I tifosi dell’Udinese e la Superlega: «Sarebbe la fine del calcio che ci piace»
UDINE. Fronte compatto contro l’idea della Superlega: tutti d’accordo dai ragazzi della Curva Nord ai tifosi dell’Auc, passando per i club autonomi e i semplici appassionati. Bocciata in toto quella che definiscono in coro «la fine del calcio che ci piace». «Il sentimento che serpeggia – dicono i rappresentanti della Curva – è quello di una profonda tristezza. In questo modo si cancellano la storia e le tradizioni, non ci sarà più spazio per il tifoso appassionato, quello che vive per i colori della propria squadra, che crede nella maglia, ma sarà sostituito dal “cliente-simpatizzante”. In questo modo i grossi club metteranno a posto i propri bilanci, ma la ricaduta sarà un impoverimento di tutto il sistema calcio italiano, fino alle giovanili. È la botta finale alla poesia del “nostro” pallone».
In sintonia con l’anima più calorosa e colorata della tifoseria bianconera c’è anche l’Associazione Udinese Club, che attraverso le parole del presidente Bepi Marcon afferma: «È una cosa brutta da sentire, figuriamoci se la realizzano. Con questa Superlega verrebbe cancellata la meritocrazia. Non si sa bene ancora cosa potrebbe succedere, né a livello italiano, né europeo – aggiunge Marcon –, ma la sensazione è che il sogno che abbiamo vissuto noi, quello di una squadra di media classifica capace di raggiungere l’Europa League o la Champions, sarà cancellato. Non so nemmeno quanto potrebbe essere credibile un lega stile Nba che non prende in considerazione il merito. Vediamo cosa succederà».
Non usa mezzi termini nemmeno Alessandro Scarbolo, vice presidente del Gruppo Udinese Club Autonomi, che definisce il tutto semplicemente «una schifezza». «Hanno voluto fare i grandi senza saperlo farlo – dice riferendosi ai Juve, Milan e Inter –, così adesso si sono dovuti inventare qualcosa per coprire i buchi. Questa è la morte del calcio, perché non esisterà più il merito. Sarà il colpo di grazia allo sport più bello del mondo, quello che a noi che abbiamo un po’ di capelli bianchi piaceva tanto».
«Capisco la necessità di aumentare i ricavi – dice Paolo Rinaldi –, ma è la solita visione senza prospettiva: una volta fatto il primo accordo con tv e sponsor, si accorgeranno che il pubblico calcistico non ha nulla a che vedere con quello degli sport professionistici Usa a cui si ispirano. Tutto scemerà in fretta come accade con l’Eurolega di basket».
Non ne vuole sentir parlare nemmeno Denis Cescutti, che afferma: «Si sono inventati questa cosa per risollevare bilanci disastrosi, ma distruggono i valori dello sport. Credo che molti tifosi, compreso il sottoscritto, si disinnamoreranno sempre più». «Ormai pare proprio che dei nostalgici tifosi come noi, che vorrebbero avere l’illusione di vedere la propria squadra competere alla pari anche con i team più blasonati – conclude amaro Alessandro Puppin –, non interessi più a nessuno».

