Il calcio ora riparte ma per il Mantova si allunga l’attesa
MANTOVA. Il calcio riparte e il Mantova resta alla finestra, in attesa di avere la certezza della promozione alla categoria superiore e di capire anche quale sarà questa categoria: se la C come l’abbiamo conosciuta finora, se una C dilettantistica preceduta da una C d’élite o se una C semipro a ridosso di una B a due gironi da 20 squadre.
Tutto ruota attorno al prossimo Consiglio Figc che doveva essere convocato il 3 giugno. Il 28 maggio sembrava potesse slittare all’8 e infine il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha annunciato che «sarà fissato giovedì 4 giugno». In quella seduta si deciderà il destino della serie C per quanto riguarda il campionato attuale (per i dilettanti il presidente Lnd Sibilia ha detto che la stagione «ripartirà il primo luglio») ma si discuterà anche della tanto chiacchierata riforma dei campionati.
Se il presidente della Lnd, Cosimo Sibilia, ha escluso il ritorno alla C2 («non accetterò mai che ci sia un gradino in più fra la serie A e la serie D»), il presidente della Lega di B, Mauro Balata, ha parlato dal canto suo di «modello tedesco». Vale a dire una A, una B e una C a girone unico. L’idea ventilata più di un mese fa dallo stesso presidente della Figc Gabriele Gravina.
Insomma, a sentire le dichiarazioni dei vari protagonisti (fra questi i rappresentanti dell’Assocalciatori contrari a una riforma immediata) non sembra che ci sia identità di vedute sul come ridurre da 100 a 60 le società professionistiche in Italia. E allora, nonostante il decreto Rilancio del governo abbia dato alla Figc i poteri straordinari per introdurre immediatamente un cambiamento dei format dei campionati, appare più ragionevole che la riforma venga discussa a partire da questa estate ma rinviata alla stagione 2021-2022.
È questa la posizione del vicepresidente della Lega Pro, Jacopo Tognon: «Credo che si possano mettere le basi per una riforma che entrerà in vigore nella stagione 2021/22, non per la stagione prossima. Poi credo che la C per come la conosciamo rimarrà: il discorso del semiprofessionismo non dipende da noi». In effetti, per reintrodurre il semiprofessionismo servirebbe una legge dello Stato e dunque l’iter non sarebbe semplicissimo.
Al partito dei dubbiosi si iscrive anche l’ad del Palermo, Rinaldo Sagramola: «Mi sento di escludere che tutto possa partire prima della stagione 2021/2022 - afferma - Si può immaginare che si può arrivare alla riduzione dei club professionistici già adesso con le difficoltà che in questo contesto avranno alcune società e per il fatto che la Lega Pro riproporrà il blocco dei ripescaggi».

