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Bobby Fischer a Chianciano Terme

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Squilla il telefono, è Stefano Tatai che mi dice: ”Pierluigi ciao. Ti va di venire a cena a Chianciano? Sai, un personaggio d’importanza storica per gli scacchi sarà ospite nel mio albergo per qualche giorno. Sicuramente avrai capito chi è, ma ti prego di mantenere il riservo per il momento”.

Naturalmente non ho capito, anche perché concentrato a elaborare al computer l’immagine di una prossima copertina di T&C, a combattere con il cane che pretende di giocare con me e preoccupato dall’avvicinarsi dell’ora di pranzo. Dopo qualche giorno lo richiamo per conferma, ma lui si scusa di dover posticipare il meeting perché Fischer (si tratta proprio di lui!) non gradisce simili riunioni.

Ora finalmente possiamo pubblicare questa notizia: grazie Stefano.

Quando ho letto della bancarotta della Jugobank e della fuga di Vassiljevic, il primo pensiero che m’è venuto è stato: ma Bobby e Boris hanno incassato i loro quattrini? Come vi ricorderete, Vassiljevic fu sponsor del match di rivincita fra i due e, per convincere l’americano a ricomparire sulla scena, mise in palio una borsa di 5 milioni di dollari USA. A questa cifra si aggiungevano altri due o tre di diritti televisivi ed editoriali vari. Secondo un calcolo approssimativo, quindi, a Bobby toccavano circa 3,3 milioni per i due terzi della borsa, più un milione, o forse un milione e mezzo, per un totale di circa 4,5-5 milioni. A Boris, invece, andavano 1 milione e 650mila per la borsa, più quasi altrettanto per i diritti. Ma tutti questi milioni sono stati pagati?

Adesso sono stato meglio informato: Bobby ha avuto la sua parte della borsa, e non deve andare in giro a chiedere elemosina a nessuno. I soldi dei diritti probabilmente non li vedrà mai – mentre Boris li ha avuti, così mi hanno detto, fino all’ultimo centesimo, per cui come incasso i due hanno chiuso in parità – ma il resto è al sicuro e ben investito. Devo probabilmente ad una operazione finanziaria l’occasione di aver potuto ospitare il mitico campione al Grande Albergo Le Fonti di Chianciano Terme.

Dopo il match Bobby è andato a vivere in Ungheria. S’era parlato molto di una fidanzata ungherese, e il fatto è vero, anche se poi i due hanno deciso di separarsi.

Ma a Bobby l’Ungheria piace, e per il momento ha deciso di restarci. Budapest è una bellissima città, vi si respira un’atmosfera gioiosa e godereccia, la cucina è gustosa, la gente ospitale e le donne belle. Perché, tutto sommato, Bobby non vi si dovrebbe trovare bene, considerato che in America lo aspettano solo per mettergli il cappio al collo per aver violato l’embargo decretato contro la Serbia e per farlo spremere dal fisco?

Inoltre a Budapest vive uno dei suoi rarissimi amici, forse l’unico di cui si fida, il GM Pál Benkő, noto per essere bravissimo negli investimenti. Bobby lo ha convinto ad accompagnarlo e ad aiutarlo a mettere al sicuro il denaro ricavato dal match. Benko ha accettato e, poiché Bobby non se l’era sentito di andarci in aereo e tanto meno in treno, hanno organizzato il viaggio in macchina, con il MI Rigò come autista e la signora Benko come accompagnatrice (la moglie di Benko, professoressa di matematica all’Università di Budapest, da ragazza fu per vari anni finalista nel campionato femminile ungherese. Giocava sotto il nome di Gisella Nagy.).

A questo punto non ci è voluto molto perché Rigò -che mi onora della sua amicizia- lo convincesse a fare una puntata fino a Chianciano.

Il gruppetto è arrivato in una splendida Mercedes 500 SEL nel pomeriggio di domenica 14 ottobre. Erano passati ben 16 anni dall’ultima volta che vidi Bobby. Fu al torneo di Monte Carlo, dove ero presente anch’io nel torneo dei maestri internazionali. Era appena un anno dopo le olimpiadi dell’Avana, dove Bobby mi fece una notevole impressione demolendo in pochi secondi una innovazione nella variante di cambio della spagnola che avevo sperimentato con successo contro la prima scacchiera dell’Uruguai. Allora era alto, magro, biondo, e vestiva con eleganza, preferendo i colori grigi o tendenti al blu o al celeste.

Rivedendolo non ho potuto non notare che gli anni erano passati anche per lui, cresciuto di larghezza e di barba, con un pelo che aveva accentuato le tonalità del rosso, con qualche grigio in mezzo e con i capelli diradanti al centro della testa.

Bobby ora è molto più trascurato nel vestire. Non porta cravatte, forse per lasciare libero il collo, e l’unico vestito che gli ho visto addosso è stato un paio di pantaloni di velluto marrone e una giacca a vento dello stesso colore, con sotto camicie sul verde o sul beige, comunque sempre colorate. Tutto l’uomo è diventato più “casual” e non nascondo che il Bobby di trenta chili fa mi pareva più degno di ammirazione.

