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Domani…

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(Un esercizio di grande salute è chiudere gli occhi ai morti e imparare a leggerli. Domani muore Pasolini. Lui muore e anche questo ci nuoce).

Le 10 cose che mi vengono da dire su Pier Paolo Pasolini, comunque, che se sto zitto è meglio perché a parlare non si aggiunge nulla, ma son queste:

  1.  Ha chiuso “Pommidoro”, in Piazza dei Sanniti, dove ha cenato per l’ultima volta, trattoria civile. Regge ancora invece il “Biondo Tevere”, dove è andato subito dopo con Pelosi.
  2. “Le ceneri di Gramsci” è un libro incredibile, se tu lo togli non riesci a immaginare buona parte della poesia del secondo Novecento italiano, grazie per averlo scritto.
  3. Vivo a Roma da 13 anni e una delle poche certezze che ho è che non andrò mai all’Idroscalo, tante volte sono passato lì vicino, ma è una forma di pudore, mi si gela il sangue.
  4. Penso che in definitiva Pasolini sia stato l’ultimo grande intellettuale cattolico italiano. E che la lirica “Alla bandiera rossa” sia il sudario con cui coprire la sinistra italiana.
  5. Ogni volta che viene utilizzato l’aggettivo “Pasoliniano” per giustificare una recita parrocchiale con attori semi-professionisti, sciatta, inconcludente, inutile, provo disprezzo per chi lo fa. Succede molto spesso. Per quanto abbia raccontato un mondo diverso, con un linguaggio personale, nel regista Caligari invece trovo una sensibilità affine a quella di Pasolini.
  6. Non ho grande simpatia per Asor Rosa, ma quando sostiene che Pasolini sia stato un romanziere abortito, che i suoi romanzi non sono all’altezza delle poesie e della produzione saggistica, mi trova pienamente d’accordo.
  7. Penso che siano più utili a comprendere Pasolini gli orinatoi cadenti della Stazione Termini che il santino propinato negli anniversari.
  8. Fosse vivo oggi, romperebbe i coglioni di continuo sui social network, altro che gli imbecilli di Umberto Eco.
  9. Una volta all’anno rivedo il film “Teorema” e continuo a non capirci nulla. Ma gli occhi liquidi, pazzi e svagati di Laura Betti sono qualcosa di sconvolgente.
  10. Il candore con cui Pasolini riesce a parlare di argomenti scabrosi con uomini e donne di ogni estrazione sociale in “Comizi d’amore”, non è di questo mondo. Però a Sesto al Reghena, pochi chilometri da Casarsa, se vai nell’argine dietro l’Abbazia le lucciole ci sono ancora, tante e inaspettate, dovresti vederle.

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