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Veni, vici, vado: da Agostino a Mancini fino a Mkhitaryan. Chi saluta da vincente

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Vincere con la Roma e poi salutarsi, con reciproca soddisfazione e zero rancori. Con un titolo in più aggiunto alla bacheca, vinto con e per la Roma. Questa la storia di Mkhitaryan che al terzo tentativo è riuscito a tramutare in fatti i desideri confessati alle prime interviste: "Vincere un trofeo con la Roma" . L'armeno, da oggi ufficialmente un nuovo giocatore dell' Inter , è riuscito a fare quel che tanti hanno soltanto potuto dire.

A lasciare con un'ultima foto da vincente fu anche l'indimenticabile Agostino Di Bartolomei , oltre ad Herbert Prohaska . Destino che sorrise anche a Cerezo e  Nakata . O, scendendo più nel profano,  Chivu e Mancini . Di seguito, le loro storie:

AGOSTINO DI BARTOLOMEI

Agostino, DiBa o Ago,passò giovanissimo, dall’oratorio S.Filippo Neri, alla Roma, conquistando presto un posto nella prima squadra, grazie alla sua tecnica, alla sua prestanza fisica e al suo tiro potentissimo.

Giocò la sua prima partita con la Roma nel 1972, e nel 1975 venne dato in prestito al Vicenza per maturare e poter tornare a vestire la maglia giallorossa, per ricoprire un ruolo primario, e fu proprio così, dal 1976 Agostino diventò un giocatore essenziale per la Roma di Liedholm, diventando colonna portante della squadra, e Capitano .

Disputò 308 gare, 146 delle quali con la fascia da Capitano , segnando 66 gol e aggiungendo al suo palmares uno Scudetto e 3 Coppa Italia, l’ultima nella stagione 1983/84, anno in cui lasciò la Roma per andare a militare successivamente con Milan, Cesena e Salernitana.

 

HERBERT PROHASKA

Dopo 2 stagioni con la maglia dell’ Inter , nel 1982 Prohaska, soprannominato Schneckerl per via dei suoi capelli lunghi e ricci, viene acquistato dalla Roma.

L’acquisto venne inizialmente contestato dai tifosi, ma poi si rivelò un giocatore fondamentale nella corsa scudetto, vinto dalla squadra allenata da Liedholm, giocando 26 partite e segnando 3 gol.

Prohaska però a Roma restò poco un solo anno, si vocifera per via di una pallonata in faccia al coach Svedese, la verità però è che Falcao trovò un nuovo accordo, e l’allora presidente Dino Viola aveva già ultimato la trattativa di Toninho Cerezo, e per della regola sugli stranieri, gli venne pagato l’ultimo anno e lo mandarono via.

TONINHO CEREZO

È’ l’estate del 1983 e la squadra di Conti e di Falcao, vince lo scudetto, il secondo nella storia giallorossa, dopo quello vinto nel 1942, Dino Viola si innamora di questo centrocampista Brasiliano.

Toninho sbarca in Italia, entra a far parte di un gruppo già coeso, e andrà a costruire con Falcao e Bruno Conti un centrocampo da sogno per la Roma, con 30 presenze e 6 goal, nella sua prima stagione, realizza quello che rimarrà il suo record di reti segnate in una singola stagione di serie A.

La stagione 1985/86 per la Roma è una stagione particolare, perde con il Lecce 3-2 e permette alla Juve , nonostante i 9 punti recuperati, di vincere lo scudetto, il malcontento generale fu mitigato in parte dal successo in Coppa Italia.

Per Cerezo fu una stagione scostante, collezionando solo 18 presenze e 4 reti, il Brasiliano, lascia la Roma e firma con la Sampdoria, al culmine di una violenta quanto banalissima lite con il presidente Dino Viola nell’estate del 1986.

HIDETOSHI NAKATA

Sicuramente uno degli uomini più misteriosi e più grandi della storia del calcio.

A Gennaio 2000, Nakata, con gli occhia mandorla e il capello corto, arriva alla Roma dopo aver ritirato su le sorti del Perugia, per lui il calcio non fu mai una passione, ma un lavoro, tanto da dichiarare, durante la sua prima conferenza stampa, di non sapere nemmeno chi fosse Falcao.

Il suo primo gol arriva proprio contro il Perugia, a centrocampo tra Tommasi e Di Francesco , una prima stagione non brillante per il Giapponese, ma il suo riscatto fu al Delle Alpi, quando spiazzando Van Der Sar, apre la rimonta ultimata poi da Montella, che varrà lo scudetto.

Con la Roma, conta 30 presenze e 5 gol.

AMANTINO MANCINI

Alessandro Faiolhe Amantino, conosciuto da tutti come Mancini arriva a Roma nel 2003, dimostrando subito di poter sostituire meravigliosamente Cafu, ormai passato al Milan, conquistando la stima del tecnico Fabio Capello, e dei tifosi, segnando un indimenticabile gol di tacco alla Lazio.

Cambiò l’allenatore, ma l’ex Venezia diventò subito uno degli uomini di fiducia del nuovo Coach Luciano Spalletti , realizzò un un gol sensazionale, negli ottavi di Champions League contro il lione, e vinse la Coppa Italia nella stagione 2006-2007.

Per il Brasiliano il bilancio è impressionante, con la Roma, giocò 222 partite, segnando 59 gol.

CHRISTIAN CHIVU

Arrivato alla Roma nel 2003, Chivu fa da subito coppia fissa con Samuel, rendendo la difesa della giallorossa una delle più forti del campionato.

Riesce a segnare qualche gol su punizione, e diventa molto fragile a livello fisico, patendo diversi infortuni, con la Roma vince soltanto una coppa Italia, quella 2006/2007, facendo coppia con Mexes, prima di passare all’ Inter , decisione presa male dai tifosi giallorossi, che durante una seduta pomeridiana a porte aperte allo stadio Flaminio, hanno fischiato ripetutamente contro il calciatore Romeno.

HENRIKH MKYTARIAN

L’Armeno, arriva a Roma dopo una grande carriera al Borussia Dortumund ed in premier League con Arsenal e Manchester, un giovane in grado di adattarsi a qualsiasi ruolo con grande affidabilità, esterno d’attacco, mezz’ala e centrocampista centrale, che nonostante gli infortuni passati, hanno permesso a Josè Mourinho di contare su di lui durante periodi di emergenza nella squadra.

In 3 anni a Roma, ha giocato 115 partite, andando a segno ben 28 volte, uno dei gol, è quello contro lo Spezia nell’ultima partita di campionato il 23 Maggio 2021, il più importante, che ci ha permesso di qualificarci in Conference.

Oggi, dopo averla vinta con la Roma la, saluta la squadra e i tifosi sui social, pronto a vestire la maglia dell’ Inter .

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