Domani…
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(Un esercizio di grande salute è chiudere gli occhi ai morti e imparare a leggerli. Domani muore Pasolini. Lui muore e anche questo ci nuoce).
Le 10 cose che mi vengono da dire su Pier Paolo Pasolini, comunque, che se sto zitto è meglio perché a parlare non si aggiunge nulla, ma son queste:
- Ha chiuso “Pommidoro”, in Piazza dei Sanniti, dove ha cenato per l’ultima volta, trattoria civile. Regge ancora invece il “Biondo Tevere”, dove è andato subito dopo con Pelosi.
- “Le ceneri di Gramsci” è un libro incredibile, se tu lo togli non riesci a immaginare buona parte della poesia del secondo Novecento italiano, grazie per averlo scritto.
- Vivo a Roma da 13 anni e una delle poche certezze che ho è che non andrò mai all’Idroscalo, tante volte sono passato lì vicino, ma è una forma di pudore, mi si gela il sangue.
- Penso che in definitiva Pasolini sia stato l’ultimo grande intellettuale cattolico italiano. E che la lirica “Alla bandiera rossa” sia il sudario con cui coprire la sinistra italiana.
- Ogni volta che viene utilizzato l’aggettivo “Pasoliniano” per giustificare una recita parrocchiale con attori semi-professionisti, sciatta, inconcludente, inutile, provo disprezzo per chi lo fa. Succede molto spesso. Per quanto abbia raccontato un mondo diverso, con un linguaggio personale, nel regista Caligari invece trovo una sensibilità affine a quella di Pasolini.
- Non ho grande simpatia per Asor Rosa, ma quando sostiene che Pasolini sia stato un romanziere abortito, che i suoi romanzi non sono all’altezza delle poesie e della produzione saggistica, mi trova pienamente d’accordo.
- Penso che siano più utili a comprendere Pasolini gli orinatoi cadenti della Stazione Termini che il santino propinato negli anniversari.
- Fosse vivo oggi, romperebbe i coglioni di continuo sui social network, altro che gli imbecilli di Umberto Eco.
- Una volta all’anno rivedo il film “Teorema” e continuo a non capirci nulla. Ma gli occhi liquidi, pazzi e svagati di Laura Betti sono qualcosa di sconvolgente.
- Il candore con cui Pasolini riesce a parlare di argomenti scabrosi con uomini e donne di ogni estrazione sociale in “Comizi d’amore”, non è di questo mondo. Però a Sesto al Reghena, pochi chilometri da Casarsa, se vai nell’argine dietro l’Abbazia le lucciole ci sono ancora, tante e inaspettate, dovresti vederle.

