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UN SECOLO D’AZZURRO | “E segna sempre lui!”: Carmine Esposito, l’uomo delle grande occasioni

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L’Empoli. Che bella storia d’amore tra me e lei. È stata senza alcun dubbio la tappa più importante della mia carriera. La città e la squadra che mi hanno rubato il cuore. Che sono entrate nella mia pelle, nella mia vita con una forza ciclonica. L’Empoli mi ha rapito, mi ha intontito, mi ha travolto” (tratto dalla biografia di Carmine Esposito “Undici rose blu” a cura di Michela Lanza, AB Edizioni 2015)

Chi conosce Carmine sa bene che queste frasi non sono di circostanza. O, peggio, dette per accattivarsi le simpatie dei tifosi azzurri. Certo, l’esperienza di Empoli gli ha dato tanto, lo ha fatto maturare come uomo e come calciatore. Gli ha permesso di progredire una carriera che, a 25 anni, sembrava bloccata sui campi di Serie C. Ma le sue parole provengono dal profondo del cuore e sono figlie di un amore viscerale e passionale per i nostri colori e per la nostra città.

Tutto comincia il 9 novembre 1995. Quando si mette in viaggio da Bologna per raggiungere la sua nuova destinazione, Carmine è un uomo felice. Ha accettato la corte di Silvano Bini senza esitare, perché ritiene Empoli un salto importante per la sua carriera. La squadra non sta andando benissimo, ma in cuor suo sa di aver fatto la scelta giusta. A Empoli, in mezzo a tanti giovani che vogliono emergere, troverà un allenatore – Luciano Spalletti – che ne intuirà le potenzialità e lo metterà subito al centro del progetto.

Esposito ripaga la fiducia dell’allenatore. All’esordio un suo colpo di testa vincente consente all’Empoli di chiudere la pratica Modena (2-0). Si ripete contro Leffe e Massese, mentre la prima doppietta arriva in occasione dell’ultima gara di andata, nel pantano di La Spezia (1-3). Suggella un avvio travolgente il gol al Brescello: sei reti in sette partite sono un biglietto da visita importante, l’attestato che Carmine e l’Empoli hanno fatto la scelta giusta.

L’esultanza di Carmine Esposito

La tifoseria azzurra è incantata dalle prodezze del suo nuovo idolo. Carmine incarna perfettamente ciò che si vuole da un giocatore: dedizione, impegno e attaccamento alla maglia. Qualità che vengono ancora prima della sua grande vena realizzativa. Tra lui e i supporters azzurri si crea una sinergia perfetta, un legame fortissimo. Ogni volta che segna corre a perdifiato in un’unica direzione, quella dei tifosi azzurri. E la Maratona gli tributa il giusto omaggio, riservandogli un coro che rimarrà nella storia: “Si chiama Carmine Esposito, si chiama Carmine Esposito. Si chiama Carmine Esposito… e segna sempre lui!”

Nemmeno il periodo di appannamento della squadra offusca la stella di Esposito. Le cinque partite senza vittorie (pareggi contro Pro Sesto, Prato, Alessandria e Monza; sconfitta con la Carrarese) coincidono con il digiuno di Carmine. Ma è solo una parentesi perché il 10 marzo 1996, contro il Montevarchi, l’attaccante napoletano torna a essere protagonista con una splendida tripletta. E torna a far urlare la Maratona.

La volata è ormai lanciata. L’Empoli è una squadra che ha acquisito consapevolezza e sa che può cullare il grande sogno, quello della promozione in Serie B. D’altronde il successo in Coppa Italia ha forgiato ulteriormente il gruppo di Spalletti. Esposito ha messo la sua firma anche su quel trofeo, realizzando su rigore la rete della vittoria al Castellani. Nelle semifinali playoff ci aspetta nuovamente il Monza. E il gol che spiana la strada all’Empoli, nella partita di andata, lo segna ancora lui.

