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Padun rifà la magia, Porte vince il Delfinato

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Il Criterium si chiude con il secondo successo di fila del giovane ucraino. Richie para gli attacchi di Movistar, Bahrain e Astana e conquista la generale su Lutsenko e Thomas

Una riedizione della tappa di ieri e una riedizione, ampliata e rimarcata, della vittoria di Mark Padun: il quasi 25enne della Bahrain ha trovato nel Criterium del Delfinato 2021 una nuova dimensione, quella di colui che vince e rivince, e non lega all’occasionalità di radi colpi da maestro gli highlights di una carriera ancora fresca e nuova. Fresca e nuova come la sua faccia sorridente alla fine della frazione conclusiva della corsa francese, chiusasi con la doppietta dell’ucraino (il quale si porta a casa pure la maglia a pois di migliore scalatore), e con l’ennesima affermazione in classifica della Ineos, che stavolta va a segno con Richie Porte, il quale aveva lasciato un conto aperto da queste parti: tutto a credito, ovviamente, con se stesso e un po’ con la sorte, e oggi infine ha raccolto i sospirati dividendi. Non ha mai vinto un grande giro, ma sulla distanza di una settimana il tasmaniano è uno dei top degli ultimi 10 anni.

Le indicazioni – in chiave Tour – che il Delfinato ci dà sono come sempre da prendere con le pinze, per dire non ci aspettiamo di vedere Richie lottare per la generale della Grande Boucle, ma il suo compagno Geraint Thomas sta abbastanza bene (se la smette di cadere…), mentre Tao Geoghegan Hart, dopo l’esaltation del Giro 2020, pare ricondotto ai miti consigli di gregario da salita, sarà uno degli ultimi vagoni del treno Ineos. Miguel Ángel López è l’altro che ci ha fatto vedere qualcosa: abbiamo capito che la Movistar lo supporterà abbastanza bene (Valverde ha smesso i panni di quello che vuol fare il co-capitano), ma Superman resta ancorato a se stesso, ovvero a una certa incostanza, o meglio inaffidabilità: quando dovrebbe affondare il colpo (tipo oggi, per vincere la generale) tutto sommato viene a mancare.

Per l’Italia appena quattro corridori in gara ma grandi soddisfazioni da Sonny Colbrelli, che con una vittoria di tappa e tre secondi posti incamera la classifica a punti, il che è sempre un traguardo prestigioso, e rientra nel generale andar-come-treni dei Bahrain-Victorious in questo periodo; fronte classifica, non ci aspettavamo tanto, e non tanto abbiamo avuto: Fabio Aru, il migliore dei nostri, è stato lontano dai migliori nelle ultime due tappe, quelle decisive, e chiude con un 26esimo posto a 18’31” dal vincitore. Non sappiamo dire a che punto sia il sardo, o meglio l’idea è che sia più o meno sugli standard recenti, chissà se e quanto potrà crescere da qui al Tour. Ma in ogni caso non sembra destinato a un ruolo diverso dal comprimario.

Da La Léchère-les-Bains a Les Gets, 147 km per l’ottava e ultima tappa del Criterium del Delfinato, tanti chilometri in salita e una corsa da assegnare. A differenza dei giorni scorsi, la fuga non ci ha messo un’ora a partire ma solo cinque minuti: 17 uomini “on the move”: Valentin Madouas (Groupama-FDJ), Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits), Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma), Jorge Arcas e Imanol Erviti (Movistar), Patrick Konrad scortato da Nils Politt e Michael Schwarzmann (Bora-Hansgrohe), Dorian Godon (AG2R Citroën), Warren Barguil (Arkéa Samsic), Harry Sweeny (Lotto Soudal), Julien Bernard e Kenny Elissonde (Trek-Segafredo), Pierre Rolland e Franck Bonnamour (B&B Hotels p/b KTM), Sander Armée (Qhubeka Assos) e, nientemeno, il bel vincitore di ieri, Mark Padun (Bahrain-Victorious). Di questi, Schwarzmann si è sacrificato all’inizio per far decollare la fuga (Konrad era a soli 2’51” dalla maglia gialla e meritava l’impegno) ed è stato il primo a staccarsi, ma in compenso da dietro son rientrati altri tre uomini che erano rimasti a lungo a metà strada e che son riusciti a chiudere il gap all’inizio del Col des Aravis, al km 47: Michael Valgren (EF Education-Nippo), Martijn Tusveld (DSM) e Jan Bakelants (Intermarché-Wanty).

Il vantaggio dei battistrada era stato anche di 5’15” al km 35, ma poi la Israel Start-Up Nation aveva cominciato a battere e allora il margine ha iniziato a levigarsi. L’andazzo è stato poi quello più prevedibile per una tappa del genere: qualcuno che faceva l’elastico tra Aravis e Colombière (Bakelants davanti, il suo compagno Louis Meintjes dietro), uno che faceva il pieno di punti Gpm (Padun nel nostro caso), e la Ineos Grenadiers del leader Richie Porte che a un certo punto andava a tirare il gruppo, con regolarità ma non con tenerezza.

