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Vola solo chi osa farlo

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Stamane, non sono andato al lavoro, era il mio giorno di riposo.
Avevo appena finito di leggere “Il Capitan Fracassa” di Théophile Gautier (romanzo straordinario) e la mattinata stava scivolando lentamente dato che nel frattempo avevo appena aperto un quotidiano: niente di nuovo in attesa di finire questa maledetta fase uno del Covid.
Leggevo delle solite vomitevoli polemiche politiche forse interpretabili come un segnale che tra poco inizi (in tutti i sensi) la agognata fase due.
Probabilmente questa è una “bella notizia”.
E niente, stavo riflettendo sull’anomalia di certi dati, su come per anni i media ci hanno fatto credere che la sanità lombarda rappresentasse l’eccellenza del nostro Paese. Riflettevo sulle parole di Gino Strada riguardo la lottizzazione del settore sanitario voluta dai governatori che hanno amministrato la regione Lombardia (alcuni di loro finiti in carcere come Formigoni), sugli errori della giunta attuale riguardo la gestione dell’emergenza. Che tutto questo ha prodotto un disastro che non ha eguali nel resto del Paese e che soprattutto è ancora lungi dall’essere sotto controllo.
Mentre dunque mi aggiornavo sulla triste realtà, ho avuto una notizia che mi ha rattristato parecchio e che mi sento di condividere.
Mia moglie entra in salotto e mi fa: “Ma lo sai che è morto Sepúlveda?”
“Ma che dici”? rispondo subito, sperando che si fosse sbagliata…. “Sapevo che era stato colpito dal virus insieme alla moglie ma Sepúlveda è uno duro, non lo hanno ucciso quei luridi macellai fascisti durante la dittatura di Pinochet, vuoi che muoia per un cazzo di virus di merda? Lo sai quante volte è stato torturato, ok, ora avrà pure una settantina di anni, non è piú un giovinetto ma Sepúlveda è sempre Sepúlveda!”
Al che mi risponde “Se non ci credi accendi la tv, purtroppo è vero…”.
Cazzo, già sentivo quella sensazione come se stesse per sprofondarmi il pavimento sotto i piedi.
Vado in cucina dove lei già teneva acceso il televisore e leggo sui sottotitoli di “Rai News” che Sepúlveda non ce l’aveva fatta, la sua ultima battaglia gli era stata fatale.
Be’ mi sono venuti i lucciconi agli occhi…. Adesso mi commuovo pure, sarà proprio una giornata di merda ho pensato, e allora per evitare ciò mi sono fatto forza ed ho cercato di tenermi a freno.
Ma com’è possibile che una persona che nella vita è morto tante volte (come amava affermare lui stesso), possa morire “definitivamente” per causa di un virus?
Mentre sto scrivendo queste poche righe sto cercando di metabolizzare ancora questa tristissima notizia ma non ci riesco perché sembra assurda.
Sepúlveda era uno dei pochi compagni rimasti sul quale avrei messo la mano sul fuoco, per lui avevo un rispetto assoluto; un Uomo con la “U” maiuscola che è stato sempre coerente con se stesso. La voce degli ultimi, in lotta contro le ingiustizie, un compagno militante straordinario, uno scrittore eccezionale (quante ore ho passato a leggere e rileggere i suoi romanzi….), un ecologista, una persona fantastica.
No, non va bene, sto scrivendo già tutte quelle stronzate che qualsiasi testata di borghesucci ipocriti (ex finti rivoluzionari) potrebbe scrivere domani sui quotidiani.
Però certo che la sua vita è stata un romanzo e forse la morte rispecchia fedelmente tutta la quasi “comica” tragicità di alcuni suoi personaggi (molti autobiografici ma non del tutto) opposti al potere.
Probabilmente è per questo che certe figure (insieme al loro autore) non moriranno mai, perché la loro forza morale è piú forte di qualsiasi morte.
E sono sicuro che Sepúlveda tornerà sempre perché uno cosi non se ne va da un momento all’altro: ce l’abbiamo già nel cuore da sempre.
Adiós compañero Lucho!

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