Sarrismo vs Maxismo, ovvero speculazione vs pragmatismo
La vigilia di Napoli-Juventus è strana, Beppe. Gioca Mandzukic, anzi no...Mandzukic si infortuna; gioca Dybala falso nove, anzi no...gioca Higuain.
Il contesto è particolare, è un contesto da Juve in difficoltà, che perde diversi uomini ma ne recupera uno a soli 4 giorni da un'operazione chirurgica. Un contesto da Juve (punto). A San Paolo c'è il Napoli di Sarri, che per cercare la fuga che potrebbe mettere a distanza di sicurezza la Vecchia Signora ha a disposizione il suo solito 11. Solito, appunto. Forse anche troppo.
Perchè Allegri modella la sua squadra per neutralizzare i punti di forza degli uomini guidati dall'ex tecnico dell'Empoli, limitando (o addirittura azzerando, ove possibile) i rischi pur non precludendosi la possibilità di approfittare delle debolezze strutturali dell'avversario.
Non inganni la presenza di Matuidi: nonostante la coesistenza del francese con Pjanic e Khedira, la Juventus ha operato un 442 che vedeva l'utilizzo dell'ex PSG nella posizione di esterno sinistro.
Un tratto distintivo della partita dei bianconeri è stata l'ossessiva ricerca del fraseggio basso, talvolta anche quando le condizioni non lo permettevano: l'utilizzo del giropalla basso, nonostante i rischi, era il mezzo che, fondandosi sulla fiducia dei mezzi tecnici dei calciatori, permetteva di sfruttare la peculiarità che ha il Napoli nell'andare a pressare alto i portatori di palla. Nel tentativo di recuperare la sfera in posizione avanzata, gli uomini di Sarri si riversano in avanti lasciando ampi spazi alle proprie spalle. L'idea è quella di tagliare fuori le linee di pressing avversario attraverso una circolazione puntuale e precisa in modo da poter aggredire gli spazi alle spalle dei centrocampisti. Questa soluzione ha giovato allo stesso tempo della scelta di Sarri di mandare Callejon in pressione su Chiellini: il tentativo di mettere sotto pressione il difensore tecnicamente meno dotato ha però portato, nel gioco delle pedine, Asamoah ad essere sempre libero di ricevere. Per cui a parte un paio di situazioni in cui Callejon andando in uscita alta è riuscito a chiudere la luce del passaggio, Chiellini è spesso riuscito a servire il ghanese, che è in virtù di questa sua libertà è stato trovato agevolmente anche dagli altri compagni. Due delle tre nitide occasioni (gol compreso) prodotte dalla Juventus sono nate proprio da situazioni di questo tipo.
La fase di non possesso della Juventus si è modellata sulla base delle peculiarità del gioco Sarriano, che vede una costruzione targata "catena sinistra" e perfezionata dalla ricerca del fraseggio al limite dell'area per liberare l'inserimento di un attaccante o dalla ricerca dell'ormai famigerato taglio di Callejon sul secondo palo. Il lavoro di Dybala (costantemente a schermare Jorginho) e Higuain (in pressione su uno dei due centrali) hanno sporcato e rallentato la prima impostazione napoletana, costringendo la squadra di Sarri a dover iniziare la manovra dai piedi di Koulibaly e, soprattutto, Albiol che si è rivelato particolarmente impreciso. Per ciò che riguarda la componente più architettonica, la Juventus ha operato una fase di non possesso assai particolare: i quattro centrocampisti disposti in linea non occupano tutto il campo ma sono tra loro molto stretti a fare densità in zona centrale, impedendo a Mertens di ricevere palla tra le linee e di poter quindi scatenare la sua rapidità. Questo escamotage ha come diretta conseguenza l'aver "invitato" il Napoli ad avere sbocchi sulle fasce, dove però i bianconeri hanno già preparato adeguate contromisure. Come si diceva, la catena mancina è la vera "mente" del gioco dei partenopei, motivo per il quale la Juventus aumenta la concentrazione di uomini quando la palla transita in quella zona di campo, e lo fa mandando Khedira al raddoppio sul terzino e lasciando Insigne in consegna a De Sciglio. Ne deriva che, quando costruiscono da sinistra, gli azzurri difficilmente riescono a sfondare, per cui si trovano costretti a dover andare sulla fascia opposta, molto più spartana e meno adatta alla costruzione della manovra.
Nelle transizioni da lato forte a lato debole, il Napoli è talvolta riuscito a premiare la sovrapposizione di Mario Rui: in queste circostanze la Juventus, conscia di una superiorità fisica disarmante rispetto agli avversari, ha preferito tenere De Sciglio in controllo su Insigne (impedendo al terzino avversario di poter imbucare il folletto napoletano dentro l'area) e portare Rui al cross, in virtù del quale Chiellini e Benatia hanno avuto vita facile.
Riguardo la pericolosità dell'ala spagnola, infine, Asamoah è stato sempre attento ad assorbirne i movimenti neutralizzando di fatto uno dei due modi che ha l'avversario di arrivare in porta.
Dopo il gol di Higuain, il forcing napoletano è perdurato per tutta la partita e la Juventus si è dedicata principalmente all'accuratezza della fase difensiva. Facendo leva sull'attitudine del Napoli a saper inscenare un solo spartito e sulle difficoltà degli uomini di Sarri di variare modo di giocare in base alle difficoltà proposte dalla partita, i bianconeri, con una partita sporca, corrotta e demoniaca, riescono a portare a casa tre punti che hanno sapore di sei. Ed il Napoli, adesso, è ad una sola lunghezza.
