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I tesori toscani degli oligarchi russi, schermati da società offshore nessuno può toccarli

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Una villa a Forte dei Marmi e una all’Argentario. Una tenuta a Siena e uno yacht ormeggiato a Marina di Carrara.   
Beni, di fatto, di proprietà di oligarchi russi, che sulla carta però risultano intestati ad altri soggetti o direttamente a società offshore intoccabili. Le sanzioni Ue nemmeno li sfiorano. È quanto emerge da un’inchiesta di Repubblica, basata anche su fonti di intelligence, che evidenzia come nove persone di rilievo, legate al Cremlino, continuino ad avere il controllo di immobili e imprese in Italia nonostante le sanzioni europee che dovrebbero essere lo strumento principale dell’Ue per fermare Putin. Cinque di questi oligarchi hanno proprietà e affari in Toscana. Tutte inviolate da sequestri.

FORTE DEI MARMI
In via Battisti, a Forte dei Marmi, ad esempio, c’è una villa, villa Adriana, che una volta apparteneva all’ex vice primo ministro russo Aleksander Khloponin. L’aveva comprata nel 2008 dalla società bolognese Opafin spa, al costo di 11 milioni di euro. E valeva quella cifra, milione più, milione meno. Nel 2017, Khloponin, però l’ha rivenduta a 35, 5 milioni di euro, una cifra con cui anche a Forte dei Marmi ci si potrebbe comprare un castello. Il compratore era Mikhail Prokhorov, magnate del nickel, proprietario della squadra di basket Brooklyn Nets, candidato due volte alla presidenza in Russia, apparentemente come avversario di Putin, nella realtà, si dice, per favorirlo. Dalla dichiarazione dei redditi del 2017 era emerso che Khloponin era diventato di colpo il membro di governo più ricco con un reddito di 2, 9 miliardi di rubli (300 milioni di euro) contro i 9, 9 milioni di rubli (134 mila euro) dell’anno precedente. A portare alla luce il caso fu la Fondazione anticorruzione di Aleksej Navalny (che l’anno prima era stato escluso dalle competizioni elettorali) , secondo cui quella plusvalenza era una tangente vera e propria. Khloponin e Prokhorov sono infatti amici di lunga data (andavano all’università di Economia insieme) e soci in affari. All’epoca, all’ex vice primo ministro spettava la delega per la supervisione dello sfruttamento delle risorse naturali e Prokhorov aveva interessi proprio nella sfera mineraria. Adesso, secondo quanto riporta Repubblica, la villa di 350 metri quadrati con un giardino di 1. 500 e piscina, sarebbe intestata a una società cipriota che appartiene ad un’altra sigla di Limassol. Prokhorov non è nella black list europea e la villa viene affittata ai turisti.

SIENA
Sulle colline senesi c’è un casale con piscina. Un paradiso che nel 2010 attirò anche l’attenzione dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi che andò a visitarlo insieme all’avvocato Niccolò Ghedini. Voleva comprarlo. Oggi è l’azienda agricola Tenuta della Selva che risulta appartenere dal 2015 alla Shatura Trading Limited, una società con sede, anche a questa, a Cipro. Dietro sembrerebbe esserci un oligarca russo, per la precisione Iskander Makhmudov, uno degli uomini più influenti nel mondo degli affari, alla guida di diverse aziende nel settore industriale, colui che nel 2014 costruì l’arena del ghiaccio per le olimpiadi di Sochi e la donò allo Stato. Un regalo a Putin. Comunque anche Makhmudov non è tra i sanzionati.

GROSSETO
Qui Alexander Verkhovsky, ex senatore, patron di una multinazionale marittima che va dai container alla pesca, fino allo scorso anno aveva una villa a picco sul mare all’Argentario: 24 vani, più di un garage e terreni a perdita d’occhio. L’aveva comprata nel 2011 attraverso una compagnia britannica, ma lo scorso anno se ne è liberato – forse intuendo il vento di guerra che stava spirando – vendendola per nove milioni di euro a un politico del Qatar. La famiglia ha ancora però ville in zona: tre, secondo quanto ricostruito, a Punta Ala.

MARINA DI CARRARA
Nei cantieri navali di Marina di Carrara è ormeggiato, per un refitting, Scheherazade, uno yacht di 140 metri. Risulta di proprietà di Eduard Yurievich Khudainatov, ex presidente di Rosneft, la compagnia petrolifera di Stato, e adesso proprietario della Ojsc Independent Oil and Gas company. Un oligarca molto vicino al presidente russo Vladimir Putin, anche se il suo nome attualmente non compare nelle lista nera. Tant’è che non è stata congelata nemmeno la sua Villa Altachiara a Portofino: costruita dal conte di Carnavon e teatro della misteriosa morte della contessa Francesca Vacca Agusta, l’ha comprata per 25 milioni di euro nel 2015. Nel 2000, ha diretto il quartier generale elettorale di Vladimir Putin nella regione degli Urali ed è stato insignito della medaglia dell’Ordine “per merito alla Patria”. Una scalata al potere che lo aveva portato fino a Rosneft. Sia per l’intelligence statunitense, sia secondo il team investigativo di Navalny, quello yacht sarebbe di Putin. Una delle prove sarebbe l’elenco dell’equipaggio (oggi cambiato). Su 23 persone inserite nella lista dello staff, 12 sono dipendenti della Fso, Federal protective service, cioè l’agenzia che si occupa della protezione di Putin. Secondo Vesselfinder, sito che traccia e fornisce la posizione delle imbarcazioni col sistema di identificazione automatica, lo yacht è stato costruito nel 2020 e naviga sotto la bandiera delle Isole Cayman. La proprietaria risulta Bielor Asset Ltd, società delle Isole Marshall, che sarebbe riconducibile all’oligarca. Ma i dubbi che sia solo un prestanome non sono pochi. Risultato: per il momento Scheherazade è libero di lasciare i cantieri quando vuole.

FIRENZE
L’ex clinica Santa Chiara, a Firenze. Un luogo pieno di storia. Qui morì Oriana Fallaci. Adesso è in fase di ristrutturazione. L’immobile oggi sarebbe di proprietà di uno degli oligarchi più vicini al presidente russo, cioè Alexander Abramov, re dell’acciaio e socio di Abramovich. Anche in questo caso, il suo nome non compare nelle carte che portano invece a due trust, uno a Cipro e uno nelle Isole Vergini, e a tre società italiane. Lo yacht di Abramov è stato sequestrato in Francia, ma la clinica non si può toccare.

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