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Soler mette a tacere le critiche. Per ora

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Colpo nel finale, vittoria in solitaria e maglia di leader per il catalano nella terza tappa del Tour de Romandie. Caduto Dennis, Cort Nielsen su Sagan e Colbrelli per il secondo posto

Gli serviva un’iniezione di fiducia in vista di un Giro d’Italia in cui sarà chiamato a fare il capitano della Movistar, e Marc Soler non poteva trovare scenario migliore del Tour de Romandie per esibire una condizione in netta crescita, e una gamba che promette scintille. Poi dalle promesse al mantenimento delle medesime ci passa abbastanza spazio, però a 27 anni il fumantino catalano potrebbe essere arrivato a quel punto della carriera in cui si può spiccare il volo. Un tempo era la soglia della maturazione, vedremo se tale assunto vale ancora per qualcuno nel 2021.

La frazione vinta da Soler ha cambiato anche parecchio la classifica, a partire dal leader (il corridore della Movistar ha strappato la maglia a Rohan Dennis, peraltro caduto nel finale), per proseguire con diversi nomi che si trovavano nei quartieri alti della generale e che hanno perso terreno sulle salitelle di giornata. Domani, con l’arrivo in salita di Thyon 2000 al termine della quarta frazione (partenza da Sion, 161.3 km), i rapporti di forza dovranno in ogni caso venire allo scoperto.

La Estavayer-Estavayer di 168.7 km, terza tappa in linea del Tour de Romandie 2021, è partita senza il secondo della generale, Patrick Bevin (Israel Start-Up Nation), DNS oggi come anche Romain Seigle (Groupama-FDJ) e Dylan Sunderland (Qhubeka Assos), ma in compenso con un tigre nel motore del gruppo, volato a manetta nella prima parte della frazione, caratterizzata da diversi tentativi (uno di 25 unità!) e poi rientrata nei ranghi con l’attacco di Stefan Küng (Groupama), Charlie Quarterman (Trek-Segafredo), Mathias Reutimann e Cyrille Thièry (Swiss Cycling) poco prima del km 30. Subito quest’ultimo ha perso contatto, e al suo posto son rientrati in quattro: Kobe Goossens (Lotto Soudal), Sander Armée (Qhubeka), Stefan Bissegger (EF Education-Nippo) e Johan Jacobs (Movistar). Sette uomini in testa e via andare, fuga fatta.

Il vantaggio degli attaccanti è arrivato a lambire i 4′ intorno al km 70, ma poi la Ineos Grenadiers non ha lasciato ulteriore spazio. Sulle tignose salite di giornata (Châbles e Les Granges da ripetere tre volte nel circuito caratterizzante la giornata) in tanti hanno sofferto, compreso Chris Froome (Israel), che si è staccato dal gruppo dopo 100 km di fatica (ma questa onestamente ha smesso di essere una notizia). Dopodiché ci s’è messa pure la pioggia a rendere tutto più difficoltoso, e – nell’attesa che la fuga andasse incontro al suo destino, ovvero essere annullata – abbiamo cominciato, come ieri, a fare i conti di chi restava nel plotone dei migliori e chi si arrendeva agli eventi.

A proposito di rese, al penultimo giro del circuito lì davanti hanno dovuto mollare uno dopo l’altro Armée, Quarterman e Reutimann, e son rimasti gli altri quattro a difendere un paio di minuti: date le doti di Küng, Bissegger, Jacobs e Goossens, quella degli inseguitori si profilava come un’impresa poco agevole, ma ai -20 c’è stata una netta accelerata dei Bora-Hansgrohe e il gap è stato dimezzato. Sull’ultima Châbles Küng ha rialzato il ritmo ma ormai il gruppo era a meno di mezzo minuto. Bissegger e poi Jacobs hanno perso contatto, poi in discesa colpo di scena, proprio il campione nazionale svizzero ha perso il controllo della bici sul fondo stradale saponato ed è partito andando a sbattere contro un cartello pubblicitario a bordo strada, un capitombolo più spettacolare che doloroso: per sua fortuna Küng non si è fatto gran male ed è ripartito subito, ma ormai Goossens se n’era andato.

Sulla stessa discesa è caduto anche il leader della classifica Rohan Dennis (Ineos), che non sarà stato il capitano del team britannico ma comunque bisognava staccarlo in salita domani, e non era così scontata come cosa. Invece l’australiano si è dovuto far da parte già oggi, con un discreto sbrego sulla coscia destra e 1’21” di ritardo pagato al traguardo.

A 11 dalla fine, sull’ultima Les Granges, dal gruppo sono usciti Michael Woods (Israel) e Ion Izagirre (Astana-Premier Tech), e l’equilibrio si è del tutto rotto, e intanto Goossens è stato ripreso; poco dopo ci ha provato Fausto Masnada (Deceuninck-Quick Step), ma ben più efficace è stato l’allungo di Marc Soler (Movistar) ai -10. Izagirre si è isolato al suo inseguimento, ma lo spazio per ricucire è subito sembrato troppo risicato: di fatto dal Gpm dei -9 al traguardo era tutta discesa, e col bagnato non è che si potessero fare troppe acrobazie, per cui lo spagnolo ha dovuto più che altro badare a non cadere, e la cosa gli è riuscita benissimo.

Meno bene gli è venuta l’esultanza, con cui ha virtualmente zittito i critici portandosi un dito sulle labbra: però siccome non stiamo parlando di Indurain, magari un profilo più basso non avrebbe guastato (anche perché c’era pure da fare una dedica al medico sociale della Movistar, Jesús Hoyos, mancato oggi dopo una breve malattia). Sia come sia, il corridore di Vilanova l’ha fatta completa, perché in classifica non era lontano, e tra vantaggio al traguardo e abbuono di 10″ è andato a conquistare oltre alla tappa (quinto successo in carriera) anche la maglia di leader della corsa.

Il primo gruppo inseguitore, arrivato a 22″ dall’iberico, è stato regolato da Magnus Cort Nielsen (EF) su Peter Sagan (Bora), Sonny Colbrelli (Bahrain), Gorka Izagirre (Astana), Diego Ulissi (UAE-Emirates), Ilan Van Wilder (DSM), Sepp Kuss (Jumbo-Visma), Ion Izagirre e Rui Costa (UAE). Soler guida la classifica con 14″ su Geraint Thomas e Richie Porte (Ineos) e Colbrelli, 16″ su Marc Hirschi (UAE), 20″ su Mattia Cattaneo (Deceuninck), 21″ su Wilco Kelderman (Bora), Van Wilder e Kuss, e 24″ su Rui Costa. Tra i vari corridori che hanno perso contatto nel finale possiamo annoverare Steven Kruijswijk (Jumbo) e Miguel Ángel López (Movistar).

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