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Biathlon, troppe carriere ‘trascinate’? Weronika Nowakowska: “Gli atleti hanno paura della vita quotidiana”

Weronika Nowakowska è stata una biathleta di alto livello nel periodo di massimo splendore del movimento femminile polacco. Erano gli anni in cui la Polonia vinceva gare di Coppa del Mondo, si fregiava di medaglie ai Mondiali e aveva una staffetta da podio. La stessa Nowakowska si è messa al collo un argento e un bronzo iridati nel 2015.

La biathleta di Katowice, che sfiorò due medaglie ai Giochi olimpici tra il 2010 e il 2014, prese la decisione di ritirarsi dall’attività agonistica nel 2018, a neppure 32 anni. Fu un ritiro relativamente precoce, anche se in quella fase storica, non era peregrino assistere ad addii in età ancora più verde (Magdalena Neuner smise a 25 anni nel 2012, così come avrebbe fatto Laura Dahlmeier nel 2019. La svedese Helena Ekholm appese la carabina al chiodo a 28).

Nowakowska, diventata poi imprenditrice e analista per la televisione polacca, nei giorni scorsi è stata intervistata dal sito dell’International Biathlon Union. Come d’abitudine, non si è tirata indietro nelle sue dichiarazioni. Considerata un peperino ai tempi in cui gareggiava, ha nuovamente parlato fuori dai denti, come si suole dire, dicendo pane al pane e vino al vino.

“Nel biathlon di oggi vedo tanti atleti che si trascinano più a lungo di quanto dovrebbero. Probabilmente, perché hanno paura della vita di tutti i giorni. Bisogna pagare le bollette, magari c’è anche un mutuo. Poi si deve gestire una casa. Anche solo andare a fare la spesa o avere del tempo libero sono dinamiche aliene mentre sei un atleta professionista. Poi, a un certo punto, tutto si ferma e ti puoi trovare spaesato”.

“Per quanto mi riguarda, subito dopo il mio ritiro, volevo uscire dall’ambito sportivo. Assieme a mia sorella, ho aperto un bar. Ho subito trovato uno scopo nella mia vita. Una motivazione differente dall’agonismo. È questo il consiglio che voglio dare a tutti gli atleti attualmente in attività. Cominciate a pensare adesso a cosa fare una volta terminata la vostra carriera. Prima iniziate, più semplice sarà la transizione del post-ritiro”.

Il riferimento implicito è, verosimilmente, a Simon Eder piuttosto che Anastasiya Kuzmina, over-40 ancora in attività, seppur lontani dai fasti del passato (soprattutto la siberiana di Slovacchia, viceversa l’austriaco ha tenuto un rendimento lodevole, rapportato alla sua veneranda età), così come il quasi trentanovenne Jakov Fak.

Viceversa, c’è chi ha saputo chiudere in gloria, come Dorothea Wierer (a quasi 36 anni è stata capace di vincere e salire sul podio, arrivando vicina alle medaglie). Oppure si avvicina agli “anta” ancora sulla cresta dell’onda, come Lukas Hofer (reduce da una grande stagione e con 37 candeline da spegnere a settembre).

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