il nostro piccolo Fischer (II)
Non sono sicuro della data, ma credo fosse nei primi mesi del 1970.
Un giorno qualsiasi, un pomeriggio durante la settimana, Roberto Cosulich arrivò alla Scacchistica Milanese.
Era la stessa persona che avevo conosciuto a Genova, riservato, gentile, in ordine, con i capelli corti, solo aveva abbandonato giacca e cravatta per un abbigliamento più adatto ai tempi.
Subito si sparse la notizia sensazionale: si sarebbe trasferito a Milano finanziato dal Dott. Bonfioli che intendeva aiutare giovani scacchisti italiani.
Aveva abbandonato l’università dove studiava fisica, doveva essere al terzo o quarto anno e suppongo abbastanza indietro con gli esami; non si può dire che non si fosse impegnato, nel 1968 aveva rinunciato a partecipare al Campionato mondiale studenti a squadre a Jbbs perché coincideva con la sessione estiva degli esami.
Al giorno d’oggi può sembrare strano che una persona come Cosulich avesse queste difficoltà, ma allora gli studi delle facoltà scientifiche, ingegneria, fisica, matematica erano molto pesanti; molti professori erano severi e dogmatici, non bastava studiare, bisognava studiare nel modo che volevano loro, comprese parti del programma di scarso interesse che magari avevano trattato a lezione e appena accennate nei testi.
Altro problema aperto è quanta parte del suo tempo dedicasse agli scacchi e quanto allo studio; non ho mai sentito Cosulich accennare alla sua preparazione, che leggesse libri o riviste di scacchi, o che avesse scritto qualche articolo sull’argomento.
Non lo diceva apertamente, ma il suo atteggiamento lasciava pensare che sapesse già tutto quel che serviva, non aveva bisogno di studiare altro.
Tutto l’opposto di Toth che studiava accanitamente, lo diceva senza problemi e ammetteva che questo era faticoso.
Aveva anche lasciato la famiglia, io pensavo ci fosse stata una decisa rottura, ma non è detto che fosse così; molti anni dopo ho saputo che nel periodo in cui viveva a Milano ogni tanto passava per Genova e probabilmente dormiva a casa dei suoi.
Come a Genova nel gioco lampo era praticamente imbattibile. Spesso giocava rapidamente l’apertura e a quel punto si fermava a lungo a pensare, anche uno o due minuti; poi riprendeva a giocare rapidamente, recuperava il ritardo sull’orologio e non era mai in difficoltà col tempo se l’avversario riusciva ad arrivare in finale.
Poco dopo il suo arrivo lo incontrai nell’Aprile 1970 al torneo di Alassio un open sistema svizzero di 7 turni. Era il mio primo torneo fuori Milano dopo essere diventato candidato maestro a Napoli nel gennaio 1979.
Prima del torneo si era svolto un incontro quadrangolare tra Italia, Grecia, Germania Federale e Svizzera; l’Italia arrivò terza a pari con la Svizzera, Cosulich in terza scacchiera si comportò abbastanza bene, con 2 su 3.
Ero partito il mattino da Milano con un altro ragazzo di cui non ricordo il nome e per risparmiare avevamo deciso di dormire in tenda; il pomeriggio al primo turno incontrai un ragazzo tedesco con cui vinsi.
Il mattino dopo al secondo turno incontrai Cosulich; avevo visto le sue partite, ci avevo giocato qualche volta lampo e sapevo bene che mi era egualmente superiore sia in strategia che in tattica.
Decisi che la migliore possibilità era impostare una partita semplice, cambiando i pezzi appena possibile sperando nel finale.
Il giorno dopo Cosulich mi disse che non sapeva che io ero diventato candidato maestro a Napoli e che se lo avesse saputo avrebbe affrontato la partita più seriamente.
Sicuramente si aspettava una vittoria facile, praticamente un turno di riposo prima di iniziare il torneo vero.
Giancarlo Castiglioni vs. Roberto Cosulich 1-0
Alassio 29 Aprile 1970
1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cc3 Ab4 4.exd5
Variante del cambio della Francese ritardata; mi sembra meglio cambiare adesso che alla mossa precedente perché nella variante del cambio l’alfiere nero sta meglio in d6 che in b4; poi c’è un risvolto psicologico, faccio credere al mio avversario che con e5 sarebbe entrato in una variante complessa, squilibrata, che conosceva molto bene e poi lo deludo entrando in una posizione piatta.
Cosulich rimase chiaramente contrariato da questa mia mossa e disse qualcosa come “Ecco giochi così contro di me …con un altro non lo faresti.” io risposi: “Certo contro un altro giocherei un’altra variante. È la prima volta che la gioco”.
Poi mi venne in mente che in effetti avevo giocato la stessa variante in un torneo a Milano contro De Maria anche se con intenzioni completamente diverse; lo avevo fatto per evitare la teoria, ma giocai per vincere e alla fine vinsi.
Lo dissi in modo del tutto innocente e lui si sentì preso in giro rispondendo: “Come, prima dici una cosa e poi dici il contrario…”.
Sono convinto che questo banale scambio di battute abbia influenzato l’andamento della partita; Cosulich prendeva spesso decisioni discutibili e le sosteneva incrollabilmente oltre ogni ragionevolezza anche quando era chiaro che erano a proprio danno, un tratto di carattere che aveva in comune con Fischer.
Sicuramente che io dicessi una cosa e poi il contrario lo irritò molto.
4…exd5 5.Ad3 Ce7 6.Cge2 Cbc6 7.0-0 Af5 8.Te1 0-0 9.Af4 Dd7 10.Dd2 Tae8 11.a3 Axc3
Stockfish consiglia 11…Aa5 ma sono sfumature; è noto che Cosulich preferiva i Cavalli agli Alfieri.