Desideravo che l’ospitalità fosse perfetta, e che Bobby e compagni si sentissero del tutto a loro agio. Perciò non volevo imporgli la mia presenza, gli lasciavo piena libertà di organizzare la giornata. Ma mi sembrava doveroso essere presente a pranzo e cena, se non altro per tradurgli il menu. Bobby era allegro e di buon appetito. Diceva che secondo lui la migliore cucina del mondo è l’italiana, dopo quella giapponese. Non potevo contraddirlo, anche perché conosco poco la cucina giapponese. Tuttavia vedevo con soddisfazione che dopo Chianciano le possibilità della nostra conoscenza potevano solo migliorare, soprattutto grazie ai primi piatti, particolarmente apprezzati. Come lo erano anche i vini, cosa non frequente fra i campioni di scacchi attenti al rendimento.

Ma il Bobby campione non si smentiva neanche a tavola. Appena seduto, tirava fuori la scacchiera magnetica tascabile, pronto all’analisi o al gioco. Ci tenne subito a spiegarmi che gli scacchi sono diventati un gioco troppo studiato, per cui nelle partite di torneo ciò che conta di più è la preparazione e la memorizzazione delle aperture.

Spesso soltanto dopo la trentesima mossa si comincia veramente a giocare, il che favorisce più lo sgobbone che l’ingegnoso.

Per rimediare a questa situazione non rimangono che gli scacchi “riformati” (anche questa rivista ne aveva scritto qualche mese fa). In essi cambia la posizione iniziale: i Pedoni restano al loro posto, ma i pezzi vengono posti del tutto liberamente- nei futuri tornei addirittura con una “mischiatura” casuale in un computer- prima dal Nero, poi dal Bianco che dispone i pezzi proprio a specchio con quelli dell’avversario. I vincoli sono solo due: il Re non può trovarsi nell’angolo (e ciò garantisce la possibilità dell’arrocco nelle due direzioni) e i due alfieri devono trovarsi su case di colore diverso. Pare che abbiano fatto il calcolo sul numero delle posizioni di partenza possibili, che sarebbero intorno a 960. Così ogni preparazione teorica sarebbe impossibile, almeno per qualche decennio, se non per qualche secolo. Per il resto il gioco conserverebbe tutti gli elementi strategici e tattici che lo rendono tanto appassionante.

Abbiamo giocato diverse partite con questo sistema durante i pasti dei primi due giorni, e solo una volta sono riuscito a metterlo in difficoltà, alla fine pattando la partita. Bobby, insomma è sempre Bobby.

La sera del secondo giorno, lunedì, ho pensato di invitare a cena alcuni amici del vicino circolo scacchistico di Chiusi. Il dott. Longobardi, procuratore della Repubblica del Tribunale di Montepulciano, è un grande appassionato e, come tale, ammiratore del mitico campione del mondo. Ho avvertito Bobby con una certa preoccupazione, perché ero al corrente di quanto egli sia nemico di queste iniziative. Alla notizia la sua faccia tradiva anche dietro la barba l’estremo disappunto, e dalla gola gli era salito un gemito di sofferenza che rassomigliava molto a quello che emetteva il marito tradito nel film “Arianna”, quando il detective privato (Maurice Chevalier) gli faceva il resoconto dettagliato delle feste della moglie con Gary Cooper al Ritz.

Alla fine, comunque, ha accettato il fatto compiuto e ha mostrato molto interesse di fronte alle risposte del dott. Longobardi, che gli ha spiegato molti aspetti della criminalità e della mafia in Italia.

Speravo che la buona riuscita di questa cena lo ammorbidisse un po’ e mi permettesse di presentarlo ad altri suoi ammiratori in zona, ma m’ingannavo: il giorno dopo Benko mi ha comunicato che Bobby non avrebbe gradito ulteriori cene in compagnia di persone sconosciute. Sono rimasto tanto male da chiedere a Benko di fargli sapere che da allora in poi nemmeno io gli avrei imposto la mia compagnia. E così è stato.

Dopo due giorni, giovedì, Bobby e gli amici ungheresi hanno deciso di partire. Dovevano rientrare prima di domenica, e si volevano fermare ad Abano Terme, perché Bobby adora il termalismo. Sono riuscito a prenotare per loro al Ritz, con un trattamento riservato per gli albergatori. Ho avuto notizia qualche giorno dopo che vi si sono trovati molto bene.

Prima della partenza, tuttavia, mia moglie ha chiesto a Bobby di farsi fotografare davanti all’entrata dell’albergo in sua compagnia. Una bella foto, con l’insegna dell’albergo sopra, per un ricordo del soggiorno a Chianciano Terme del campione del mondo se non il più famoso, certamente il più chiacchierato di tutti i tempi. Bobby rifiutò. Avrebbe solo permesso qualche fotografia con la sua Polaroid, che fa delle foto 4×6 cm. Mia moglie era mortificata. Ha rifiutato.

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