gi appone , s ono rovinato. Così i due compagni più smaliziati si misero a contrattare con il paparazzo, arrivando a convincerlo: niente scoop, foto nel cassetto. (...) (corsera)
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