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Alta Valtellina Bike Marathon 2022

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Alta Valtellina Bike Marathon 2022

Estate 2020

Ho appena comprato la mountain bike sfruttando il bonus biciclette e nelle tre settimane di vacanza in Valtellina comincio a prendere confidenza con il mezzo e con quei sentieri che da piccolo ho fatto a piedi o di cui ho sentito parlare!

Non sono un biker, ma in questa zona la mountain bike è una goduria e mi innamoro immediatamente sia delle bici che dell’andare off-road per sentieri.

Estate 2021

Siamo nuovamente in Valtellina per le vacanze estive e durante la primavera ho cominciato ad addocchiare il percorso dell’Alta Valtellina Bike Marathon.

Mi pongo come obiettivo quello di fare tutto il percorso a pezzi, in modo da testare tutti quei tratti che non ho ancora fatto e di rifare quelli che già conosco.

Riesco nell’intento e capisco subito che il percorso Marathon da 100 km probabilmente per me è troppo.

Meglio concentrarsi sull’Endurance, che comunque con i suoi 75 km e +2400 metri di dislivello, non è che sia proprio una passeggiata!

15 Marzo 2022

Sono in ufficio e in un momento di pausa bazzico quasi per caso sul sito dell’Alta Valtellina Bike Marathon .

Vedo che hanno aggiornato la pagina con la data e hanno aperto da poco le iscrizioni, controllo il giorno, è un weekend libero.

In piena trance agonistica e senza dire nulla a Maddi mi iscrivo, la cazzata del 2022 sarà questa!

30 Luglio 2022

Sono le 09:15 ed entro in griglia con il numero #2159!

Ammetto di essere un po’ teso e di certo i Chemical Brothers di sottofondo non aiutano a tenere la tachicardia sotto controllo.

Sono allo stesso tempo carichissimo e preoccupato di non farcela visto che non è che sono esattamente nella mia forma migliore. 

A bordo strada arriva la mia tifoseria personale capeggiata da Maddi e Ceci che con tanto di campanaccio fanno il tifo per papà.

Non posso assolutamente deludere Ceci, l’obiettivo di giornat è quello di passare i cancelli orari in tempo e trascinarsi schifosamente al traguardo!

Lo starter dà il via. Si parte!

Si sale subito su una strada abbastanza semplice, per la prima metà in asfalto, fino a raggiungere la Decauville.

Tempo un paio di chilometri e già sono da solo, qualcuno dietro c’è ancora, ma non devo assolutamente farmi prendere dalla gara.

Se voglio arrivare devo cercare di gestirmi bene e andare al mio ritmo, tenere i battiti in salita tra 160 e 170 per non andare troppo in affanno e non strafare.

Dopo un’ora sono in cima alla salita, un bel tratto di respiro e poi ultimo strappetto per le Torri di Fraele prima di costeggiare i Laghi di Cancano.

Imbocco la Val Mora passando il rilevamento cronometrico, mi sento in gas di brutto anche se non spingo alla morte nei tratti scorrevoli per paura di finire le gambe troppo presto, va bene così!

Incrocio il percorso Marathon che proviene dall’Alpisella e torno lungo il lago per imboccare la salita della Malga Trela, ma prima pausa al ristoro a base di crostatine, banane, pesche, albicocche, biscotti e un po’ di sali, due chiacchiere con i simpaticissimi volontari e si riparte.

La strada della Val Pettini la conosco bene avendola affrontata più volte negli anni scorsi. Sono poco meno di due chilometri, comincia a strappi, ma quando ci si ritrova sotto la roccia e si svolta a sinistra non molla mai fino alla fine!

Mi gioco immediatamente l’ultimo rapporto, davanti ho un partecipante del percorso lungo e lo tengo come riferimento, senza pretese di raggiungerlo, ma mi dà morale il fatto che non mi stia staccando. 

Vorrei provare a farla tutta senza fermarmi, quindi devo recuperare attivamente da quei brevi spari necessari a superare sassi o tratti più ripidi senza impennarsi. 

Sto andando bene e onestamente la cosa un po’ mi stupisce, non penso di averla mai fatta tutta senza pause, sarà l’adrenalina della gara. E bravo Giovà!

Lo spettacolo della Malga Trela è sempre incredibile, non c’è il sole e fa anche abbastanza freschino, clima ideale per me che un po’ il caldo lo soffro.

La salita non è finita, manca lo strappo in singletrack per arrivare ai 2283 metri della Bocchetta di Trelina. Qui il piede mi tocca appoggiarlo, ma non avevo grandi dubbi su questo, soprattutto nelle curve le mie skill di biker sono limitate!

In cima scambio due parole con l’alpino che controlla il passaggio dei partecipanti, infilo il gilet e mi butto in picchiata nella favolosa Val Vezzola, forse il pezzo più divertente del percorso.

