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Maestro degli scacchi a 79 anni: «Non uso computer o database, vinco ancora ragionando»

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UDINE. Programmi informatici sempre più sofisticati, ore passate davanti al computer, studio spasmodico delle partite e delle varianti giocate dagli avversari: il gioco degli scacchi è ormai diventato tutto questo, tanto che i giovanissimi stanno diventando i veri protagonisti di questa disciplina.

Ma c’è chi – vera mosca bianca – ignora totalmente programmi e database, divertendosi alla scacchiera come una volta, applicando cioè le proprie conoscenze e la propria esperienza. E vincendo ancora ad alto livello alla bella età di 79 anni!

Stiamo parlando di Lorenzo Pagnutti, classe 1943, nato e vissuto a Udine, città in cui, dopo aver concluso le scuole medie, ha imparato il mestiere di pittore e decoratore, professione che ha continuato a svolgere per oltre mezzo secolo.

Da dieci anni si gode la pensione e continua per passione a giocare a scacchi. Storico esponente del Circolo Scacchistico Udinese, nella sua lunga carriera ha conquistato il titolo di Maestro, ha partecipato a molti tornei nazionali e internazionali, diventando più volte campione provinciale e regionale. Recentemente ha vinto il 7° Grand Prix del Triveneto a Martignacco mettendo in riga giocatori giovani e titolati.

Pagnutti, in un’era in cui l’informatica ha velocizzato enormemente lo studio degli scacchi, permettendo a ragazzini con età inferiore a 13 anni di diventare grandi maestri, ci racconta quale è il segreto della sua lucidità e longevità scacchistica?

«Non ho particolari segreti, semplicemente mi piace giocare. Riesco a tenermi in allenamento giocando qualche partita con gli amici di sempre. Quando riesco, partecipo ai tornei organizzati in Friuli e qualcuno riesco ancora a vincerlo».

Credo che lei, oltre a non usare il telefono cellulare non utilizzi nemmeno il computer per allenarsi e preparare le sue partite di scacchi. Come riesce a battere giocatori molto più giovani di lei, spesso nativi digitali?

«È vero, non sono un appassionato di questi dispositivi e preferisco confrontarmi con il mio avversario su una vera scacchiera. Però, da quando è arrivata la pandemia che non ci ha permesso per lungo tempo di incontrarci al bar tra amici scacchisti, ho iniziato anch’io a giocare qualche partita online a cadenza rapida, dieci minuti a testa.

E continuo a farlo. Per preparare le partite di un torneo però non uso, come fanno oggi tutti giovani, le banche dati digitali e i motori di analisi. Preferisco rispolverare le mie aperture e i miei esercizi di tattica, che a volte funzionano ancora».

Lei ha svolto fin da giovane la professione del pittore e decoratore, un lavoro manuale che ha saputo insegnare anche alle generazioni più giovani. Crede che, se non avesse scelto tale strada e magari si fosse dedicato di più allo studio dagli scacchi, avrebbe potuto raggiungere un livello ancora più alto nel gioco?

«Non penso, credo che comunque non avrei superato il livello di Maestro, un buon Maestro, ma non di più. Gli scacchi agonistici e professionistici di alto livello sono un’altra cosa, non sono compatibili con altri mestieri. Io sono sempre stato uno con i piedi per terra e ho considerato gli scacchi come un divertimento».

Concordo sul suo livello di buon Maestro e ricordo una sua brillante vittoria di tre anni fa al Torneo di Nova Gorica contro il giovane Fide Master bosniaco Maksimovic. Ho letto anche che Paolo Maurensig – scrittore friulano scomparso un anno e mezzo fa e diventato famoso anche per i suoi libri sul mondo degli scacchi, primo fra tutti la “Variante di Luneburg” – iniziò la sua carriera letteraria il giorno in cui si stancò di recarsi al Circolo Scacchistico Udinese per ricevere sonore batoste da lei e Ivano Ceschia. Me lo conferma?

«Sì è vero, ci trovavamo spesso al bar “Da Anita” a Udine per giocare qualche partita amichevole. Confermo che a volte battevo Maurensig e Ivano Ceschia ancora più di me. Lui è diventato ancora più forte, conquistando il titolo di Maestro Fide.

Gli ho insegnato io, quando era molto giovane, il mestiere di pittore e decoratore, che poi lui ha svolto molto bene. Non penso però che le sconfitte al Circolo siano il motivo del successo letterario di Maurensig, grande appassionato anche lui degli scacchi che ha saputo raccontare in modo avvincente».

Il gioco degli scacchi ha avuto di recente un forte incremento di simpatizzanti, diventando sempre più popolare. Penso alla diffusione tra i giovani della modalità di gioco online, il successo che ha ottenuto la fiction Netflix “La regina degli scacchi”, ma anche alla recente pubblicità di un famoso marchio d’alta moda con due mostri sacri del calcio, Ronaldo e Messi, che giocano a scacchi su una valigia griffata. Quale strada consiglia ai giovani che si avvicinano a questo mondo?

«Gli scacchi sono uno sport molto utile per i giovani, perché aiuta a concentrarsi, a ragionare, a usare la logica, a prevedere le mosse dell’avversario e insegna a conoscersi. A chi comincia a giocare consiglio di non usare sempre il computer, che può essere utile, ma non l’unico strumento. I libri rimangono la fonte principale su cui studiare. E soprattutto avere fiducia nel proprio ragionamento». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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