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Riflessioni su migranti e ONG

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L’articolo di Martin, che ringrazio, mi ha incoraggiato a continuare su un argomento tragicamente tornato di attualità.
Come sia nato questo scritto è forse più interessante dello scritto stesso.
Nel novembre scorso un mio amico di Roma che si definisce marxista mi chiese cosa pensavo delle ONG e così scoprimmo che avevamo praticamente le stesse idee.
La cosa mi sorprese solo fino ad un certo punto, perché mi sembrava che la privatizzazione dei salvataggi da parte delle ONG fosse del tutto incompatibile con l’ideologia marxista.
Fatto sta che mi propose di fare qualche ricerca e di scrivere insieme un articolo da pubblicare su sinistra in rete, un sito che non conoscevo, ma su cui si trovano articoli interessanti, anche se di solito molto lontani dalle mie posizioni politiche.
La firma sarebbe stata di entrambi, ma gli dissi che non mi interessava comparire, io avrei fatto le ricerche e scritto quanto concordato, lui si sarebbe occupato della pubblicazione.
Dalle ricerche in rete, molto facili, ci è voluto solo un po’ di pazienza, ho scoperto che la ONG tedesca United4Rescue, fondata da Thies Gundlach, compagno della vicepresidente del governo tedesco, Cristine Göering Eckart (Membro del Sinodo della Chiesa Evangelica), è finanziata dal governo tedesco con 2 milioni di € anno fino al 2026, ma il finanziatore principale è la Chiesa Evangelica stessa.
Quindi si arriva al corto circuito di una associazione privata finanziata dallo Stato per svolgere una funzione che sarebbe dello Stato.

Quando lo scritto era pronto, il mio amico lo fece vedere a suoi compagni marxisti e tutti lo sconsigliarono vivamente dalla pubblicazione; gli dissero che avrebbe perso la reputazione e sarebbe stato emarginato.
Così per quieto vivere decise di soprassedere e non lo critico per questo.
In passato, lavorando come consulente in un ministero, ha subito una dolorosa esperienza di emarginazione da parte di superiori e colleghi per aver denunciato un suo collega corrotto.
Ecco quindi quanto pensavamo di pubblicare.

Pensiamo che la sinistra debba fare una riflessione seria e realistica sull’immigrazione dal Mediterraneo, in particolare sulle ONG e sulle navi gestite da ONG per il salvataggio in mare.
Riteniamo che le ONG siano delle società solo formalmente “non a scopo di lucro”.
In realtà muovono grandi somme di denaro e ovviamente amministratori, dirigenti, personale qualificato, ecc. ne ricevono grandi vantaggi.
Di fatto agiscono come società commerciali che promuovono un prodotto, svolgono una azione di marketing e pubblicitaria per raccogliere donazioni, speculano sulla generosità (o cattiva coscienza?) dei sottoscrittori e a volte su collaboratori idealisti che lavorano gratis.
Svolgono da privati una funzione di soccorso in mare che dovrebbe essere solo dello Stato.
Di fatto esiste una comunanza di interessi tra loro e gli scafisti organizzatori dell’immigrazione clandestina
Per le ONG, invece di vagare per mare sperando di incontrare natanti carichi di migranti è più comodo fissare un appuntamento con gli scafisti e per questi è più comodo far viaggiare i migranti su imbarcazioni che devono allontanarsi dalla costa solo per poche miglia e che non sarebbero mai in grado di raggiungere le coste europee.
Non sosteniamo che questi accordi ci siano regolarmente, ma certamente ci sono stati.
Le ONG incoraggiano questo traffico e quindi sono corresponsabili delle morti in mare.
La sinistra non deve cadere nella trappola cattolica dei buoni sentimenti e non deve aver paura di sostenere le stesse cose che dice l’attuale Governo, anche se con motivazioni diverse.
Le navi ONG devono essere fermate.
Il problema dell’immigrazione clandestina va impostato diversamente.
Non si risolve salvando gli immigrati in mare, ma evitando che partano su natanti che non hanno minimi requisiti di sicurezza, spesso destinati ad affondare prima di arrivare alle coste italiane.
Per evitare che i migranti partano non bastano gli accordi con gli Stati sulla sponda sud del Mediterraneo, anche se sono necessari.
Per fermare l’immigrazione illegale la soluzione è molto semplice: rilasciare permessi d’ingresso legali.
Prima di proseguire il discorso bisogna sgombrare il campo da credenze sbagliate e ipocrisie.
I migranti hanno in grande maggioranza motivazioni economiche, la richiesta di asilo politico è un pretesto quasi sempre accettato dalla magistratura per lasciarli entrare.
I migranti africani non sono in fuga per la siccità causata dai cambiamenti climatici, al nostro livello economico sono poveri disposti ad accettare qualsiasi lavoro, ma per l’Africa sono classe media con un certo livello di istruzione e tutto sommato in grado di trovare i soldi per pagare i trafficanti.
La redistribuzione in Europa è un falso problema.
Se guardiamo le statistiche annuali quelli in entrati Francia e Germania sono più di quelli in Italia; i migranti arrivano in Italia, ma poi si ridistribuiscono da soli.
I francesi possono fare la faccia feroce a Ventimiglia, ma evidentemente le loro frontiere sono un colabrodo da altre parti, come ovvio.
Per i criteri con cui rilasciare i permessi d’ingresso, l’approccio razionale (adottato con scarsa fortuna da Boris Johnson in Inghilterra) sarebbe di quantificare le posizioni lavorative scoperte e far entrare migranti qualificati per questi lavori.
Troppo complicato ed inutile, meglio far entrare tutti quelli che ne fanno richiesta.
È una decisione difficile, si potrebbe pensare politicamente impossibile da realizzare.
Però si potrebbe avere un approccio graduale, iniziando con la concessione dei ricongiungenti familiari adducendo ragioni umanitarie, una motivazione a cui è difficile opporsi.
Quindi si potrebbero aggiungere gradualmente permessi per ragioni di lavoro, suddivisi in proporzione tra le nazioni da cui arrivano i clandestini e rilasciati in ordine di richiesta.
L’obbiettivo nel giro di qualche anno è far entrare legalmente lo stesso numero di immigrati che ora entra illegalmente.
Oltre che ridurre radicalmente il traffico illegale e le morti in mare, il vantaggio è far entrare persone identificate con documenti e impronte digitali.
Potrebbe sembrare che siamo ostili alle ONG e che vorremmo vederle sparire; niente affatto, riteniamo che potrebbero utilizzare meglio gli ingenti mezzi economici di cui dispongono e l’indubbio prestigio guadagnato con il loro operato.
Potrebbero usare il loro potere politico e mediatico per ottenere dallo Stato tedesco dei visti di ingresso per migranti legali, invece di usarlo per chiedere allo Stato italiano di lasciar sbarcare migranti illegali.
Potrebbero identificare in Europa i settori in cui è richiesta mano d’opera e reclutare in Africa migranti disponibili per coprire questa richiesta.
Non è facile, sarebbe un oscuro lavoro organizzativo certo meno appagante del navigare in Mediterraneo alla ricerca di naufraghi; si perderebbe l’aspetto romantico ed eroico del “salvare vite umane”, forse la raccolta di donazioni ne risentirebbe, ma sicuramente i viaggi in mare su natanti pericolosissimi diminuirebbero e di conseguenza diminuirebbero le morti in mare.

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