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Jacquelin passa al ciclismo: dal mito di Pantani al nuovo progetto WorldTour dopo Milano Cortina 2026

C’è un filo sottile che lega neve e asfalto, carabina e manubrio. Un filo che, nel caso di Émilien Jacquelin, parte da lontano e porta dritto nel cuore del ciclismo più romantico. Tutto nasce da un nome che in Italia è leggenda: Marco Pantani. Non solo un idolo sportivo, ma una scintilla capace di accendere sogni.

Alle Olimpiadi Invernali di Olimpiadi di Milano Cortina 2026, quel legame è diventato visibile a tutti. Jacquelin ha scelto un gesto intimo e potentissimo: portare con sé un orecchino appartenuto al “Pirata”, donatogli dalla famiglia. Un simbolo toccato al traguardo della sua medaglia di bronzo dell’inseguimento, quasi a chiudere un cerchio emotivo tra ispirazione e realtà. Perché Pantani, con il suo modo istintivo e coraggioso di vivere la salita, ha rappresentato per il francese molto più di un campione: è stato l’idea stessa di sport vissuto senza paura.

Da quella suggestione, coltivata negli anni, è nata una decisione concreta. Jacquelin ha scelto di aprire un nuovo capitolo della propria carriera entrando nel progetto NextGen della Decathlon AG2R La Mondiale Team (struttura legata al gruppo Decathlon CMA CGM e impegnata nel ciclismo). Una mossa sorprendente solo in apparenza, perché il ciclismo è sempre stato parte del suo percorso: prima come passione giovanile, poi come strumento fondamentale di allenamento nel biathlon.

Il passaggio, però, non sarà immediato né superficiale. L’obiettivo non è un semplice esperimento, ma una transizione graduale e strutturata verso l’alto livello. Dopo il necessario recupero dalla stagione invernale, Jacquelin inizierà un programma specifico per adattarsi alle esigenze del ciclismo su strada: lavori di resistenza prolungata, sviluppo della gestione dello sforzo sulle lunghe distanze, affinamento della tecnica e dell’efficienza in sella.

A supportarlo ci sarà un ambiente costruito su misura per atleti in evoluzione, con attenzione a nutrizione, metodologia e materiali. Un percorso che richiederà tempo, perché se da un lato il francese porta in dote una base aerobica d’élite e una mentalità da campione, dall’altro dovrà imparare le dinamiche tattiche e fisiologiche tipiche del gruppo e delle grandi corse.

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