La strada porterebbe dritta fino alla Decauville, ma il percorso della gara svolta su un mangia e bevi, molto bastardo nel primo tratto, che si dirige verso le gallerie appena prima del Passo del Foscagno, l’unico tratto che non avevo mai affrontato e che si rivela essere abbastanza tecnico, un assaggio di quello che sarà la seconda parte di gara.

Nella veloce discesa verso la Decauville ci si può rilassare un attimo e in fondo trovo la mia personalissima tifoseria che è salita per salutarmi! Maddi e Ceci insieme ai miei e Martina si sono fatte una passeggiata per venire a fare il tifo, è stato davvero figo trovarli tutti anche se solo per un paio di minuti.

Riparto in piano verso Arnoga, passo il primo cancello orario con un’ora abbondante di anticipo, attraverso la statale (unico punto del percorso che incrocia la strada) e mi accodo a una coppia del lungo per imboccare la salita della Val Verva.

Si sale su una strada in parte cementata fino a svoltare a sinistra per il sentiero che porta verso la Val Cardonè. Qui comincia la parte più tecnica del percorso e fino al ristoro successivo è un continuo su e giù su un singletrack sempre pedalabile, ma in alcuni punti abbastanza sconnesso.

Non sono un drago in discesa, ma penso di avere un buon equilibrio anche quando la pendenza aumenta, ho un po’ paura quando vedo parecchi sassi senza una linea precisa da seguire, ma essere nelle retrovie ha il suo lato positivo, la linea è tracciata dalle centinaia di partecipanti già passati!

Lo spettacolo della Cima Piazzi mi si staglia davanti prima dello strappo dell’Alpe Boron dove è posizionato il secondo e ultimo cancello orario.

Passo anche qui con un’oretta buona di anticipo, mancano meno di 20 km all’arrivo, ma la salita per l’Alpe Prei, ultima vera asperità di giornata è di quelle da spaccarti le gambe.

Oggettivamente, questo è l’unico tratto che personalmente rimuoverei dal percorso, credo che il 70% dei partecipanti l’abbia affrontato a spinta senza possibilità di salire in sella o di ripartire, troppa la pendenza e in alcuni punti davvero sconnesso. 

Bisogna ammettere che è l’unico tratto davvero complicato sull’intero tracciato, quindi ci può anche stare, ma comunque, visto che l’alternativa c’è, io lo rimuoverei!

In ogni caso, l’Alpe Prei si merita un sonoro “Vaffanculo!”.

Dicono tutti che arrivati qui è quasi fatta, peccato che tutti si dimenticano di quanto tecnico sia il successivo tratto nel bosco dove l’alternanza di radici e sassi e il continuo saliscendi rende complicato prendere velocità.

Arrivati agli impianti di risalita di Isolaccia si imbocca un sentierino in discesa che è un susseguirsi di tornanti, quelli a sinistra nessun problema, quelli verso destra un disastro. Ufficiale, non so fare le curve a destra!

La discesa si fa più scorrevole e si va spediti verso il Forte di Oga, ultimo ristoro e giù in mezzo al bosco in un tratto divertente dove i nastri aiutano a seguire il percorso.

Al meno due chilometri sulla mia faccia comincia a stamparsi il sorriso, peccato che ci sia da affrontare l’ultima mostruosa discesa. 

Creata appositamente per la gara si prende con una svolta secca a destra, e niente, appena imbocco il sentiero tra gli alberi mi accorgo di non essere assolutamente in grado di scendere su quelle pendenze.

Inchiodo, ma ho difficoltà addirittura a scendere dalla bici. Devo praticamente appoggiarla per terra per non cadere giù e poi scendere a piedi questi 300 metri bastardissimi!

Ormai è fatta per davvero, attraverso il prato, sottopassaggio, tratto di ciclabile e sento lo speaker fare il mio nome: “Sta arrivando Giovanni, numero #2159 de La Popolare Ciclistica, grande Giovanni!”.

Questa cosa mi gasa di brutto, metto il rapportone e mi sparo le ultime centinaia di metri a tutta, per modo di dire.

Sulla linea di arrivo vedo Maddi e Ceci insieme ai miei, sognavo di arrivare e battere il cinque ai tifosi come nelle prove di Coppa del Mondo, a parte loro però non c’è nessuno, ma loro mi bastano per sentirmi come se fossi arrivato in solitaria davanti a tutti.

Stacco le mani dal manubrio e le alzo come facevo in giardino da bambino quando simulavo le tappe del Giro e del Tour. Stavolta però la gara è vera, non sto fingendo di essere Pantani o Escartin, sono Pirotta e sono arrivato penultimo in 8h17’24” a +4h37’41” dal vincitore del percorso Endurance.

Penultimo solo perchè l’ultimo ha avuto un problema meccanico ed era fermo all’ultimo ristoro a riparare la ruota.

Ma del risultato me ne frega meno di zero, ho vinto la mia gara e mi porto a casa una soddisfazione enorme!

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