Carmine Esposito poco prima del gol della vittoria sul Como

L’ultimo passo verso la gloria è la finale contro il Como. Sul neutro di Modena l’equilibrio si spezza a sei minuti dalla fine: Esposito riceve palla fuori area, scarta un paio di difensori con un abile gioco di gambe e piazza un sinistro chirurgico che bacia il palo prima di depositarsi in rete. Si toglie la maglia e si lancia verso la curva, in cui sono assiepati i tanti tifosi azzurri che scandiscono il suo nome. È un mix di incredulità e orgoglio. Mentre corre ad ampie falcate Carmine non si rende conto di aver appena varcato la soglia della storia.

Carmine è sempre più il simbolo dell’Empoli operaio di Luciano Spalletti. Ha messo lo zampino in tutte le partite decisive, quelle che hanno consegnato agli azzurri l’accoppiata coppa-campionato. Adesso lo attende un’altra sfida, mai affrontata prima, la Serie B. Come sono andate le cose lo sappiamo tutti: l’Empoli, da piccola Cenerentola destinata a lottare per la salvezza, si ritrova nei piani alti della classifica con la reale speranza di poter compiere il miracolo di tornare in A. L’ultimo scoglio è la trasferta di Cremona.

Esposito ha segnato 11 gol, trovando in Massimiliano Cappellini il partner d’attacco ideale. In loro due ripone le speranze il popolo azzurro, accorso in massa allo stadio Zini. In questi casi, quando il gioco si fa duro, Esposito comincia a giocare. E tira fuori dall’armadio l’abito delle grandi occasioni. Questa volta però, diversamente da Modena, non bisogna aspettare più di ottanta minuti di passione: a Carmine gliene bastano tredici, giusto il tempo di accogliere l’invito di Martusciello e deporre la sfera alle spalle del portiere grigiorosso Bianchi. La scena dell’esultanza è un dolce dejavù: lunga corsa verso il settore ospiti, dall’altra parte del campo, perché il primo pensiero è per quei tifosi che lo amano tanto.

Il gol di Carmine contro la Cremonese

La tanto agognata Serie A è un sogno che si realizza. Rappresenta la sua rivincita personale nei confronti di chi, quando era un adolescente, gli aveva sbattuto la porta in faccia e consigliato di smettere col calcio. “Sei bravino, ma troppo mingherlino” gli dicevano. Carmine, nonostante il contraccolpo di essere scartato dalla propria squadra del cuore, il Napoli, aveva reagito. Anche grazie alla vicinanza della famiglia, in particolare di suo padre, che lo aveva sempre spronato a non mollare.

Il caso vuole che Esposito segni il suo primo gol in Serie A proprio nel suo stadio preferito, il San Paolo. L’Empoli perde per 2-1, racimolando la seconda sconfitta in altrettanti incontri. Ma l’attaccante azzurro rompe il ghiaccio con un sinistro preciso che si insacca sotto la traversa. È solo il preludio di una stagione ricca di soddisfazioni. Gli azzurri si salvano con una giornata di anticipo ed Esposito, in virtù delle 14 realizzazioni, entra nella Top Ten della classifica cannonieri.

Alcuni suoi gol rimarranno scolpiti nella storia. La magnifica azione personale in Empoli-Piacenza (2-3); il pallonetto in spaccata che sorprende Pagliuca fuori dai pali in Empoli-Inter 1-1; le girate coordinate contro Napoli e Venezia; il pallonetto vincente contro il Bologna; il rigore, pesante come un macigno, di Empoli-Vicenza. Ci è voluto un anno e mezzo in maglia azzurra per prendersi un’insperata Serie A, pochi mesi per dimostrare di meritarsela. Ma al termine del campionato 1997/98 Carmine Esposito è un attaccante completo, con la A maiuscola.

Il prosieguo della carriera lo porterà altrove, ma Esposito rimarrà legatissimo alla maglia azzurra. Perché quando si crea un connubio così forte, nemmeno la lontananza lo può spezzare. Carmine e l’Empoli si sono dati tanto, reciprocamente. Grazie alle sue qualità genuine, di leader silenzioso e di lavoratore scrupoloso, Esposito troverà sempre posto nel cuore dei tifosi empolesi.

Tutti i gol di Carmine Esposito in maglia azzurra

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