I 18 battistrada (sulla Colombière si era definitivamente staccato Sweeny) son passati al volo dal traguardo volante di Samoëns ai -29 (vinto da Konrad), e con un vantaggio di 3′ sul plotone si sono presentati alle prime rampe del Joux Plane. Qui ai -28 è partito subito Padun, dapprima tampinato da Konrad e Martin, poi da solo: l’idea della splendida doppietta non solo faceva parte dei sogni del corridore ucraino, ma pure del principio di realtà, a vederlo pedalare fortissimo.

Per il gruppo si è invece mosso Nairo Quintana: non essendo immediatamente alle spalle dei primissimi, il colombiano dell’Arkéa Samsic contava forse nella concessione di un minimo di libertà, ma così non fu. Comunque l’accelerazione conseguente all’azione di Nairo (che si è mosso seguendo Ben Hermans della Israel) ha portato a una selezione ancor più accentuata, staccati i nobili decaduti Chris Froome (Israel) e Fabio Aru (Qhubeka); ai -26 Steven Kruijswijk (Jumbo) si è messo sulle tracce di Nairo (e Ben), li ha presi e superati e si è involato. Il suo compagno Sepp Kuss, ai -23, si è invece staccato.

A 5 dalla vetta (-22 da Les Gets) Carlos Verona ha cominciato il lavorìo Movistar, ma stavolta Alejandro Valverde non ha dato seguito, staccandosi, sicché ai -20 è passato di nuovo al comando il team della maglia gialla, con Tao Geoghegan Hart; nel frattempo era stato raggiunto Kruijswijk (che aveva avuto fino a 40″ di vantaggio) e presto sarebbe stato staccato dal sempre più ridotto drappello dei migliori. Padun, avendo portato il proprio margine fino ai 3’30” (e ben 1’30” sui superstiti della fuga), assaporava già la nuova gloria di giornata.

Alla fin fine Miguel Ángel López, atteso alla mossa, si è infine deciso a partire, a 2 km dalla vetta o poco più, ma non è che abbia fatto troppa differenza; allora ci ha provato Jack Haig (Bahrain), mentre il gruppo dei big era formato da meno di 10 unità: con Porte e TGH c’era anche Geraint Thomas, ma c’erano anche gli Astana-Premier Tech Alexey Lutsenko e Ion Izagirre, quindi David Gaudu (Groupama), Enric Mas insieme a Superman, Wilco Kelderman (Bora) e Ben O’Connor (AG2R).

Haig ha raggiunto un paio di fuoriusciti del mattino, ma Geraint ha riportato tutti sotto appena scollinato ai -16; l’australiano però ha insistito in discesa (era con Guillaume Martin), e da dietro sono venuti fuori Lutsenko e Izagirre, ma quel che più conta è che s’è messa pressione sugli altri, e per esempio Thomas è andato giù in una curva a 9 km dal traguardo. E dire che ballavano appena pochi secondi tra gli uni e gli altri. Per fortuna il gallese non ha riportato grandi conseguenze, e dopo un attimo di incertezza s’è rimesso sotto, intanto O’Connor ha riportato Porte e gli altri su Haig e i due Astana, insomma tutto ricomposto prima dell’ascesa verso Les Gets.

Ai -5, già si era sul falsopiano a salire, proprio O’Connor ha tentato una sortita, e ancor meglio l’ha provata Izagirre, e a quel punto Porte ha dovuto chiudere in prima persona, esponendosi però a contropiede vari: di nuovo Haig, con Kelderman, poi Lutsenko, ma fin qui Richie in qualche modo ha controllato. Ci ha riprovato ai -4 O’Connor, chiamando la risposta di Lutsenko che a sua volta ha sollecitato l’ennesima chiusura del tasmaniano in giallo.

L’andatura che ne veniva fuori, a sbalzi, ha favorito però il rientro di Thomas, che subito si è rimesso in testa. O’Connor ha fatto un altro tentativo ai 3.5 km e qualche secondo l’ha preso, per portarselo fino al traguardo. Finita così la lotta per la generale.

Restavano le feste varie: lunga tutto l’ultimo chilometro quella di un Mark Padun incontenibile, primo in solitaria con 1’36” su Vingegaard e Konrad, unici ex fuggitivi ad aver preceduto i big; quarto posto per O’Connor a 1’57”, poi a 2’10” il drappello con Gaudu, Thomas, Lutsenko, Porte, Haig, Martin, López, Kelderman e Izagirre; a 2’43” è arrivato TGH, a 2’50” Mas. La generale si chiude col secondo successo australiano nella storia del Delfinato, e con Richie Porte che fa i conti con la propria, di storia, nella corsa francese. Per il tasmaniano 17″ su Lutsenko, 29″ su Thomas, 33″ su Kelderman, 34″ su Haig, 38″ su López e Izagirre, 47″ su O’Connor, 1’12” su Gaudu e 1’57” su Geoghegan Hart; fuori dai 10 Mas a 2’08” e Konrad (che recupera 8 posizioni) a 2’10”.

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