Th3 Joker
C.G.
Il contesto è particolare, è un contesto da Juve in difficoltà, che perde diversi uomini ma ne recupera uno a soli 4 giorni da un'operazione chirurgica. Un contesto da Juve (punto). A San Paolo c'è il Napoli di Sarri, che per cercare la fuga che potrebbe mettere a distanza di sicurezza la Vecchia Signora ha a disposizione il suo solito 11. Solito, appunto. Forse anche troppo.
Perchè Allegri modella la sua squadra per neutralizzare i punti di forza degli uomini guidati dall'ex tecnico dell'Empoli, limitando (o addirittura azzerando, ove possibile) i rischi pur non precludendosi la possibilità di approfittare delle debolezze strutturali dell'avversario.
Non inganni la presenza di Matuidi: nonostante la coesistenza del francese con Pjanic e Khedira, la Juventus ha operato un 442 che vedeva l'utilizzo dell'ex PSG nella posizione di esterno sinistro.
Un tratto distintivo della partita dei bianconeri è stata l'ossessiva ricerca del fraseggio basso, talvolta anche quando le condizioni non lo permettevano: l'utilizzo del giropalla basso, nonostante i rischi, era il mezzo che, fondandosi sulla fiducia dei mezzi tecnici dei calciatori, permetteva di sfruttare la peculiarità che ha il Napoli nell'andare a pressare alto i portatori di palla. Nel tentativo di recuperare la sfera in posizione avanzata, gli uomini di Sarri si riversano in avanti lasciando ampi spazi alle proprie spalle. L'idea è quella di tagliare fuori le linee di pressing avversario attraverso una circolazione puntuale e precisa in modo da poter aggredire gli spazi alle spalle dei centrocampisti. Questa soluzione ha giovato allo stesso tempo della scelta di Sarri di mandare Callejon in pressione su Chiellini: il tentativo di mettere sotto pressione il difensore tecnicamente meno dotato ha però portato, nel gioco delle pedine, Asamoah ad essere sempre libero di ricevere. Per cui a parte un paio di situazioni in cui Callejon andando in uscita alta è riuscito a chiudere la luce del passaggio, Chiellini è spesso riuscito a servire il ghanese, che è in virtù di questa sua libertà è stato trovato agevolmente anche dagli altri compagni. Due delle tre nitide occasioni (gol compreso) prodotte dalla Juventus sono nate proprio da situazioni di questo tipo.
Forzando l'uscita palla a terra dalla difesa, la Juve produce una
palla gol colossale vanificata dal riflesso di Reina
La fase di non possesso della Juventus si è modellata sulla base delle peculiarità del gioco Sarriano, che vede una costruzione targata "catena sinistra" e perfezionata dalla ricerca del fraseggio al limite dell'area per liberare l'inserimento di un attaccante o dalla ricerca dell'ormai famigerato taglio di Callejon sul secondo palo. Il lavoro di Dybala (costantemente a schermare Jorginho) e Higuain (in pressione su uno dei due centrali) hanno sporcato e rallentato la prima impostazione napoletana, costringendo la squadra di Sarri a dover iniziare la manovra dai piedi di Koulibaly e, soprattutto, Albiol che si è rivelato particolarmente impreciso. Per ciò che riguarda la componente più architettonica, la Juventus ha operato una fase di non possesso assai particolare: i quattro centrocampisti disposti in linea non occupano tutto il campo ma sono tra loro molto stretti a fare densità in zona centrale, impedendo a Mertens di ricevere palla tra le linee e di poter quindi scatenare la sua rapidità. Questo escamotage ha come diretta conseguenza l'aver "invitato" il Napoli ad avere sbocchi sulle fasce, dove però i bianconeri hanno già preparato adeguate contromisure. Come si diceva, la catena mancina è la vera "mente" del gioco dei partenopei, motivo per il quale la Juventus aumenta la concentrazione di uomini quando la palla transita in quella zona di campo, e lo fa mandando Khedira al raddoppio sul terzino e lasciando Insigne in consegna a De Sciglio. Ne deriva che, quando costruiscono da sinistra, gli azzurri difficilmente riescono a sfondare, per cui si trovano costretti a dover andare sulla fascia opposta, molto più spartana e meno adatta alla costruzione della manovra.
Nelle transizioni da lato forte a lato debole, il Napoli è talvolta riuscito a premiare la sovrapposizione di Mario Rui: in queste circostanze la Juventus, conscia di una superiorità fisica disarmante rispetto agli avversari, ha preferito tenere De Sciglio in controllo su Insigne (impedendo al terzino avversario di poter imbucare il folletto napoletano dentro l'area) e portare Rui al cross, in virtù del quale Chiellini e Benatia hanno avuto vita facile.
Riguardo la pericolosità dell'ala spagnola, infine, Asamoah è stato sempre attento ad assorbirne i movimenti neutralizzando di fatto uno dei due modi che ha l'avversario di arrivare in porta.
Dopo il gol di Higuain, il forcing napoletano è perdurato per tutta la partita e la Juventus si è dedicata principalmente all'accuratezza della fase difensiva. Facendo leva sull'attitudine del Napoli a saper inscenare un solo spartito e sulle difficoltà degli uomini di Sarri di variare modo di giocare in base alle difficoltà proposte dalla partita, i bianconeri, con una partita sporca, corrotta e demoniaca, riescono a portare a casa tre punti che hanno sapore di sei. Ed il Napoli, adesso, è ad una sola lunghezza.
Th3 Joker
C.G.