12.Dxc3 Axd3 13.Dxd3 Cg6 14.Ag3 Cce7 15.Cc3 h5 16.h3 Cf5?
Una banale svista; si doveva giocare 16… c6 come indica il PC o 16…h4.
17.Axc7
Sono rimasto stupito e incredulo; mi sono detto “non è possibile, deve esserci sotto qualcosa”; poi ho controllato che non potessero esserci trucchi e mi sono preso il pedone.
Il nero non ha compenso, a gioco corretto la partita è vinta.
17… Tc8 18.Ag3 Tc4 19.Ce2 Tfc8 20.c3 T4c6 21.Cf4 Cxf4 22.Axf4 Tg6?
Il nero deve inventare qualcosa e peggiora la situazione, ma non ci sono mosse buone; meglio 22…g6.
23. Te5 Ch4
Brutta ma non può essere considerata un errore; anche 23… Cd6; 24 Txh5 è un disastro.
24.Ag3?
Questo invece è decisamente un errore; non era difficile vedere che dopo 24.Ag5 il nero è nei guai. Deve dare la qualità, perché dopo 24…Cxg2; 25.Rxg2 Te8; 26.h4 può abbandonare. Ero terrorizzato dalle complicazioni e probabilmente non mi ero accorto che dopo 24…f6 la torre in g6 è indifesa.
24…Cxg2 25 Rxg2 h4 26.Tae1 hxg3 27.fxg3 a5 28.Df3 e il Nero abbandona 1-0
Anche la mia ultima mossa è criticabile era sicuramente meglio 28.Te7.
Non mi aspettavo l’abbandono e sono sempre rimasto col dubbio se sarei stato capace di vincere il finale.
Oggi avrei fiducia di riuscirci, ma allora? Tra l’altro mi pare che la mia idea fosse di cambiare le donne e una torre; dato che i miei pezzi sono più attivi non è il piano più efficace.
D’accordo, la posizione è persa, ma in fondo ha solo un pedone in meno in un finale di donna e torri.
Capisco che per Cosulich la vittoria del bianco fosse evidente e che fosse disgustato dalla partita, ma con un avversario tanto più debole avrebbe dovuto mettersi a testa bassa a soffrire per cercare di salvare almeno il mezzo punto accettando la prospettiva di perdere ugualmente dopo altre 30 mosse.
Ve lo immaginate un qualsiasi maestro Jugoslavo in questa situazione? Avrebbe continuato ben oltre i limiti della decenza.
Ormai la maggior parte delle altre partite erano finite e credo non potesse sopportare l’umiliazione di rimanere in mezzo alla sala a difendere una posizione persa con un giocatore molto più debole mentre gli altri giocatori giravano a vedere le partite rimaste.
Quando abbandonò stavo per dirgli che mi spiaceva di aver vinto proprio con lui ed era vero; io tifavo per lui per la vittoria del torneo.
Lui intuì e mi bloccò subito dicendo “No, no, non devi scusarti per aver vinto”.
Era furioso per la sconfitta, ma sapeva che doveva prendersela solo con se stesso.
Forse l’abbandono prematuro era anche una forma di autopunizione per aver giocato male.
Il pomeriggio incontrai Giubbolini e vinsi senza troppa fatica.
La sera andammo a mangiare al ristorante con De Maria e due suoi amici svizzeri anche loro giocatori di cui era ospite in un appartamento ad Alassio.
Pioveva, faceva freddo ed ebbero pietà di noi; andammo a smontare la tenda in campeggio e per il resto del torneo dormimmo da loro sulle nostre brandine in soggiorno.
Il buffo fu che l’ultima sera arrivarono le mogli dei due e senza battere ciglio andarono a dormire in albergo.
A questo punto eravamo in 5 in testa al torneo a punteggio pieno e passai una mattinata in gloria ricevendo i complimenti di tutti; poi quando uscirono gli accoppiamenti, fui il “fortunato” a pescare il giocatore a ½ punto in meno: Mariotti!
Infatti al secondo turno aveva pareggiato con Giustolisi rovinando una posizione superiore giocando una mossa lampo e vedendo subito dopo la mossa migliore.
Dopo la partita era furioso con se stesso, diceva che doveva comprarsi una clessidra da un minuto e non muovere prima che scorresse tutta la sabbia.
Prese molto sul serio la partita con me, io feci qualche mossa debole già all’uscita dell’apertura e vinse abbastanza rapidamente.
Il giorno dopo incontrai Trikaliotis seconda scacchiera della nazionale greca che aveva partecipato al quadrangolare subito prima del torneo; fu una grande battaglia, sacrificai un pezzo per 3 pedoni andando in un minimo vantaggio, ma la posizione era troppo difficile per le mie possibilità e alla fine persi.
Il pomeriggio ero stremato e persi senza molta resistenza con Ljubisajevic.
Il mattino dopo, ultimo turno, incontrai Giorcelli che aveva bisogno di ½ punto per essere promosso seconda nazionale e gli proposi patta appena ero passato in netto vantaggio.
Il torneo fu vinto da Ostojc con 6½, secondo Kokkoris prima scacchiera Grecia con 6, primo degli italiani Giustolisi 3°-6° con 5½, poi Cosulich 7°-9° a 5 e Mariotti 10°-20° a 4½.
Scusate mi sono fatto un po’ prendere la mano dai miei ricordi personali, ho divagato e mi sono allungato un po’ troppo.
Spero di non avervi annoiato, per fami perdonare prometto che non vi farò aspettare un anno per la prossima puntata.

